Ibridolitico

Spy (Kennis and Kennis by Laurence Leberger)Recentemente Joseba Ríos ha tenuto una conferenza sul dibattito associato all’industria castelperroniana, anche prendendo spunto da precedenti riflessioni che avevamo discusso su questo tema. Il castelperroniano è una “industria di transizione”, sul piano cronologico e morfologico. A livello di strati e di tempo, si mette proprio in mezzo alle ultime culture Neandertaliane e alle prime culture moderne. A livello di struttura, è più complessa delle prime, ma meno delle seconde. Da qui tutte le possibilità, a turno difese e offese da vari gruppi accademici rivali. Le interpretazioni vanno da quelle che vedono una cultura neandertaliana avanzata a quelle che vedono una cultura moderna primitiva. Poi ci sono le possibili mescolanze: una cultura ibrida, oppure una contaminazione (per acculturazione o borseggio) tra culture e gruppi differenti. Il dibattito si centra non tanto sull’aspetto archeologico, quanto in quello paleontologico, cercando nella risposta i segni di cambi cognitivi nelle popolazioni neandertaliane (evoluzione, simbolismo, estetica, emulazione). Come spesso accade ci sono evidenze indiscutibili, pubblicate da autorevoli personaggi su autorevoli riviste, che confermano senza ombra di dubbio tutte le possibili possibilità, e tutte le possibilità opposte. Poi uno va a vedere, e se da un lato trova conclusioni contrarie e assolute dall’altro trova un panorama di dati e di risultati che di assoluto hanno ben poco. Innanzi tutto, l’associazione tra questa industria e resti umani neandertaliani è supposta, dibattuta, quando non addirittura assente. I livelli di separazione, nel breve tempo che troviamo questa litica (circa 5000 anni) si distinguono con difficoltà, non solo metodologiche, ma anche di contaminazione per movimento dei reperti da uno strato all’altro. Insomma, si suppone che sia una industria neandertaliana, ma non ci sono evidenze. Inoltre è una industria molto localizzata nel tempo e nello spazio (un numero limitato di siti archeologici francesi, qualche analogo in Spagna e Italia), il che fa venire il dubbio che si possa trattare di “variazione locale” più che di fenomeno “evolutivo”, ovvero che sia un qualcosa che rappresenta un evento specifico di alcune popolazioni più che un processo generico di cambiamento di tutta una specie. Le componenti più raffinate (oggetti con chiare qualità di adorno estetico e oggetti di legno) sono poi strettamente associate solo a un unico sito archeologico, e quindi ancora meno generalizzabili a tutta la tipologia. Al di la del significato specifico di questa industria, e del dilemma sul suo creatore, la cosa che sorprende di più è il processo epistemologico che ci si sviluppa sopra: come è possibile che a fronte di una situazione tanto complessa e poco chiara si trovino posizioni accademiche tanto rigide e definite? Perché in un contesto così instabile e incompleto la scienza, invece di presentare probabilità e ipotesi, presenta conclusioni dogmatiche e inflessibili? I gruppi che difendono questa o quella posizione sono gruppi che vantano elementi di spicco del settore. I giornali che pubblicano le posizioni contrarie sono spesso riviste di peso. Tutti affermano che la loro interpretazione è senza dubbio corretta, ma visto che ci sono interpretazioni opposte e tutte senza dubbio corrette io il dubbio me lo tengo. Il tema è sensibile perché adatto al Grande Fratello mediatico: confronto/scontro tra specie, sostituzione di un gruppo con un altro, simbolismo, interazione sociale. In questi anni di riscatto buonista della figura del neandertaliano ci piace immaginarcelo con una bella collana che guarda l’orizzonte di un tramonto, ma per fare questo bisogna mettere da parte il dibattito scientifico e vendere quello romantico. Senza contare che poi, a livello cognitivo, è realmente così importante sapere di chi era quella collana?

E Bruner

***

Ringrazio Joseba Ríos e Ana Isabel Ortega per tutte le chiaccherate fatte su questi argomenti, e per la dedizione e l’impegno che mettono nel loro lavoro! Vi ricordo su questi temi anche i post sul “Pensare Neandertaliano” di Fred Coolidge e Tom Wynn, e quello sulla critica di Marco Langbroek alle discipline cognitive. L’immagine di questo post è un’altra delle incredibili ricostruzioni dei fratelli Kennis, l’Uomo di Spy, fotografato da Laurence Leberger.

~ di Emiliano Bruner su marzo 4, 2014.

2 Risposte to “Ibridolitico”

  1. […] quelli che osserviamo nelle popolazioni umane moderne. Resta il dubbio sul possibile autore del Castelperroniano, ma sappiamo benissimo di chi è quell’impronta sulla Luna. Non si tratta di giudicare i […]

  2. Per quello che mi riguarda, non c’è un’evidenza che associ lo Chatelperroniano con l’Homo sapiens. A livello di probabilità, resta neandertaliano, “fino a prova contraria”.🙂 (Enza)

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