Neuroinformatica cognitiva

“Neuro” vuol dire correlato col sistema nervoso, e “informatica” vuol dire che c’è di mezzo un computer. Se si moltiplica la generalitá e l’ampio raggio d’azione di entrambi i termini, si ottiene una zuppa ben eterogenea e molto poco definita. Una rapida occhiata al genere suggerisce perlomeno una distribuzione bimodale dei temi di studio. Da un lato ci sono i database, la loro gestione e condivisione. In questo caso il termine “neuro” si riferisce al fatto che sono database di neuroscienza, e “informatica” all’utilizzo di sistemi computerizzati per gestire gli archivi e renderli utili, trasversali, omogenei. Il secondo blocco, forse in realtà il principale, non è altro che neurofisiologia, elettrofisiologia, e biologia molecolare. E’ chiaro che ad oggi qualsiasi tipo di attività (di ricerca e non) si sviluppa intorno a una certa realtà informatica. Alternative non sono sinceramente possibili. Ma il fatto che il calcolo si faccia con un computer e non a mano non sembrerebbe giustificare il termine “informatica” che spesso caratterizza articoli, congressi, e istituzioni. Non puó non restare il dubbio che di classica e tradizionale neurobiologia si tratti, anche se i calcoli li fa un software e il risultato analitico si legge su uno schermo fatto di pixel. Non può non restare il dubbio che il termine “informatica” sia un poco abusato, per creare spazi e attenzioni, magari con qualche effetto grafico in più. E per generare nuove alleanze: le istituzioni coinvolte (e l’importanza che sembra darsi alle affiliazioni) non sono affatto secondarie, e gli aspetti economici e politici sembrano non essere affatto trascurabili.

Bisogna insomma perdersi in un mare magno di “innovazione & riciclo” per trovare proposte interessanti, come quella di  Russel Poldrak e colleghi  (Front. Neuroinform. 2011), che presentano un atlante cognitivo. Una meta-analisi di dati funzionali per cercare minimi comun denominatori nella terminologia e nei risultati analitici, localizzando e caratterizzando quei raggruppamenti ontologici che trovano un consenso e che possono rappresentare un processo cognitivo su basi realmente biologiche, e quelli che invece non reggono alle valutazioni collettive e tradiscono quindi confini sfumati e mal caratterizzati.

Con tutte le critiche che continuamente facciamo alla frenologia del tempo che fu, non sta male ricordare che i riduzionismi molecolari trionfano oggi esattamente sugli stessi errori, e la linearità con la quale si assegnano capacità cognitive a determinate aree anatomiche in base a risposte di imaging funzionale è solo la versione aggiornata di quegli stessi presupposti. Ricordare questi limiti non serve necessariamente a criticarli, ma solo a invitare alla coerenza. Il tentativo degli atlanti cognitivi può essere un’ottima proposta per fare un pò d’ordine nelle discipline cognitive, individuando risultati latenti che possono fare la differenza tra opinione personale e ipotesi scientifica.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su settembre 14, 2012.

Una Risposta to “Neuroinformatica cognitiva”

  1. […] a breve termine, processo decisionale e capacità di analisi. La maggior parte degli approcci in Neuroinformatica hanno ancora uno sviluppo limitato riguardo alle reti neurali su computer commerciali ; questi […]

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