Emersione

ingSi é da poco conclusa la workshop internazionale CogEvo 2014, tenutasi presso il polo di Rovereto dell´università di Trento (qui la brochure dell´evento ed in particolare la lista degli organizzatori, che ringrazio). La workshop, dedicata quest´anno al tema dell´evoluzione della cognizione sociale, ha visto susseguirsi una serie di interventi focalizzati principalmente nei domini della psicologia animale e dello sviluppo umano (qui la lista dei talk con relativi abstract). Il risultato é stato un produttivo scambio culturale tra discipline che spesso e purtroppo risultano troppo distanti, rendendo la prima autoreferenziale e la seconda isolata. Tramite il sottoscritto, anche l´archeologia cognitiva, nella sua versione analitica, ha fatto la sua comparsa dalle nostre parti, con un poster sugli ornamenti arcaici discusso nella apposita sessione. Nel poster ho illustrato il mio argomento radicale incorporato contro la necessità di teoria della mente nella produzione di ornamenti primitivi. Alcune osservazioni personali sull´esito di questa presentazione:

1) Il poster ha riscosso un successo inimmaginabile. Dato il suo carattere multidisciplinare e nel contempo teorico, l´argomento trattato ha sollevato numerosi spunti in epistemologia, scienze cognitive, psicologia comparata, sviluppo umano, neurobiologia, fenomenologia, neuroestetica, antropologia e chiaramente archeologia. Insomma, é uscito fuori di tutto, con molti commenti costruttivi e qualche critica da accomodare. Ringrazio davvero tutti i presenti per questo. Ció che emerge é che i temi teorici di questo tipo coinvolgono, uniscono, sviluppano spirito dialettico e spingono le persone a mettersi in gioco.

2) Il successo é stato inaspettato poiché si trattava di un argomento teorico che andava ad inserirsi in un contesto a maggioranza “sperimentale”. La commistione tra questi due ambiti in genere provoca scintille, ma questa volta NON é andata cosí. Al momento, la mia esperienza personale dice che il campo in cui l´archeologia cognitiva fatica di piú ad adattarsi é proprio quello delle scienze archeologiche. Sarebbe utile chiedersi il perché di ció.

3) Permane al contrario una certa diffidenza nei confronti della filosofia in ambito scientifico. Tutto ció deriva dall´idea che la filosofia analitica sia comunque condannata a produrre mere possibilitá logiche, che poi ognuno sceglie come fossero semplici opinioni. Non funziona cosí, o meglio non dovrebbe, in quanto la filosofia analitica mira a dimostrare che una certa visione del mondo X é superiore agli argomenti alternativi Y e Z. Adotta cioé una logica “scientifica” per minare la validitá di argomenti implausibili. Il fatto che questa idea faccia fatica a passare implica un problema nella comunicazione tra il dominio scientifico e quello filosofico. Bisognerebbe capire dove in effetti si localizzi il problema.

4) L´embodiment radicale continua a dividere le “coscienze”. Se da un lato registro una inaspettata simpatia per le teorie di origine ecologica, alcune persone hanno difficoltá ad abbandonare l´idea che il cervello manipoli rappresentazioni del mondo esterno. In parte distruttiva, il problema che grava sulle rappresentazioni mentali non é percepito, oppure é accettato come irrisolvibile. In parte costruttiva, l´idea che la percezione di un cerchio sia costituita dalla conoscenza di come il cerchio vari in seguito alla nostra azione su di esso é cosa estremamente controintuitiva e accolta come una sorta di teoria “mistica”. Nonostante le basi dell´enattivismo siano state gettate un decennio fa siamo ancora molto lontani da una conoscenza mainstream di questi fondamenti teorici. Il rischio é che la cosiddetta “aria di rivoluzione” di cui parlano gli enattivisti esista solo nelle cerchie ristrette degli addetti ai lavori. Vedremo.

D Garofoli

Illustr.: Fortunato Depero. Iride nucleare di gallo – 1950, olio su tavola. (Assolutamente da non perdere la Casa d´arte futurista Depero presso Rovereto (n.d. DG)).

~ di D Garofoli su luglio 14, 2014.

2 Risposte to “Emersione”

  1. A riprova di quanto scrivi nel punto 3, mi risulta che il corso di filosofia della mente, sia stato tolto dal programma della facolta` di scienze cognitive di Rovereto gia` da parecchi anni.
    Credo che la classe che frequentavo all’epoca fosse stata una delle ultime ad averlo in programma. Era un corso diviso in due parti: filosofia della mente e filosofia della scienza, al tempo tenuto da Giovanna Colombetti, filosofa vicina all’enatiivismo.
    http://socialsciences.exeter.ac.uk/sociology/staff/colombetti/

  2. Ho capito chi é Colombetti. C´é addirittura una diatriba con lei da parte di Hutto & Myin nel loro libro “Radicalizing enactivism”. L´abbandono della filosofia in un corso di laurea in scienze cognitive suona davvero incomprensibile. Ci sono aspetti filosofici che chiaramente influenzano anche le interpretazioni teoriche degli esperimenti. Ad esempio, che cosa significa fare un´inferenza senza linguaggio? Se non si comprendono questi aspetti profondi, poi non si capisce come si faccia a dire “l´esperimento prova che l´animale inferisce X ed Y da Z”. Eppure tantissimi di questi aspetti vengono accettati “senza spiegazione”.

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