Overtooling

Space Odyssey

Non sappiamo da quando le società umane abbiano scoperto la divisione del lavoro, ma deve essere stata una rivoluzione abbastanza drastica. Su base paleontologica e archeologica qualcuno suggerisce che sia una caratteristica solo della nostra specie. Sia come sia, quando la divisione dei compiti è diventata una realtà sociale, ci deve essere stato un bel terremoto nella struttura tribale dei clan. Innanzi tutto ci deve essere stata da subito una interazione tra divisione dei ruoli e le gerarchie, che già ne erano atavicamente una bozza rudimentale. Le divisioni dei poteri, delle responsabilità, e dei ruoli tecnici e sociali devono per forza interagire, ma le regole non solo le stesse e gli obiettivi si possono complementare o, al contrario, possono entrare in palese competizione. Poi ci deve essere stata la scoperta del “non siamo tutti uguali”: c’è chi riesce meglio in alcune attività e chi in altre, ma soprattutto c’è chi invece non ha apparentemente alcuna capacità specifica. Questo non solo porta alla scoperta delle differenze, ma anche e soprattutto alla rivelazione dei limiti, dei conflitti, e dei vantaggi specifici dei ruoli. Il valore dei ruoli porta ottimizzazione delle risorse, ma anche privilegi, e manipolazione. Infine c’è la scoperta spesso inconscia del vantaggio comune, le conseguenze dello sviluppo culturale associato alle specializzazioni: la divisione del lavoro comporta a lungo termine un miglioramento sensibile della qualità della vita. Qui il tema tecnologico è fondamentale: in pochi migliorano la vita di molti. Per uno che scopre o che inventa, migliaia o milioni traggono vantaggio dall’applicazione. Chi scopre e chi inventa lo fa più o meno controllando il processo, ma chi applica invece lo fa automaticamente, senza necessariamente dover tenere le competenze per poter capire i concetti o i metodi che hanno portato all’evoluzione di un certo strumento. Dall’industria litica del pleistocene medio, alla televisione, a una pennetta usb, la divisione del lavoro e delle competenze permette all’utente di non dover farsi troppe domande sui processi di funzionamento delle risorse tecnologiche. Del resto è sempre stato così, e le società umane si sono sempre strutturate su una moltitudine di individui dedicati al “metabolismo basale” (il mantenimento basico delle funzioni vitali, fondamentale, in genere riluttante al cambiamento e ostile verso chi lo propone) e una sparuta minoranza di individui dedicati al progresso culturale e tecnologico (che migliorano retroattivamente la qualità della vita degli altri, e sono ricambiati troppo spesso con sfiducia e sospetto, incomprensione, a volte con invidia e rancore, in alcuni casi con una palese persecuzione). Evidentemente le due parti si necessitano l’una con l’altra, ma i rapporti non sono speculari. Il processo ha una struttura decisamente piramidale, gerarchica: quanto più specializzato è un settore, quanto meno sono gli addetti ai lavori. Dalla società dei clan cacciatori, a quella rurale, a quella industriale, a quella informatica e tecnologica, la punta della piramide si fa più stretta, più sottile. Nelle nostre società occidentali la maggior parte delle persone vivono in assoluta e spesso obbligatoria dipendenza di una tecnologia che non conoscono e non capiscono, quindi di conseguenza non controllano. Aumentano esponenzialmente gli “utenti” che non hanno una conoscenza o consapevolezza tecnica sufficiente degli strumenti che stanno usando. Ovvero, la potenza e la complessità degli strumenti aumenta più velocemente che il livello medio di conoscenza o consapevolezza delle persone che li utilizzano. Tra i risultati indesiderati di questa disconnessione in aumento tra tecnologia e utenza abbiamo da un lato lo spreco delle risorse (strumenti sottovalutati e sottoutilizzati) dall’altro i pericoli di un uso improprio (strumenti male utilizzati). La società, con le sue amministrazioni e i suoi circuiti di mercato, ci mette una pezza, per tirare avanti e per continuare a far girare la dinamo commerciale. Ma le crepe si vedono, e la struttura cigola spesso, con lamenti a volte preoccupanti.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su settembre 17, 2014.

6 Risposte to “Overtooling”

  1. Ottimo post. Nell’ambito del software, e` proprio per queste ragioni che molti cercano di promuovere il software libero e, all’interno di esso, altri spingono per una riduzione della complessita`.
    https://www.gnu.org/philosophy/philosophy.it.html

    Se la complessita` del software e` elevata, non e` sufficiente che il codice sia aperto per renderlo controllabile, per esserne “padroni”.
    http://suckless.org/philosophy

  2. Condivido, ma con due precisazioni. C’è da sottolineare la distinzione tra le diverse divisioni del lavoro. Da quelle naturali basate sul sesso e sull’età di epoche primitive, ma già in grado di creare dei ruoli, a quelle in cui alle diverse competenze si aggiunge la forza del potere economico, politico e militare. Un contadino libero è diverso da uno schiavo. Un aspetto che non hai trattato, ma che pure è importante, come tu ben sai, riguarda le competenze, le capacità che esistono in molti individui, ma che non emergono, per le condizioni di vita.

  3. Sono argomenti fertili, entrambi …

    Sul tema divisione del lavoro e evoluzione c’è molta letteratura interessante, soprattutto in ecologia umana. E’ chiaro che la prima divisione del lavoro è stata fondata su gerarchie, sesso, e età. Ancora oggi questi fattori sono determinanti in molti gruppi umani. Ma io qui ovviamente mi riferisco a una struttura successiva, quella che va appunto oltre questi fattori biologici, assegnando compiti specifici in virtù di conoscenze o capacità specifiche. Qualcuno viene dispensato dalla caccia e dalla raccolta, nutrito e protetto dal clan, per occuparsi di obiettivi più mirati, secondo schemi di progettazione più a lungo raggio.

    Sul tema delle capacità che emergono ci sarebbe ovviamente da entrare in temi complessi e difficili da sintetizzare in un post … Abbiamo passato una fase di determinismo assoluto, dove si affermava che intelligenza o criminalità si leggevano sul volto (lo stesso errore lo stiamo rifacendo adesso con i geni e la biologica molecolare). Poi ci siamo pentiti, e siamo passati all’estremo opposto: siamo tutti uguali, l’ambiente lo decide tutto. Adesso forse dobbiamo riassestarci, cercando tra mille situazioni intermedie. Io stesso, convinto “ambientalista”, negli anni ho dovuto alla fine cedere e riconoscere che i dati suggeriscono una componente endogena, nel carattere e nelle capacità cognitive, chissà limitata nel grado ma forse fondamentale nel creare le differenze. E’ un argomento biologicamente complesso e socialmente spinoso, perché poi quando si parla di queste cose passa sempre qualche troglodita che ne approfitta per infilarci in mezzo temi politici o religiosi …

  4. Dimenticavo il tema software (Tichy) … Interessante il commento, va diretto al nodo della questione! Soprattutto perché, in un mare di dinamiche complesse, ne localizza una chiara e … semplice! Nel senso che non è un caso astratto, ma assolutamente concreto. E’ chiaro che la nostra società non può seguire reggendosi interamente su elettronica e informatica e dispensare i cittadini dalla necessità di avere conoscenze minime in elettronica e informatica. Se tutta la nostra cultura deve svilupparsi su base elettronica e informatica, questi due settori devono entrare a far parte del bagaglio culturale comune. Questo ovviamente comincia dalla scuola, e successivamente si sviluppa con una debita organizzazione delle responsabilità, delle categorie lavorative ma anche e soprattutto dei singoli individui.

    Se si continua a sviluppare il tutto su elettronica e informatica in un mondo dove solo in pochi conoscono le basi dell’elettronica e dell’informatica, nel caso migliore avremo una manipolazione totale degli utenti, trasformati in bestie da stabulazione che premono bottoni per avere cibo, e nel peggiore … un crollo improvviso del processo, per incapacità generale di gestire la situazione!

  5. Molto interessante, grazie (Enza)

  6. […] potenza è nulla senza controllo, e sappiamo bene che la tecnologia è letale quando la capiscono in pochi e la utilizzano in tanti. Tra usi e abusi l’essere umano si […]

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