Controsenso

DagenHIl cervello è asimmetrico. Non sappiamo bene perché, non conosciamo bene le cause e le conseguenze, ma sappiamo che il nostro cervello è profondamente asimmetrico. E il nostro corpo è asimmetrico, non solo nella sua struttura ma, come conseguenza dell’asimmetria del cervello, nelle sue sensazioni, nelle sue percezioni. Per esempio le capacità di integrazione spaziale sono spesso dominate dall’emisfero destro, e quindi dedichiamo più attenzioni al nostro spazio esterno sinistro, per quella regola di incrocio tra le funzioni del cervello e i loro effettori somatici. Lesioni delle aree parietali destre ci fanno “sparire” il mondo alla nostra sinistra (il cosiddetto “neglect”). Se il nostro cervello è asimmetrico, e se le nostre percezioni sono asimmetriche, allora bisogna cercare di capire il senso della vita. Ovvero, l’organizzazione del nostro spazio e delle nostre regole quotidiane dovrebbero poter rispettare (e ottimizzare) queste nostre differenze percettive tra i due lati del nostro mondo. Le scelte spaziali che si fanno a livello di gestione dei nostri ambienti, personali o comunitari, possono essere il risultato di una ottimizzazione inconscia delle nostre asimmetrie percettive, o al contrario essere frutto di usi e costumi che si sono imposti per ragioni culturali non sempre in accordo col nostro substrato biologico. Per esempio quasi tutte le società hanno ormai adottato una guida a destra, e solo poche eccezioni continuano pericolosamente a distinguersi per una guida a sinistra. Si interpretano le ragioni storiche di queste scelte chiamando in causa cavalieri che sguainano le spade con la mano dominante e ripicche tra governi e religioni. Ma, se è vero che la percezione dello spazio è asimmetrica, e che i livelli di attenzione e di integrazione spaziale sono differenti tra i due mondi della lateralità, allora qui qualcuno ha scelto meglio, e qualcuno ha scelto peggio. Nei balli di salone si circola sempre tenendo la destra e girando in senso antiorario, perché il braccio sinistro è quello aperto e permette quindi il controllo visuale dello spazio e della sala. Dietro a queste norme condivise, dove finisce l’influenza culturale e dove inizia un adattamento inconscio alle nostre asimmetrie percettive? Quando le scelte ottimizzano il substrato e i limiti biologici, e quando invece si contrappongo ai nostri schemi interni? Un caso interessante di diversità percettiva: le mappe cittadine. In alcuni Paesi le mappe turistiche per le strade (quelle del “voi siete qui”) si mettono sempre con il nord verso l’alto, mentre in altri si posizionano ruotandole secondo la prospettiva di visione. Chi ha le aree corticali di integrazione spaziale adeguatamente allenate in accordo con la norma di turno bene, e affida alle sue aree parietali profonde il ruolo di manipolare l’immagine, integrando lo spazio interno con la posizione del proprio corpo. Gli altri, che torcano il collo.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su novembre 22, 2014.

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