Potenziamento emotivo

mhQualche tempo fa su American Journal of Bioethics – Neuroscience,  é uscito un paper a firma di Scott Vrecko, che tratta un tema cruciale per quanto riguarda il dibattito sul potenziamento umano. In questo lavoro, Vrecko si chiede quanto realmente l´uso di farmaci vada ad agire sulla componente cognitiva della mente umana. Un potenziamento cognitivo implica dunque che gli psicostimolanti vadano ad incrementare le performance di funzioni cognitive, come ad esempio la working memory nelle sue componenti di integrazione, o nella capacitá dei depositi di incamerare informazioni. Mediante una serie di interviste effettuate su studenti fruitori di farmaci di questo tipo allo scopo di migliorare le loro performance accademiche (Adderall in particolare), Vrecko mostra tuttavia che l´uso di queste sostanze non sembra essere associato ad un effettivo potenziamento delle proprietá cognitive in quanto tali. Al contrario, gli studenti riportano che la sensazione di miglioramento data dai farmaci é legata ad una maggiore sensazione di gratificazione che si ha nel rimanere seduti alla propria scrivania, concentrati sul proprio compito, rispetto a condizioni di non-potenziamento. In virtú di ció, ad essere incrementato diventa l´interesse per ció che si fa, piuttosto che le capacitá effettive richieste nello svolgere il compito. Vrecko conclude che l´enhancement é dunque prodotto in buona parte sul fronte emotivo, piuttosto che meramente cognitivo. Ció naturalmente pone implicazioni bioetiche differenti per quanto riguarda il dibattito sul potenziamento. Nel commentario al paper, con il gruppo di neuroetica dell´universitá di Tübingen abbiamo mosso una critica al lavoro di Vrecko, articolata in tre punti. In virtú dei contenuti trattati in questo post, mi limito a prendere in considerazione soltanto il primo. Secondo la nostra analisi, la proposta avanzata da Vrecko é problematica, in quanto le interviste degli studenti da lui riportate non dimostrano effettivamente che il potenziamento riguardi la sfera emozionale. Al contrario, i farmaci sembrerebbero agire su quella che é una terza dimensione della psiche umana: la sfera conativa o motivazionale, lasciando la componente emotiva su un piano secondario. Anche se gli studenti riferiscono infatti che i farmaci consentono loro di “provare sensazioni” diverse quando posti di fronte al loro compito, questa dimensione linguistica non é sufficiente a rivelare che la sfera coinvolta sia quella emotiva. Si potrebbe dunque concludere che il potenziamento (uso di Adderall) agisca effettivamente sulle proprietá cognitive, ma che lo faccia aumentandone il mantenimento e la durata (quantitá), piuttosto che modificarne l´efficacia (qualitá). In tutti i casi, il punto sollevato da Vrecko, e cioé il fatto che la componente cognitiva/qualitativa del potenziamento umano sia sovrastimata nel dibattito bioetico, rimane valido.

D Garofoli

~ di D Garofoli su marzo 6, 2013.

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