Tutto e viceversa

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Come sappiamo, uno dei temi piú discussi in archeologia cognitiva é rappresentato dal problema dell´equivalenza cognitiva tra umani moderni e neanderthaliani. Parte significativa di questo dibattito si incentra sul ruolo che la cognizione e la tecnologia degli umani moderni hanno avuto nella scomparsa dei Neanderthal. Le varie proposte spaziano dall´estremo in cui una cognizione potenziata in Homo sapiens ha attivamente portato alla sostituzione dei Neanderthal all´altro, secondo cui la cognizione non ha giocato alcun ruolo e l´estinzione dei Neanderthal é stata causata da una serie di fattori ambientali, demografici e storici. La componente empirica che caratterizza questo dibattito si basa su evidenze di tipo paleoantropologico ed archeologico e cerca di chiarire la reale entitá dell´interazione tra le due specie, ovvero la loro “sovrapposizione” cronologica e spaziale e la relazione tra le tecnologie adottate da ambo i lati. I sostenitori dell´equivalenza cognitiva propongono che i coloni moderni si siano affacciati in Europa provvisti di un bagaglio tecnologico equivalente a quello dei Neanderthal. Le innovazioni culturali sono emerse da ambo le parti probabilmente a seguito di questa interazione, cioé per trasmissione dei concetti dal mondo moderno a quello neanderthaliano (ma anche viceversa). In alternativa, i Neanderthal avrebbero sviluppato le loro industrie di transizione indipendentemente dal contatto con gli umani moderni, ancora troppo lontani dal cuore del loro mondo. Cruciale per questa tesi é l´idea che i moderni siano entrati in Europa tardivamente e abbiamo sviluppato le industrie aurignaziane evolute (figurine d´avorio, teriantropia, strumenti musicali, ecc…) solo vari millenni dopo la scomparsa dei Neanderthal. In questo modo, nessuna differenza tecnologica o cognitiva é necessaria per spiegare la scomparsa dei Neanderthal.
Contro questa tesi, vi é l´idea di un arrivo precoce degli umani moderni in Europa, accompagnato dalla rapida comparsa dell´aurignaziano evoluto nel centro del continente. In questo caso, si puó pensare ad un consistente fenomeno di interazione tra le due specie, che prevede peró la presenza di comportamenti “derivati” dal lato moderno e giustifica dunque l´idea di una superioritá tecnologica. Inoltre, evidenze di ritrovamenti ossei di umani moderni precoci vengono ad oggi utilizzate per mettere in dubbio il fatto che le cosiddette industrie di transizione neanderthaliane siano di fatto prodotte da Neanderthal.
Un terzo modello, ancora diversamente, sostiene che gli umani moderni siano entrati in Europa ed abbiano trovato dei cimiteri neanderthaliani, ovvero territori abbandonati da millenni dalle popolazioni locali. Anche nel caso di possibili interazioni tra moderni e neanderthaliani in Europa occidentale, la densitá demografica molto bassa farebbe pensare al massimo a sporadici incontri tra i due tipi umani. Ne risulterebbe dunque un ruolo meramente indiretto della cognizione nel garantire ai moderni maggiore adattabilitá sul lungo termine.
Di certo, qualunque spiegazione archeocognitiva non puó prescindere da considerazioni empiriche sulle evidenze paleoantropologiche e archeologiche. Tuttavia, ad oggi il quadro é a dir poco oscuro e il dibattito empirico assume tinte alquanto particolari. A differenza di numerosi altri campi scientifici, nel presente ambito i dati che contrastano la propria agenda teorica non vengono giustificati, ma tendenzialmente negati. Cioé, i sostenitori dell´equivalenza sostengono che i siti di transizione neanderthaliani siano incontaminati, mentre i siti aurignaziani precoci sono infiltrati da strati superiori. Alla stessa maniera, i resti di umani moderni precoci o non sono moderni o non sono precoci. Al contrario, i loro avversari sostengono che le industrie di transizione neanderthaliane siano in realtá moderne o risultati di infiltrazioni da strati moderni superiori e che i siti moderni precoci siano in realtá autentici.
Di fronte ad una situazione in cui evidenze empiriche dimostrano puntualmente tutto ed il suo contrario risulta difficile trarre conclusioni teoriche sulla evoluzione della mente ed il ruolo della cognizione nella scomparsa dei Neanderthal. Non a caso, Villa e Roebroeks (2014), pur sposando una tesi vicina all´equivalenza cognitiva, scelgono oggi di lasciar da parte volontariamente il problema delle industrie di transizione, occupandosi solo del confronto tra record archeologico del Paleolitico medio europeo e africano (Middle Stone Age), ascritto rispettivamente a Neanderthal e moderni.

D Garofoli

~ di D Garofoli su ottobre 31, 2014.

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