Ultramente

Dmitry LigayLe teorie sulla mente estesa considerano l’ambiente come parte integrante della mente stessa. Il cervello dirige l’orchestra, coordina e gestisce, ma diventa “mente” solo quando si connette con l’ambiente esterno. Gli oggetti, gli spazi, le relazioni, attivano processi che altrimenti non si attiverebbero, immagazzinano informazioni facendoci superare i limiti della memoria, potenziano le nostre capacità di calcolo, di sensazione, di integrazione. Gli sciamani indiani, gli aborigeni dell’Australia, o i monaci tibetani magari ci ridono dietro, guardandoci con tenerezza e un pó di compassione mentre sussurrano un “Má dai, chi l’avrebbe mai detto!”.  Vabbé, noi eruditi occidentali moderni ci siamo arrivati un pó tardi, ma meglio tardi che mai. Però adesso ci siamo arrivati. Meglio non perdere più tempo e mettersi al lavoro, anche perché sappiamo che tra l’illuminazione e la messa in marcia del cambio culturale passano decenni, o secoli. Nel 2008 Atsushi Iriki e Osamu Sakura pubblicano una revisione eccezionale sulla “neuroscienza dell’evoluzione intellettuale dei primati”, un articolo completo, denso, e chiaro, sulla prospettiva di integrazione tra cervello, ambiente, e comportamento. La sintesi è talmente efficace che non lascia spazio a possibili fraintendimenti. Il come è tutto da vedere, ma sulla direzione e sull’orientamento non dovrebbero davvero esserci dubbi. Raccontano di come molti primati hanno capacità che vanno ben oltre il loro comportamento naturale, livelli cognitivi assenti in natura e che si attivano solo sotto stimolo di un addestramento specifico, di un certo contesto tecnologico o culturale. Descrivono come gli oggetti fisici vengono integrati nella percezione del proprio corpo una volta in contatto con la mano, ampliando le sensazioni e cambiando gli schemi di coordinazione. Il livello somato-sensoriale si estende e sfoca i confini tra realtà esterna e rappresentazione interna, facendo da interfaccia tra l’ambiente fisico e quello metafisico. L’integrazione visuo-spaziale genera il sé, permettendo a questo punto di riconosce anche il non-sé. Simulazione, occhio e mano, integrare realtà esteriore e interiore per poter poi operare in una realtà virtuale. Il tutto, guarda caso, mediato dalle aree parietali dopo debita consulenza di quelle frontali. Lo stimolo ambientale, tecnologico, e culturale, induce processi e cambi anatomici nel sistema neurale, che a sua volta ritoccherà ulteriormente quello ambientale, tecnologico, e culturale. La cara vecchia autocatalisi, solo che a questo punto tutto si comincia a svolgere in un contesto già scientifico e sperimentale. Il sistema nervoso umano genera e modella la sua stessa nicchia ecologica e cognitiva, poi si adatta a essa, e una volta adattato la rimodella ancora un pó. L’estensione sensoriale, mnemonica, computazionale, e cognitiva, aumenta, si autoinduce, sempre di più, espandendo percezioni e capacità. Il sé si connette al non sé. Poi arriva internet, e arriva il multi-sé. Un cervello può stare in una scatola di mille e passa centimetri cubici, ma una mente no.  Una mente è tale solo quando il sistema nervoso si allaccia con gli elementi esterni. E quando l’ambiente diventa parte dell’individuo allora cambiano le regole dell’evoluzione, e della selezione. Mi sembra sia arrivato il momento di accettare che le neuroscienze hanno un nuovo livello da analizzare, dovendo adeguare concetti e strumenti. Le basi ci sono tutte, ora bisogna solo mettercisi sul serio, e darsi da fare non solo per sviluppare il contesto sperimentale, ma anche e soprattutto per comunicare questo cambio di prospettiva.

E Bruner

Iriki A. & Sakura O. 2008. The neuroscience of primate intellectual evolution: natural selection and passive and intentional niche construction. Phil Trans R Soc B 363: 2229-2241 [link]. Iriki A. & Taoka M. 2012. Triadic (ecological, neural, cognitive) niche construction: a scenario of human brain evolution extrapolating tool use and language from the control of reaching actions. Phil Trans R Soc B 367: 10-23 [link]. Maravita A. & Iriki A. 2004. Tools for the body. Thrends Cogn Sci 8: 79-86 [link].

~ di Emiliano Bruner su luglio 29, 2013.

6 Risposte to “Ultramente”

  1. Lo stimolo ambientale, tecnologico, e culturale, induce processi e cambi anatomici nel sistema neurale, che a sua volta ritoccherà ulteriormente quello ambientale, tecnologico, e culturale: questo si che è un bel feedback! Secondo lei è possibile attivare lo stesso genere di percorso adattativo indirizzando però attenzione e risorse “mentali” prevalentemente alla rappresentazione interna?

  2. In effetti proprio di questo si tratta. Le aree parietali gestiscono una integrazione tra la rappresentazione della realtà esterna e la rappresentazione della propria persona, generando uno “spazio virtuale” in cui operare, simulare. Le aree laterali profonde ci mettono input e output tra realtà fisica e immaginata, attraverso la relazione occhio (il mondo esterno entra soprattutto da qui) e mano (con cui contatto il mondo esterno). Le aree parietali mediane profonde ci mettono l’integrazione con la memoria. Questa interazione tra “dentro” e “fuori” viene influenzata da filtri che selezionano le informazioni anche e in base all’esperienza. Soprattutto, questa integrazione dipende fortemente dai “supporti esterni” (oggetti, processi, relazioni), che incrementano le capacità di memoria, di calcolo, e sensoriali.

    E’ qui che si genera il feedback, perché questi supporti culturali e tecnologici plasmano i livelli cognitivi, che a loro volta plasmano poi la cultura e la tecnologia. Il tutto strettamente gestito “da dentro”, con rappresentazioni interne, simulazioni.

    Questa che faccio è chiaramente una sintesi, nemmeno troppo lineare, di processi che sono ben più complessi, perché coinvolgono molti più fattori.

    E sulla parte della percezione c’era quella bella frase a volte attribuita a Anaïs Nin: “Non vediamo le cose per quello che sono, ma per quello che siamo”.

  3. Non ridono solo gli sciamani, ride anche chi ha letto (con un minimo di applicazione, di umiltà e di intelligenza) un libretto di 14 euro, Dianetics-la forza del pensiero sul corpo.
    Io l’ho letto (bene) 30 anni fa in Italiano e da 30 anni ho cominciato a provare un irrefrenabile disgusto per tutto il mondo accademico, per tutta la falsa scienza e grande pena per le menzogne che gli studenti sono costretti a subire da una squallida casta di “passator cortesi”.
    Dopo quel libro ho intravisto una speranza per l’umanità… magari lenta ma possibile.
    Poi, ne ho letto un altro, che nessuno di voi leggerà mai e ho capito che non abbiamo speranza.

    PS: Non sono pazzo (per lo meno non più di tutti gli altri.
    Scusate l’intervento di un povero ignorante e continuate a galleggiare sulla falsa scienza, vi costringono, non potete farne a meno.

  4. Rimando a questo post pubblicato pochi giorni fa su Neurophilosophy, che presenta un articolo appena uscito sul tema:

    How the monkey brain assimilates a virtual limb into its body map

  5. […] alterazioni neurali, alimentando il feedback a valanga che abbiamo piú volte descritto su questo blog (vedi anche la nozione di metaplasticitá). Domanda cruciale per l´intero progetto […]

  6. […] Il precuneo è un punto critico di molte funzioni cognitive, soprattutto quelle che coordinano l’integrazione visuo-spaziale con la memoria. Il solco intraparietale, struttura con una nuova complessità nella nostra specie, coordina le porte di interfaccia tra corpo e ambiente, ovvero l’occhio e la mano, integrando le informazioni esterne e interne per generare uno spazio virtuale di simulazione. Non solo queste aree parietali profonde stanno richiamando su di se l’attenzione di molti settori di ricerca, ma stanno anche inequivocabilmente suggerendo che l’evoluzione della mente sia strettamente legata alle forme e ai processi con cui il substrato organico neurale si allaccia all’ambiente esterno, crea relazioni tra un fuori e dentro, gli da una connotazione temporale e un contesto, e genera coscienza di sé nel tempo e nello spazio. E’ impossibile non vedere la stretta relazione tra l’evoluzione delle aree parietali e la mente estesa. […]

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