Materia e Antimateria

Acheulean AntimatterCaratterizziamo le società umane e la loro storia a seconda delle risorse che definiscono i loro processi energetici, l’informazione, l’elettricità, il petrolio, il vapore. Prima c’era il bronzo, il ferro, e prima ancora la pietra. La risorsa si basa su due fattori principali: la sua disponibilità, e la capacità di saperla utilizzare. In archeologia preistorica si da per scontato che la scelta della materia prima sia solo funzione del panorama geologico (locale o associato alle capacità di spostamento di una popolazione) e delle capacità di analisi processuale dell’ominide di turno. Attraverso un classico processo di prove ed errori, gli individui selezionano i materiali, in funzione della loro efficienza. In alcuni casi (soprattutto palesemente nella nostra species) si possono aggiungere fattori sociali e fattori estetici, che orientano nella decisione di utilizzare una materia prima piuttosto che un’altra. Ma il primo vero passo per poter utilizzare una risorsa è quello di saperla riconoscere, e questo è un qualcosa strettamente associato alla percezione (decodifica e filtro sensoriale) e alla capacità di prospettiva (pianificazione e simulazione). Molti insetti impollinatori vanno solamente su alcuni fiori, perché il loro sistema visivo percepisce solo quel colore o quella forma. Gli altri fiori, che potrebbero contenere risorse simili, nemmeno li vedono. Anche facendo la spesa in un supermercato, tra banconi di prodotto tutti uguali, siamo attratti principalmente da quelli che, in base a decisioni di mercato basate sulla risposta sensoriale, ci chiamano l’attenzione a causa di una determinata associazione cromatica o geometrica. Senza contare che per sperimentare, provare, valutare, bisogna comunque avere già una idea di quello che si vuole cercare, e questo dipende da livelli cognitivi che vanno ben oltre le capacità esecutive. Il filtro sensoriale ci fa vedere alcune cose e ignorare altre, quello analitico ci permette di cercare in base a delle relazioni, ma ci preclude la pianificazione basata sulle relazioni che non siamo in grado di riconoscere. Allora forse, al di là delle proprietà dei materiali, della loro disponibilità, sarebbe interessante pensare a quali caratteristiche orientano un ominide che sta cercando del materiale adatto a uno scopo. Sappiamo che le funzioni esecutive non funzionano sempre per scelta di una opzione, ma piuttosto per eliminazione delle altre apparentemente disponibili. Ovvero, spesso non si sceglie una possibilità, ma piuttosto si scartano le altre. Questo richiede filtri che dipendono dall’esperienza ma anche dalla percezione: se sei un martello, tutto il mondo ti sembra un chiodo. Le scoperte si fanno anche per caso, ma sempre e comunque dentro dei limiti della nostre capacità percettive e analitiche. E’ difficile trovare quello che uno non sta cercando, e impossibile cercare quello che nemmeno si può vedere.

E Bruner & I De Dominicis

~ di Emiliano Bruner su aprile 22, 2015.

2 Risposte to “Materia e Antimateria”

  1. Cosa mi dici della variabilita’ delle materie prime usate dai primi ominini che scheggiavano? Credi si apossibile seguire un’evoluzione della percezione delle rocce in questo senso? ( to be continued)

  2. Non ne ho idea, ma è quello che spero … sarebbe molto interessante … Sempre si pensa alle qualità fisiche dei materiali, e raramente alle qualità cognitive di chi li cerca e seleziona. E’ quasi ovvio che ci deve essere una relazione: la ricerca è orientata da vincoli cognitivi, inclusi quelli sensoriali e percettivi. Adesso, se questo è vero bisognerebbe sapere come le caratteristiche sensoriali possano influenzare la scelta. E soprattutto bisogna pensare a come verificare questa possibilità.

    E’ un tema non solo complesso, ma anche sottile: se ci sono dei fattori in questo senso, potrebbero essere ben difficili da rivelare. Forse per questo potrebbe essere quasi più facile studiare il fenomeno nei primi ominidi, più soggetti ai loro vincoli biologici, perché poi con le forme successive ci si mettono componenti sociali ed estetiche e la cosa si fa più complicata.

    Mi chiedo se il grado di variabilità dei materiali, a parità di altri fattori (ambiente etc) possa dirci qualcosa sul grado di plasticità di queste scelte. O forse studi metrici (forma, dimensione, colore) sul tipo di pietre, per sapere se c’è una selezione che non si spiega con fattori funzionali o ambientali …

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