Frenologia culturale

Sempre vale la pena ricordare che multidisciplinarietà vuol dire “molti fanno una stessa cosa”, e non “uno fa molte cose differenti”. La seconda opzione è alla fine la più gettonata perchè, sebbene generalmente inefficace, è più semplice. In realtá, senza una analisi accurata delle discipline coinvolte in un tentativo di multidisciplinarietà, l’integrazione è talmente complicata che la politica del fai da te rischia di rimanere l’unica scelta davvero disponibile. Soprattutto considerando l’estrema specializzazione e l’esplosione di informazioni delle ultime decadi, i vari campi del sapere si sono sempre più chiusi in una loro struttura autonoma, indipendente, autoreferente, isolata dalle altre discipline e forse a volte anche dal mondo reale. Attraverso feedback locali e strettamente associati a gruppi spesso molto piccoli di persone, i vari settori della ricerca e della conoscenza hanno sviluppato necessità, linguaggi, e prospettive estremamente specifiche. A volte il processo è stato talmente veloce o indipendente che la disciplina si può essere trovata (senza evidentemente renderse troppo conto) incredibilmente isolata. A parte i problemi associati a questa evoluzione endemica delle specializzazioni (sopratutto il rischio di una totale autoreferenzialità delle conoscenze, e di un scollamento pericoloso dalle realtà e dai problemi reali della ricerca), evidentemente le conseguenze sul piano della comunicazione possono essere estremamente negative. Quando culture molto differenti si incontrano o devono condividere spazi comuni la differenza genera spesso incomprensione e, soprattutto, diffidenza. Il risultato, alla fine, invece di una integrazione è un contrasto. Senza una opportuna preparazione previa (simile alle terapie di coppia finalizzate a riunire gli interessi e gli obiettivi di una famiglia) multidisciplinarietà può voler dire spesso solo “persone con competenze differenti si riuniscono per affrontare un problema comune e poi tornano a casa loro e continuano a lavorare esattamente come facevano prima”.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su ottobre 5, 2012.

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