Quanto possiamo enattivarci?

lmmCome abbiamo visto di recente, la teoria dell´integrazione con la materia é il tema centrale del nuovo libro di Lambros Malafouris. Uno degli aspetti fondamentali di questo approccio é rappresentato dall´abbandono di teorie internaliste e neurocentriche in evoluzione cognitiva. L´idea che nuove abilità cognitive possano evolversi come conseguenza diretta di mutazioni adattative nella architettura neurale umana viene cosí respinta. Al contrario, l´evoluzione cognitiva implica un processo di cotrasformazione di mente e cultura materiale, dove la relazione tra umani ed artefatti produce nuove abilitá cognitive. Il simbolismo ad esempio non é una abilitá innata, ma emerge come conseguenza della azione umana su artefatti non simbolici. Tali artefatti non-simbolici rappresentano dunque un tramite necessario, senza il quale non é possibile acquisire la capacitá di produrre simboli. Fin qui, nulla da eccepire.
Ora, siamo a conoscenza del fatto che una scuola di pensiero che sta gradualmente prendendo piede in archeologia cognitiva sostiene la tesi che l´evoluzione cognitiva umana sia il prodotto di meri meccanismi culturali, piuttosto che di alterazioni del sistema biologico sottostante. La teoria di Malafouris potrebbe dunque candidarsi come un eccellente alleato per questa scuola di pensiero. Una architettura neurale comune, evolutasi nel Pleistocene Medio, avrebbe cosí necessitato di sviluppare dei “tramiti” materiali necessari per l´acquisizione di abilitá cognitive sempre piú sofisticate. Il record archeologico dell´uomo moderno nel Paleolitico Medio africano mostrerebbe dunque la graduale emergenza di questi artefatti-ponte, che rappresentano condizioni necessarie per l´acquisizione di abilitá cognitive dimostrate dalla cultura materiale del Paleolitico superiore. Allo stesso tempo, il Castelperroniano mostra che anche i nenaderthaliani avrebbero dato inizio a questo processo di trasformazione, senza tuttavia avere il tempo di completarlo. Ció indicherebbe che la differenza cognitiva tra le due specie é da individuarsi solo nell´assenza nei neanderthaliani del processo di integrazione con la materia, piuttosto che nella differenza tra strutture neurali. Puó questo tipo di ragionamento funzionare?
Su Journal of Mind and Behavior propongo una critica del libro di Malafouris, in cui argomento che la risposta alla precedente domanda dovrebbe essere NO. La tesi dell´integrazione con la materia non si presta cioé ad alcuna alleanza con il modello dell´equivalenza cognitiva. Soffermandoci sul caso del simbolismo come esempio, il problema cruciale é che la tesi di Malafouris non dice che la relazione tra esseri umani e artefatti non simbolici porta necessariamente alla emergenza di simboli. Al contrario, la tesi dovrebbe dirci che tale relazione puó enattivare nuove abilitá cognitive astratte. In altre parole, il processo di enattivazione legato all´integrazione con la materia funziona se e solo se la struttura del sistema nervoso dell´agente ha sufficienti gradi di libertá per poter accomodare questa variazione. Stando cosí le cose, appare chiaro che la proposta di Malafouris non costituisce alcuna minaccia alle tesi mutazionali in sé, poiché critica solo l´idea della mutazione “magica”. Malafouris critica unicamente il fatto che una mutazione neurale sia condizione sufficiente per l´emergenza di nuove abilitá cognitive. Rimane tuttavia neutrale sul fatto che alterazioni della architettura cerebrale siano ancora necessarie a svincolare il sistema neurale, consentendo ad esso di proseguire nel processo di enattivazione. In questo modo, non é possibile affermare che i Neanderthal potessero spingersi oltre il Castelperroniano, proprio perché non é detto che l´emergenza di artefatti non simbolici, come gli ornamenti primitivi, porti necessariamente alla capacitá di processare simboli.
Affermare il contrario significa sostenere che l´integrazione con la materia non solo influenzi il processo di sviluppo neurocognitivo, ma sia capace di alterare le proprietá fisiche della nostra architettura neurale, sostituendo o aggiungendo aree cerebrali a seconda delle esigenze. Se cosí fosse, ci troveremmo di fronte al paradosso di dover affermare che l´integrazione materiale possa aggiungere nuovi “pezzi” al nostro corpo. Ma questo tipo di aggiunta al livello neurale non é cosí diverso dalla creazione di un braccio addizionale dall´esperienza.
Questa idea implicherebbe una combinazione di behaviorismo ed empirismo classico in una forma estrema, poiché ci direbbe che qualunque struttura neurale possa essere generata a patto di presentare lo stimolo giusto al soggetto. Dubito che nelle scienze cognitive attuali qualcuno sostenga questa teoria e ho l´impressione che insistere su di essa ci porti necessariamente ad una situazione che giá conosciamo.

D Garofoli

~ di D Garofoli su aprile 10, 2014.

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