Sauté à la gibsonienne

Fersym

Il tema dell´equivalenza cognitiva tra uomini moderni e popolazioni arcaiche é probabilmente la questione ad oggi piú discussa in archeologia cognitiva. Nel corso del tempo, si sono susseguite innumerevoli diatribe e discussioni mirate a stabilire quale comportamento fosse realmente “moderno” e quale no. Alla fine, il cavallo vincente della modernitá si é rivelato essere il simbolismo, certificato nel record archeologico dalla presenza di conchiglie perforate, presumibilmente spiegate come ornamenti corporei. I sostenitori dell´equivalenza cognitiva propongono una linea di ragionamento molto semplice: se gli ornamenti corporei implicano modernitá comportamentale e quest´ultima implica modernitá cognitiva, allora qualunque popolazione umana associata ad ornamenti nel record archeologico é cognitivamente moderna. La presenza di tali ornamenti nel record archeologico di popolazioni umane moderne nel Paleolitico Medio Africano é stata dunque usata per sostenere che l´architettura cognitiva moderna emerge con la speciazione di Homo sapiens. Di conseguenza il Paleolitico superiore europeo non segna alcuna “rivoluzione” tecnologica, né cognitiva. L´esplosione tecnologica é dunque solo quantitativa e non é causata da alcuna mutazione che aumenta la cognizione umana. Una variante piú estrema di questa scuola di pensiero, nota come “la scuola culturale”, ha di recente proposto la totale rottura con la tradizione. Secondo i sostenitori di tale approccio, l´esistenza di ornamenti simbolici nel record archeologico di popolazioni neanderthaliane prova che anche i Neanderthal erano cognitivamente equivalenti ai moderni e avviati verso la produzione di un proprio Paleolitico superiore.
Nel mio lavoro per JASs (Garofoli & Haidle 2014) avevo mostrato come la tesi dell´equivalenza qui descritta fosse affetta da profondi problemi epistemologici. In breve, la grande maggioranza delle tesi sull´equivalenza parte dall´assunzione dogmatica che gli ornamenti corporei siano simboli e che il simbolismo sia prova di cognizione moderna. Tale assunzione si basa su una sorta di intuizione di complessitá, secondo cui gli ornamenti corporei sono troppo complessi e troppo “modern-like” per poter richiedere una mente primitiva. Il problema, tuttavia, é che la connessione tra ornamenti e mente moderna é proprio il punto da dimostrare, non la premessa.
Di recente, Henshilwood & Dubreuil (2011) hanno affrontato la questione abbracciando una epistemologia piú appropriata. Questi autori hanno tentato di sostenere la tesi dell´equivalenza cognitiva argomentando che i primi ornamenti corporei implicano la presenza di abilitá che sono, almeno ad una prima considerazione, tipiche della cognizione moderna: teoria della mente e condivisione di standard sociali astratti.
Su Phenomenology and the Cognitive Sciences propongo un controargomento a questa tesi. Nel paper, cerco di dimostrare che ornamenti corporei del tipo “conchiglie perforate” non implicano necessariamente che concetti astratti siano rappresentati mentalmente, associati ad essi, usati per costruire pendenti e soprattutto individuati nella mente altrui come stati proposizionali. Utilizzando un approccio basato sulla percezione sociale diretta, sostengo che una conchiglia nelle mani di un individuo funzioni come un talismano per la percezione sociale. In altre parole, il complesso corpo-artefatto canalizza la percezione e la reazione emotiva altrui attirandola verso di esso. L´individuo che tiene la conchiglia tra le mani puó cosí percepire immediatamente il significato sociale dell´oggetto. L´azione dell´individuo recante l´oggetto consente cioé di scoprire affordances sociali e di percepire il significato che l´oggetto ha per gli altri, senza teorizzare o simulare gli stati mentali altrui. Allo stesso modo, non esiste la necessitá di costruire concetti astratti come “bellezza” o “ricchezza” e di associarli all´oggetto per rendere il senso di esso. Indossare ornamenti diventa segno di bellezza quando la reazione emotiva dell´altro, diretta verso l´oggetto, é prima direttamente percepita e poi mantenuta nella memoria. Il concetto di “individuo bello” emerge dunque come ricordo di una situazione sociale. Risuona alla percezione diretta del passato senza implicare che una teoria di “bellezza” sia usata per interpretare la realtá sociale.
Se il mio argomento é valido, allora sorge il seguente interrogativo. E se questi processi cognitivi minimalisti non richiedessero necessariamente una architettura cognitiva moderna? Ad oggi, non possiamo rispondere a questa domanda, proprio perché manca la mappatura tra i processi enattivi/situati appena descritti e modelli di architetture cognitive. Se il mio argomento é valido, tuttavia, abbiamo almeno una certezza. Gli ornamenti corporei arcaici non sono ad oggi sufficienti a provare l´equivalenza cognitiva tra popolazioni moderne e non.

D Garofoli

~ di D Garofoli su marzo 17, 2014.

2 Risposte to “Sauté à la gibsonienne”

  1. […] é possibile acquisire la capacitá di produrre simboli. Fin qui, nulla da eccepire. Ora, siamo a conoscenza del fatto che una scuola di pensiero che sta gradualmente prendendo piede in archeologia cognitiva […]

  2. […] sappiamo, uno dei temi piú discussi in archeologia cognitiva é rappresentato dal problema dell´equivalenza cognitiva tra umani moderni e neanderthaliani. Parte significativa di questo dibattito si incentra […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: