Estrema Mente

Instagram_2015Le teorie sulla mente estesa interpretano il processo cognitivo come una proprietà emergente che nasce dall’interazione tra cervello, corpo, e ambiente. Il corpo è l’interfaccia attiva tra mondo interno e mondo esterno. Gli oggetti (la cultura materiale) sono le estensioni della nostra rete neurale, che immagazzinano informazioni, innescano processi, e alterano le sensazioni che passano da fuori a dentro e viceversa. Il confine tra questo sistema complesso e una interpretazione più lineare e tradizionale del processo cognitivo  è sottile, e i concetti sono per il momento ancora in balia delle sfumature. Il problema non è solo teorico e terminologico, e la cosa veramente difficile sarà portare tutto questo dentro i laboratori, iniziando una dovuta fase sperimentale. Anche se riconosciamo la validità di questo processo basato su una totale integrazione tra sistema nervoso, corpo, e ambiente, resta una questione fondamentale: una maggiore capacità di estensione della mente vuol dire una maggior capacità cognitiva? Bisogna chiedersi, di fatto, se una maggior capacità analitica (“intelligenza”) voglia dire essere più capaci di relazionarsi col contesto, o al contrario voglia dire aver meno bisogno di farlo. Di primo acchitto, verrebbe da pensare che una maggiore capacità di “embodiment” possa permettere lo sfruttamento di una nuova e ampia gamma di possibilità. Ma l’avvocato del diavolo potrebbe dire che in realtà il vero vantaggio sarebbe non averne bisogno, non dover dipendere da fattori aggiunti. Su queste due possibilità contrarie, c’è poi da metterci dentro il dibattito su quanto un potenziamento esterno aiuta a estendere la mente, o al contrario quanto a viziarla. C’è chi dice che la nostra complessa tecnologia potenzia le nostre capacità cognitive (indipendentemente se questo sia bene o male, che è un altro discorso ancora) e chi dice che le obnubila, scaricando il cervello dalle sue responsabilità e dalla sua ginnastica quotidiana. Un esempio interessante, per gli amanti delle capacità grafiche e visive, è Instagram: basta quasi puntare il cellulare a caso, scattare una foto, applicare uno qualsiasi dei suoi filtri “cool”, e sei subito artista. Uno strumento automatico come questo stimola o deprime la creatività? L’artista è ancora “artigiano” della sua opera? Ovviamente ogni caso è indipendente, siamo tutti molto diversi l’uno dall’altro, e qualsiasi strumento si può utilizzare bene o male, per migliorare cultura e informazione o per degradarle. Ma qui il punto è più generale, non solo volendo cercare tendenze ed effetti medi, ma soprattutto chiedendosi se la struttura della mente umana sia organizzata in modo da ottenere un beneficio o una limitazione da questa incessante estensione tecnologica. In realtà sembra che, almeno secondo qualche dato preliminare, tutto questo internet non stia cambiando poi troppo le capacità delle nuove generazioni. Stupisce il dato, e fa pensare a quell’assenza di evidenza che non è evidenza dell’assenza. Dobbiamo riconoscere che il dibattito è vecchio come il cucco. A noi ci dicevano che saremmo finiti stupidi a forza di usare usare le calcolatrici. E nel Fedro di Platone Socrate si pronuncia, sinceramente spietato, contro … la scrittura:

Questa invenzione produrrà oblio nelle menti di coloro che apprenderanno a usarla, perché non praticheranno la loro memoria. Crederanno nella scrittura, prodotta con caratteri esterni che non sono parti di loro stessi, e questo scoraggerà l’uso della loro propria memoria interna

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su marzo 20, 2015.

7 Risposte to “Estrema Mente”

  1. Provo ad esporre una mia riflessione sulla seconda parte del tuo stimolante discorso. Credo che sia necessario un modo di pensare diverso via via che cambia la complessità del nostro mondo. La direzione di un’azienda mondializzata dei giorni nostri è impossibile senza strumenti in grado di centralizzare ciò che nel passato aveva dimensioni ridotte. Una multinazionale dei supermercati sa in tempo reale quale singola merce viene venduta nei propri centri commerciali in ogni parte del mondo: è una complessità eterogenea. Con una penna e un foglio di carta non si possono fare i calcoli per andare sulla luna. Il potenziamento esterno della nostra mente ci permette di fare cose molto più complicate: non è importante sapere quale delle due intelligenze sia più intelligente. Importante è constatare che con un tipo di intelligenza non si può fare ciò che oggi si deve fare. Sarebbe come chiedersi se è più intelligente chi produce un manufatto senza attrezzi o chi lo produce con attrezzi. Il secondo fa molto più del primo, a costi più contenuti e di miglior fattura. Il discorso di Socrate è oggettivamente “reazionario”, auspicando il ritorno al bel mondo antico. E’ vero che non sappiamo più l’Iliade a memoria, ma quante altre cose dobbiamo imparare a gestire. Sicuramente con i nuovi sussidi perdiamo qualcosa della vecchia capacità intellettiva, ma certamente ne sviluppiamo un’altra in grado di abbracciare in un atto molti più dati di prima e molto più celermente. La creatività ha cambiato forma: ogni giorno viene inventata una nuova applicazione per il computer. Non è possible confrontare due capacità diverse con lo stesso metro. Tu non potresti fare le mille cose che fai, se non sapessi utilizzare i nuovi sussidi.
    Sulla prima parte del tuo discorso, se ne ho ben afferrato il senso, c’è il rischio che l’“avvocato del diavolo” cada in una sorta di platonismo, dicendo che il pensiero pensa di più e meglio chiudendosi in sé. Questa tesi non può funzionare se è vera, come si dice all’inizio, la teoria della mente estesa, ovvero se mente, corpo e mondo sono correlativi.

  2. Personalmente non ho una idea ben precisa, perchè mi rendo conto che i fattori implicati sono molti e le informazioni sono poche … Ma evidentemente sono tra quelli che, dovendo dare una opinione personale, credono in un potenziamento della capacità cognitive e delle possibilità di estensione della mente, grazie allo sviluppo tecnologico e culturale. Di fatto la mia citazione finale sulla scrittura è ironica: possiamo sbagliarci, ma credo che sia stata la più grande rivoluzione culturale della storia, l’invenzione del più potente meccanismo di memoria esterna, e l’affermazione di Socrate è, apparentemente, assurda ai nostri occhi, rendendo palese il fatto che i supporti “extra-neurali” sono il fondamento dei nostri livelli cognitivi.

    In realtà, anche con i dubbi dovuti dalla complessità del tema, tutto questo lo do quasi per scontato, essendo un sostenitore delle teorie sulla mente estesa. Peró riconosco che forse non dobbiamo mettere tutto nello stesso calderone, e mi chiedo se ci sono aspetti particolari, o soglie, che invece di estendere impoveriscono, togliendo capacità invece di aumentarla.

    Anche qui, dovendo esporsi prendendo una posizione, preferisco essere ottimista, e pensare che tutti questi strumenti aggiuntivi non possano altro che aprire nuove porte. Considerando il caso di Instagram, quelle persone con una reale motivazione o pulsione artistica troveranno il modo di sentirsi stimolate e di trovare nello strumento una nuova forma di espressione. Tutti gli altri, quelli che cliccano e poco più, comunque sono persone che in alternativa non farebbero nemmeno quello, e per loro rappresenta comunque uno stimolo che altrimenti non riceverebbero.

  3. Buongiorno. La discussione offre numerosi spunti. Sono d’accordo sulla difficoltà di confrontare le diverse intelligenze. Ma le attuali capacità di utilizzare decine di software non deve essere a mio parere utilizzato come misura dell’intelligenza. E tanto meno come strumento per accrescerne le potenzialità. Conoscevo un professore di informatica che era un genio della programmazione ma che usa Power Point come un principiante. Voglio dire che la genialità sta nel creare un software che anche un bambino saprebbe usare. Gli studi sul l’usabilità hanno permesso di rendere PC e iPad degli strumenti che parlano al nostro cervello…
    È vero che tanti software ci rendono più produttivi ma penso che le persone creative troverebbero altri modi di esprimersi se non ci fossero gli strumenti tecnologici. La grande differenza sta nella società dell’informazione e nella possibilità di conoscere ogni giorno tantissime nuove cose. È questo a mio parere che ci dà l’illusione di un accrescimento di capacità intellettive, ma per la maggior parte sono solo informazioni e competenze di bassissimo livello.

  4. Sono totalmente d’accordo … il potenziamento tecnologico non è altro che un potenziamento dell’accesso e della gestione delle informazioni. Qui forse la questione è solo più generale, e ripeto che sto solo facendo l’avvocato del diavolo per evitare di cadere in trappole circolari e autoreferenziate.

    La questione (che è “statistica” nel senso che si riferisce alla popolazione, al modello cognitivo generale, e non a casi specifici) è capire in che casi e in che misura la tecnologia promuova l’estensione cognitiva o la limiti.

    A parte il problema evolutivo, fondamentale, se poi vogliamo passare ai casi specifici questo aspetto riguarda anche un tema attuale di gestione del sistema educativo: riconoscere che gli individui possano avere capacità differenti, e che quindi sarebbe meglio considerare queste differenze al momento di educare.

    Anche se questo aspetto è generale (e piuttosto serio) viene spesso messo in ombra dal suo estremo: la ricerca dei “piccoli geni”, un qualcosa che salta ciclicamente fuori (senza poi dare risultati reali, o addirittura creando mostri) con corsi e ricorsi storici.

    Vi rimando a questo post:
    https://neuroantropologia.wordpress.com/2013/11/13/x-brains/

  5. Fa sorridere, riprendendo l’esempio di Socrate citato nell’articolo, che Platone scrisse molte opere!! E tante di quaste hanno il maestro come protagonista!!🙂 Evidentemente non la pensavano allo stesso modo!!🙂
    Sta proprio qui forse la risposta? Nell’allievo che supera il maestro, e magari lo fa anche attraverso la “tecnologia”, che come sempre le generazioni precedenti guardano con sospetto?…Ambiente ricco di stimoli e libertà di espressione…è questa la ricetta per lo sviluppo dell’intelligenza? (lo so, ho solo domande…)

    Vorrei poi fare una precisazione sui “geni”. Solitamente i piccoi geni vengono col tempo raggiunti dai coetanei nelle loro eccellenze. Gli altri, quelli che restano dei geni anche da adulti, o vengono scoperti tali più in là negli anni, sono spesso persone che sanno fare benissimo una cosa…ma spesso solo quella. Mi viene in mente un anedotto citato nella biografia di John Von Neumann. Una volta dovette portare dell’acqua alla moglie, e fu costretto a domandarle dove tenevano i bicchieri.(nella casa in cui abitavano da 17 anni).

  6. Sì, la dinamica è curiosa: l’allievo supera (avanza!) il suo maestro anche grazie alla tecnologia che probabilmente il suo maestro non controlla, non conosce, o non vuole conoscere, una tecnologia che però è il frutto proprio della stessa generazione di quel maestro. E qui arriviamo a un punto già trattato: lo sviluppo culturale e tecnologico si deve in genere ad un numero estremamente ridotto di persone. Sono quelle poche persone che daranno gli strumenti alla generazione successiva, mentre tutti i loro coetanei vivono semplicemente nel loop di una riproduzione iterativa e confermativa di quello che gli è stato dato.

    Però forse questo va un pò oltre la questione … si perde in altri labirinti … peregrinazioni del sabato mattina …

    Voglio aggiungere un punto sui geni, che è una questione che mi interessa particolarmente, perché credo che sia una ottima finestra su molte delle nostre contraddizioni sociali. Come dicevo, è un tema che centralizza troppo l’attenzione, deviandola da quello che è invece il suo contesto più generale: siamo differenti, e quindi sarebbe bene, nei processi educativi, considerarlo! Non è necessariamente questione di meglio o peggio, ma solo di riconoscere che se qualcuno si allontana troppo dalle medie correnti, è bene considerarlo per adeguare il processo educativo. Oggi si fa solamente nei casi estremi, “alte capacità” o al contrario situazioni patologiche.

    Il problema del genio come “superdotato” è una questione interessante, ma in realtà non è necessariamente il punto fondamentale. E’ solo un caso specifico ed estremo di una situazione più generale: se la struttura cognitiva delle persone è differente, una educazione che sia uguale per tutti non funziona troppo bene. Bisogna valutare le differenze, adeguare il processo educativo in base ai limiti e alle potenzialità delle persone.

    Su geni e diversità, vi invito a leggere questo post di qualche mese fa, che va diritto alla questione …
    https://lagraticoladisanlorenzo.wordpress.com/2015/06/02/multinormale/

  7. Grazie del link. Su capacità ed educazione non possiamo non citare il celebre “effetto pigmalione”…e qui si apre un mondo…Buon week end!!😉

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