Visuospaziale

René Descartes, Meditations metaphysiques, 1641Insieme a Atsushi Iriki, del Riken Brain Institute, abbiamo pubblicato questo mese una review su mente estesa e integrazione visuospaziale. Dopo una introduzione generale su estensione cognitiva ed embodiment, parliamo degli schemi sensoriali e motori, dell’integrazione tra corpo e oggetto, del corpo come struttura conoscitiva in base alle tensioni strutturali (tensegrità), e dell’importanza della prassi e della manualità nella cultura umana. Poi entriamo nel dettaglio del sistema occhio-mano, e delle funzioni di integrazione visuospaziale delle aree corticali parietali, soprattutto considerando il solco intraparietale e il precuneo. Recuperiamo il concetto di rappresentazione, cestinato come retaggio cartesiano dualista e “disembodied“, presentandolo invece come un legittimo componente dell’integrazione tra cervello, corpo, e ambiente. Riassumiamo le evidenze paleoneurologiche sull’evoluzione delle aree parietali, e il caso dei Neandertaliani, che mancano dello sviluppo parietale associato alla nostra specie e allo stesso tempo hanno una dipendenza manipolativa associata ai denti (la terza mano) molto più decisiva che in qualsiasi popolazione di Homo sapiens. Consideriamo i meccanismi coinvolti in questi cambi sensoriali e motori nei primati, integrando ecologia, sistema nervoso, e comportamento, discutendo poi alcuni limiti analitici, associati  ai problemi nella valutazione sperimentale di questi processi. Alla fine ci allacciamo all’archeologia cognitiva, e al contesto sociale. Non a caso, nei primati le dimensioni cerebrali sono proporzionali alle dimensioni del gruppo, che mostra a sua volta una correlazione con i livelli di endorfine associati al grado di contatto fisico. Le aree parietali sono sensibili a blocchi genetici, ad influenze ambientali, a regolazioni genetiche sulla loro sensibilità, e a componenti epigenetiche. Se i lobi parietali hanno quindi influenzato la capacità di embodiment e di engagement, il primo problema sarà quindi misurarlo, il secondo valutare i meccanismi dietro al cambio. Tutto questo poi bisognerà considerarlo in un ottica di efficienza cognitiva: ha un vantaggio chi riesce a connettersi di più e meglio, o chi non ha bisogno di farlo? Mentre, proprio questa settimana, continua il dibattito sulle capacità visuospaziali dei Neandertaliani, con un secondo forum del Journal of Anthropological Sciences su una possibile mancanza di specializzazione coordinata tra le loro capacità di integrazione somatica e la loro complessità culturale.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su giugno 9, 2015.

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