La mente entro il cranio?

Nonostante se ne parli con entusiasmo, data la novitá dell´approccio e l´interesse verso ció che si presenta come rivoluzionario, la teoria della mente estesa non é univocamente accettata al giorno d´oggi e presenta un nucleo di resistenza che merita considerazione. Adams e Aizawa rappresentano probabilmente le voci piú scettiche a riguardo. Proponendo una teoria definita “Intracranialismo contingente”, questi ricercatori sostengono che nonostante la mente possa di fatto estendersi nella realtá, la maggior parte dei processi mentali avvengono all´interno del cranio. In particolare, é noto il loro argomento contro le tesi di Andy Clark, che viene ad oggi definito come “fallacia dell´associazione-costituzione”. Tale obiezione si puó esplicare in questo modo: il fatto che X sia accoppiato ad Y, non implica necessariamente che X costituisca parte di Y. Contestualizzando ció nel caso della mente, il fatto che la tastiera che io sto usando in questo momento per scrivere questo post é associata ora al mio sistema cognitivo, non prova che essa é parte coostitutiva del sistema cognitivo stesso. Se l´obiezione é realmente questa, tuttavia, io non la capisco. Anche se la tastiera di fatto non pensa, in quanto non é un processo cognitivo, essa puó infatti essere parte non-cognitiva di un sistema cognitivo, cosí come sarebbe un chip neurale impiantato nella testa che potenzia il sistema cognitivo senza tuttavia pensare nulla. Ma a prescindere da tutto questo, il problema vero e proprio é un altro: ammettendo che la mente sia estesa o che sia piuttosto contenuta…. che cosa cambia per le scienze cognitive? Non siamo per caso di fronte ad una di quelle dispute linguistiche, con o senza le quali tutto rimane identico a se stesso? La tentazione di rispondere affermativamente potrebbe essere forte, ma credo tuttavia si tratti di scelta affrettata. Probabilmente il piú grande contributo di questa disputa teorica é quello di canalizzare la nostra percezione del problema: se la mente é interamente contenuta nel cranio e si adatta di volta in volta alla realtá esterna, forse é sufficiente una macchina fMRI per studiare ed isolare quei processi di base che la costituiscono e che non fanno altro che variare in risposta alle condizioni esterne. Se al contrario la mente é estesa, situata, distribuita, incorporata, ecc… allora siamo costretti a tenere in conto le sue manifestazioni estese ed un approccio naturalistico, antropologico, ecc… risulta necessario.

D Garofoli

~ di D Garofoli su maggio 25, 2012.

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