Memoria estesa

Il cervello sta in una scatola di millecinquecento centimetri cubici. La mente no. Con tutti gli sforzi fatti per capire i meccanismi neurali e le conoscenze che abbiamo sulla biologia cerebrale, bisogna ammettere che ipotesi illuminanti su mente e cognizione stanno tardando non poco nell’arrivare. A fronte degli enormi passi in avanti sulla componente anatomica, molecolare, e fisiologica del nostro cervello, siamo ad oggi totalmente sprovvisti di evidenze stabili e interessanti sui processi che generano la nostra mente. Teorie come quelle della mente estesa o dell’interfaccia tra cervello e oggetto stanno rompendo finalmente un tabù riduzionista che limitava alla componente neurale l’analisi del pensiero. Il cervello, per generare mente, ha bisogno dell’ambiente esterno. Un ambiente esterno che con i suoi oggetti e con i suoi stimoli fa da archivio di dati, da innesco per processi, e da catalizzatore per reazioni psichiche. L’ambiente è parte della mente stessa. Spesso le discipline cognitive peccano un poco di difetto di pragmatismo e di eccessi filosofici ma in questo caso, anche se stiamo forse lontani da capire come passare ad una analisi sperimentale, non si sta parlando di metafisica. Gli oggetti archiviano informazione e inducono processi basati su relazioni che essi stessi rappresentano o generano. Pensate alla fotografia. Senza le immagini i nostri ricordi spariscono in un tempo incredibilmente breve, o nel migliore dei casi si confondono e sfumano deformandosi e diluendosi. Molte volte abbiamo un ricordo solo perché il suo stimolo è stato costantemente rigenerato dalle fotografie. Spesso addirittura non abbiamo il ricordo dell’evento, ma bensì della fotografia di quell’evento. E la mente è fortemente basata sul ricordo, sulle emozioni, e sulle relazioni che stanno dietro al ricordo. Le immagini sono un esempio diretto di estensione esterna della nostra mente. È certo che l’evoluzione del linguaggio sia stata una rivoluzione incredibile, impossibile negarlo. Ma mi chiedo se, a livello di evoluzione umana, non gli stiamo forse dando troppa importanza. Se é vero che la mente deve estendersi per potersi manifestare, allora il disegno, la fotografia, o la scrittura, potrebbero aver avuto un ruolo ben più rilevante nell’innescare quella spinta autocatalitica tra substrato organico e substrato culturale che ha generato, con un processo storico e generazionale, la nostra mente.

E Bruner

A challenge for archaeology and cultural neuroscience (Lambros Malafouris)

An Embodied Interaction Book Review (Seth Fox)

~ di Emiliano Bruner su giugno 22, 2012.

6 Risposte to “Memoria estesa”

  1. A volte mi rotolerei a terra dalla bellezza di questo argomento.
    Ci pensavo giusto oggi, studiando le magagne dei caregivers (non chiedetemi perché!)

    E’ potentissimo lo sviluppo che abbiamo avuto, noi come umanità, quando si è iniziato ad usare un supporto durevole nel tempo sul quale fermare quello che mi piace pensare essere lo spirito, l’essere, di una persona.
    O più semplicemente fissando le intuizioni su come costruire al meglio una barca, allargando le possibilità di diffusione di quella conoscenza, confinata agli inizi all’esperienza diretta e alla tradizione orale.

    Tutto questo consente di immaginare una coscienza estesa.
    Posso leggere il pensiero di Platone, studiare le riflessioni di Carl Schmitt o Machiavelli. Con mirabolanti salti nel tempo e chissà quale altra dimensione.
    L’unica anima concettualmente accettabile, secondo me, è l’impronta che il proprio essere lascia sugli altri esseri, con la propria vita e le proprie opere.
    E’ come un flusso che esce dall’autodeterminazione e dalla coscienza attiva di qualcuno e influenza ciò che gli sta intorno, secondo i vincoli e le norme dei mille sistemi dinamici in cui siamo immersi.

    La memoria estesa, evolvendosi nelle sue forme, consente anche lo sviluppo della coscienza estesa, che ora con internet sta letteralmente esplodendo.

    Chissà fra quanto tempo si parlerà nei libri universitari di cognizione estesa… secondo me non molto😉

  2. @Emi:

    Allora, a me il post piace, tuttavia, a mio modo di vedere, soffre di un problema fondamentale: rappresenta cioè in sintesi quella che è la percezione comune del problema della mente estesa, che tuttavia ha poco a che vedere con quello che in generale è il problema della mente estesa. Cioè, il post dà l’idea che l’estensione cognitiva sia in sostanza nulla più che l’interazione tra i processi cognitivi e la realtà materiale, cosa che a quanto ho capito non è. Di conseguenza, qualunque accademico superficiale può liquidare il tutto dicendo che non c’è bisogno di parlare di estensioni cognitive, Andy Clark, ecc… per parlare di fotografia, mente e linguaggio. E qualunque scienziato può dirti che si sa già da decenni che la mente si sviluppa interagendo con l’esperienza (e dunque dov’è la sensazionale rivoluzione teorica?). Cioè, in altre parole, il tuo punto su linguaggio e immagini è chiaro, ma ciò che va chiarito realmente è quanto il discorso common sense “estensione come interazione” sia legato al discorso “estensione come costituzione”, che è il problema reale.

  3. Beh, lontano dal voler esaurire o validare il concetto di mente estesa in queste poche righe!!! É evidente che non si completa un tema come questo in un post, che vuole solo introdurre sinteticamente e ribadire il concetto di mente estesa per poter presentare due riflessioni più specifiche: 1) il valore delle fotografie (e delle immagini in generale); 2) la possibilità che immagini e scrittura possano aver avuto un ruolo più forte del linguaggio nella strutturazione delle nostra mente. Se questi due punti hanno senso, a parte le conseguenze teoriche bisogna anche ripensare in blocco l’approccio analitico e sperimentale. Tutto qui insomma, la sintesi del contesto era solo per introdurre queste due riflessioni, per il resto ci sono i libri e gli articoli, e un post certo non basta!

  4. La teoria del cervello olonomico di Pribram – elaborata con Bohm – giustificherebbe (e uso il condizionale perchè dimostrare una teoria del genere non è ancora di questo mondo…) proprio tutto questo: la memoria non avrebbe una sede prettamente “fisica” ma funzionerebbe come base di sintonizzazione con un’informazione che in realtà si trova fuori. Le implicazioni sono enormi: come dice Paolo c’è davvero da rotolarsi a terra per la bellezza!

  5. […] fotografia e nell’immagine non solo come forma espressiva, ma anche e forse soprattutto come strumento cognitivo. Le immagini sono come un disco esterno della nostra mente, una estensione di memoria. Le immagini […]

  6. […] i percorsi della luce, e i suoi effetti sui substrati chimici: nasce la fotografia. La nostra mente estesa aggiunge definitivamente alle sue risorse mnemoniche e sensoriali uno degli strumenti più […]

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