Paleosilico inferiore

Paleosilico inferiore

I test d’intelligenza cui venne sottoposto diedero risultati sorprendenti: messo davanti a un cubo di Rubik impiegò solo 10 secondi a inghiottirlo
(Gino e Michele)

Il confronto tra uomini moderni e neandertaliani ha una sua ragion d’essere: due lignaggi distinti e paralleli, con origini in due continenti distinti ma più o meno coincidenti nel tempo, e con un simile investimento in massa cerebrale. Due forme distinte e parallele di encefalizzazione, e di complessità culturale. Per molti anni si presenta una falsa sequenza dove la fase neandertaliana bruta precede la forma moderna saggia. Ancora ad oggi si trova questa incoerenza con i dati paleontologici in molti musei e in molti contesti di divulgazione. A livello di settore invece si riconosce l’identità delle due linee filogenetiche, magari a volte ancora discutendo sul loro possibile grado di mescolamento, ma di fatto rispettandone una certa individualità umana. E come sempre succede con la nostra psicologia di massa, chiodo scaccia chiodo e da un eccesso si passa ad un altro. Il mantra “siamo tutti uguali” pervade il politically correct, e il Neandertaliano si confonde nella folla di una metropolitana con l’unico ausilio di una cravatta. Qualcuno insiste sul fatto che se una specie si è estinta e una no, avendo una origine comune, qualche ragione ci deve pur essere. Una delle due ha causato l’estinzione dell’altra, oppure una si è estinta da sola per problemi interni, oppure è stato il caso. Ma una ragione probabilmente c’è. Forse la linea neandertaliana potrebbe essere stata un pò più duratura della linea moderna ipotizzando una discendenza diretta e continua dal Pleistocene Medio europeo. Ma tant’è, entrambi le specie sono ben caratterizzate intorno a 100-150 mila anni fa, investono in massa cerebrale, condividono anche la stessa industria, poi una cambia cultura e l’altra si estingue. Almeno questo è quello che per adesso leggiamo nel registro fossile e archeologico. Due linee parallele possono inventare cose differenti, anche se vanno per lo stesso cammino. Marco Langbroek ci ricorda che se la nostra specie ha evoluto caratteristiche nuove, i Neandertaliani possono aver fatto lo stesso, potenziando risorse cognitive o sensoriali che noi invece non abbiamo. Ogni specie ha le sue idiosincrasie, comprese quelle cognitive, e piccole differenze nelle capacità di percezione e integrazione possono generare menti molto differenti.  Però rimangono i fatti, e non possiamo fingere di non conoscerli: delle due specie capoccione, ne è rimasta solo una. Chi cerca evidenze di un incremento nella capacità cognitiva nell’uomo moderno confronta la spartana e rustica industria musteriana dei Neandertaliani con l’aurignaziano elegante e delicato dei primi coloni moderni nel territorio europeo. Il contrasto è ancora più facile quando ci si aggiunge l’arte rupestre e il simbolismo dei rituali. Però se confrontiamo musteriano e aurignaziano stiamo forse facendo il solito errore di mettere tutto sulla stessa linea. Un confronto di questo tipo va bene in situazioni storiche, dove un progresso marca il cambiamento dentro di uno stesso sistema. In questo caso peró i sistemi sono due, paralleli, indipendenti. Dovremmo confrontare quindi i risultati indipendentemente, e non pensando che uno sia lo sviluppo dell’altro. E per fare questo dobbiamo allora confrontare il risultato estremo del processo, che tradisce possibili differenze indipendentemente dal meccanismo che lo ha generato. Ovvero, nel caso del confronto tra Neandertaliani e uomini moderni, questo vuol dire confrontare la scheggia levallois con … un pendrive. Non sappiamo se la mente Neandertaliana avrebbe potuto innescare un processo storico-cognitivo di feedback tra ambiente e cervello, tra biologia e cultura, analogo a quello che ha generato la nostra attuale complessità tecnologica e comportamentale. Non sappiamo se, avendo avuto tempo a disposizione, un Neandertaliano avrebbe potuto progettare uno smartphone, o uno strumento di complessità paragonabile. Ma una cosa la sappiamo: probabilmente non l’ha fatto. La nostra mente è il risultato di una continua strutturazione tra neuroni e ambiente, dove un corpo si organizza in risposta a una nicchia sociale e culturale. Siamo questo percorso, siamo questo cammino. E questo cammino, almeno a giudicare da quello che sappiamo attraverso il registro archeologico, nelle altre specie umane non è forse nemmeno mai cominciato, o non è comunque mai riuscito ad attivare processi così complessi come quelli che osserviamo nelle popolazioni umane moderne. Resta il dubbio sul possibile autore del Castelperroniano, ma sappiamo benissimo di chi è quell’impronta sulla Luna. Non si tratta di giudicare i livelli cognitivi, ma di compararli, riconoscendo le differenze per poterne apprezzare il loro valore.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su marzo 12, 2014.

7 Risposte to “Paleosilico inferiore”

  1. Caro Emiliano, questo post mi è piaciuto moltissimo! Ho poco da aggiungere, se non che, ad onor del vero, è più logico paragonare, nella stessa finestra temporale, Musteriano con MSA. L’impresa è piuttosto ardua, e per strano che possa apparire, sappiamo meno dell’MSa che del Musteriano. Ma sappiamo che le grandi innovazioni “culturali” vengono da lì, e che il sostrato comune ( a livello tecnologico) tra neandertaliani e sapiens sta più o meno nell’Acheuleano,. Poi ognuno per la sua strada!

  2. E’ vero, considerando i limiti che abbiamo nel decifrare il registro archeologico siamo costretti necessariamente a ordinare il tutto in grandi gruppi, che probabilmente nascondono dentro di se storie molto differenti. E processi cognitivi differenti.

    Se già l’anatomia ci nasconde percorsi diversi dietro a risultati apparentemente simili, per la litica sarà addirittura peggio … Vediamo stabilità e omogeneità in molti casi solo perché non possiamo far altro che limitarci a un residuo di apparenza.

    Fondamentale chiarire quanto hanno condiviso i Neandertaliani con i primi uomini moderni, un risultato differente su questo argomento può cambiare drammaticamente l’interpretazione.

    Venendo ai nostri commenti su “terza mano“, ci sono evidenze di una certa specificità nell’industria di Skhul e Qafzeh (e Jebel Irhoud) che permettano di distinguere questi prodotti da un musteriano generale?

  3. Sicuramente la litica, essendo un prodotto culturale è soggetto ad una variabilità ancora più difficile da individuare. E puretroppo con questo facciamo i conti tutti i giorni.
    Per quanto riguarda le somiglianze/differenze posso parlarti forse di Jebel Irhoud forse, di quello che succede in Levante sono molto meno sicura (perchè non ho visto cose di prima mano e perchè secondo me non abbiamo ancora capito davvero le sequenze culturali in questione).
    Tornando all’Africa, io credo che l’MSA sia profondamente diverso dal Musteriano. C’è molte più variabilità nelle chaines opèratoires, nei metodi di scheggiatura, e anche sostanziali differenze negli strumenti. Sono appena tornata da questo workshop e questa mia impressione è abbastanza condivisa:

    http://in-africa.org/workshop-may2014/
    http://in-africa.org/symposium-may2014/programme-2/

  4. Ok, quindi lo stato dell’arte, se ho capito bene, è il seguente:

    1. In Levante meglio ancora non stare a speculare né prendere posizioni, perché strati paleontologici e archeologici sono associati a sequenze non chiarite … Qualsiasi affermazione su queste associazioni lascia il tempo che trova.

    2. In Africa, l’industria analoga a quella musteriana è più variabile e presenta tratti indipendenti.

    Corretto?
    In questo caso sul punto 2 nasce spontanea la domanda: sarebbe un’industria indipendente e parallela alla musteriana (convergenza culturale con variazioni specifiche) o sarebbe una varietà africana del musteriano (che, considerando l’estensione geografica, sarebbe da aspettarsi)?

  5. Punto 1 Direi proprio di si.

    Punto 2. Le industrie Europee ed Africane derivano da un antenato comune, proprio come le specie umane. La tradizione culturale è stata comune fino ad un certo punto, e poi ha preso strade diverse. Ti torna?

  6. Quindi tutto quello che è stato chiamato “Musteriano” in Africa non sono altro che simplesiomorfie, tratti comuni ad Africa e Europa derivati da un origine in comune … è così? Il nome “Musteriano” in questo caso è stato applicato solo perché è venuto prima (e magari per egemonie francofone del tempo che fu) …

    Siamo alle solite … quanto più sappiamo quanto più sappiamo di non sapere!!! E i pezzi del puzzle sono troppo pochi …

    Allora, obiettivo futuro, uno scopo determinato dentro tutto questo calderone: sapere che industria avevano i primi umani moderni … Per ora tema sospeso per incertezze nelle successioni levantine … Da quelle parti c’è confusione tra i gruppi umani da centomila anni, e le cose non sembrano migliorare al giorno d’oggi … La punta litica oggi c’ha la forma di un proiettile, tanta evoluzione per nulla … centomila anni di mentalità tribale al servizio di una tecnologia fondata sulle armi … un successone!

    Va bene, cautele a parte, mi sembra che la sintesi sia chiara, prima o poi toccherà dedicare un intero post a questo tema dell’industria africana!!!😉

  7. Direi che la tua sintesi è perfetta🙂 .
    Per quanto riguarda le industrie dei primi uomoni moderni, ci sto lavorando! Sto analizzando industrie Early MSA dell’Africa Orientale ( e ultimamente stanno uscendo parecchi lavori interessanti sull’argomento). Secondo me è il posto giusto dove guardare!
    Per quanto riguarda il Levante, servono nuovi scavi e nuove sequenze chiare.
    Attendo il tuo nuovo post tutto africano, e se vuoi biblio anche sulle origini dell’MSA te la mando!

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