Singolaritá illusoria

traPer singolaritá si intende una condizione in cui le macchine diventano indistinguibili dagli esseri umani, nel senso che esse possiedono una mente comparabile con quella umana. Nel libro Collapsing the singularity, Stephen Robbins offre una potente critica dei modelli tradizionali di intelligenza artificiale. Tali modelli mirano al raggiungimento della singolaritá mediante il potenziamento della capacitá computazionale di architetture simboliche (computer) o sub-simboliche (reti neurali). Secondo Robbins, i sostenitori di queste teorie di IA classica potrebbero non solo aver previsto tempi troppo brevi per la realizzazione della singolaritá mediante questo approccio. Piú radicalmente, argomenta l´autore, l´intero approccio potrebbe rivelarsi fallato, in quanto fondato sulla premessa erronea che la mente umana sia assimilabile ad un dispositivo che manipola rappresentazioni del mondo esterno. Robbins combina cosí principi di psicologia ecologica e teoria del tempo bergsoniana per dimostrare che la mente non puó essere simulata da tali sistemi computazionali. Infatti, essendo prive della percezione diretta degli eventi nel loro carattere indivisibile e unitario nel tempo, le architetture simboliche o le reti neurali non possono realmente percepire il mondo. Al massimo, possono connettere stimoli raccolti nel mondo a categorie impostate a priori dai loro programmatori. Ma questa non é percezione, é solo un esercizio di connessione semantica che viene deciso a priori da un programmatore. Il movimento di una persona che avanza nello spazio, per esempio, é percepito da un essere umano come un evento unitario nel tempo, sfruttando il progressivo aumento della figura che incede verso di noi, secondo leggi invarianti. Un computer, al contrario, non percepisce un evento, ma migliaia di fotogrammi separati che sono connessi ad una categoria di “movimento” da un algoritmo impostato dal programmatore. Il libro rappresenta dunque anche un argomento piú generale contro il cognitivismo classico, mettendo in luce le sue inevitabili derive omuncolariste. Applicando il modello di AI classica alla mente umana, si pone il problema di spiegare chi sia il programmatore che impone categorie aprioristiche alla realtá. Allo stesso tempo, il libro rappresenta un importante contributo nel campo emergente delle scienze cognitive incorporate radicali, affrontando probabilmente il punto piú dolente di ogni approccio anti-rapresentazionalista che si rispetti e cioé la memoria. Robbins cerca cosí di spiegare che anche processi come il riconoscimento di oggetti nel mondo, ritenuti da sempre il vero incubo dei modelli radicali, possa avvenire senza il coinvolgimento di rappresentazioni mentali imposte alla realtá.

L´unico punto dolente del libro, a mio modo di vedere, é nella parte finale, che ha a che vedere con la relazione tra l´evoluzione e l´IA. In primo luogo, l´autore critica il tentativo, da parte dei sostenitori dell´IA classica, di utilizzare l´evoluzione come un grande programmatore. Secondo questa ipotesi, le categorie semantiche vengono collegate ai simboli che le manipolano dalla selezione naturale, che assume cosí il ruolo del misterioso programmatore che manca alla mente umana e dá senso ai simboli che il cervello manipola (come faccia, peró, non é dato sapere). Allo stesso tempo, peró, l´autore dedica una sezione finale al problema opposto, criticando una visione dell´evoluzione meccanicista, secondo cui l´evoluzione é governata da una grande IA computazionale che lavora con algoritmi di selezione. Se l´evoluzione non é una grande IA, peró, si apre la possibilitá che l´universo abbia coscienza e che dunque l´evoluzione degli organismi sia risultato di un processo cosciente. Senza uno sviluppo accurato, tuttavia, é chiaro che questa critica puó aprire alle numerose insidie dell´intelligent design. Anche la posizione bergsoniana (che l´autore implicatamente assume), secondo cui l´universo ha coscienza senza finalismo, apparirebbe estremamente controversa a molti ricercatori. Tali tematiche appaiono comunque non necessarie per i problemi di filosofia della mente trattati nel libro, che restano validi. A fronte di questo, c´é da chiedersi il perché siano state cosí fugacemente introdotte, dato il loro carattere estremamente controverso.

D Garofoli

~ di D Garofoli su maggio 22, 2014.

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