Evoneuro

2013_03_Evoneuro (EBruner)Il morbo di Alzheimer rappresenta forse la patologia più preoccupante del nostro invecchiamento, per le drammatiche conseguenze che devastano le persone che ne sono colpite così come devastano le loro famiglie e le loro vite. Il processo neurodegenerativo si porta via l’individuo, lasciandone una carcassa senza più luce negli occhi. La persona è gradualmente sostituita da un oggetto che ne ha le sembianze ma non più la dignità. Il dramma umano e il tremendo annullamento portano con se anche un terribile senso di impotenza, perché ancora non abbiamo idea delle cause e tanto meno dei fattori che scatenano la devastazione. Il morbo di Alzheimer è descritto e frequente solo nella nostra specie. Una specie che si caratterizza a livello di organizzazione cerebrale per un cambio geometrico delle aree parietali profonde (solco intraparietale, precuneo, etc), e un aumento della vascolarizzazione delle zone limitrofe. Le stesse aree sono quelle che soffrono un difetto metabolico nelle prime fasi del morbo di Alzheimer. Se uno considera la specificità della patologia per la nostra specie e proprio per quelle aree corticali che nella nostra specie hanno subito una forte riorganizzazione funzionale, bisogna seriamente valutare la possibilità che la neurodegenerazione sia associata ad una maggiore sensibilità e carica metabolica dovuta al cambio evoluzionistico e all’origine dell’uomo anatomicamente moderno. L’ipotesi l’abbiamo appena pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease.  Recentemente, un’altra ipotesi in pubblicazione sul Journal of Anthropological Science ha associato la stessa patologia a difetti energetici dovuti alla ritenzione di caratteri giovanili (eterocronia e neotenia) nella nostra specie. Un approccio evoluzionistico non cura il morbo di Alzheimer, e soprattutto non restituisce la serenità a tutti coloro che hanno visto una persona amata svuotarsi giorno dopo giorno fino a scomparire dentro di un corpo ormai abbandonato e alla deriva. Ma può fornire una prospettiva differente, per cercare di capire, e tentare di avvicinarsi al problema da un cammino alternativo: non dal presente della malattia, ma dal suo passato.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su febbraio 25, 2013.

Una Risposta to “Evoneuro”

  1. […] alla neurodegenerazione, anche considerando che il degrado funzionale e strutturale del morbo di Alzheimer comincia proprio da queste […]

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