Teoria contro pratica

In uno dei capitoli finali del libro The Development of the Mediated Mind, Merlin Donald si occupa di fornire una dimensione evoluzionistica al lavoro di Katherine Nelson, la psicologa dello sviluppo anche nota per la tesi del “funzionalismo contestuale”, secondo cui la realtá assume agli occhi del bambino un significato dipendente dal contesto di sviluppo ed in particolare dall´uso a lungo termine degli elementi in esso presenti. La discussione di Donald, a prescindere dai contenuti teorici, offre delle riflessioni metodologiche realmente importanti per tutto il filone dell´evoluzione cognitiva. Due i punti che meritano di essere citati. In primo luogo, Donald ci induce a riflettere sulla domanda critica “a che serve l´evoluzione cognitiva?”, che tormenta molti dei ricercatori coinvolti in questo dominio, portando spesso alla risposta “serve a produrre conoscenza utile all´umanitá”, che senza precisazioni sul “come”, non ci conduce lontano. Al contrario, l´analisi di Donald porta a mio avviso ad una visione contrastante: l´evoluzione cognitiva é una disciplina teorica che mira a combinare una serie di domini conoscitivi differenti in un approccio sintetico, con il preciso scopo di testare la soliditá di modelli teorici riguardanti il funzionamento della mente ed il suo sviluppo. Cioé, questa disciplina assume significato quando é associata all´ambito delle neuroscienze cognitive ordinarie, costruendo cosí modelli di plausibilitá che servono a supportare o respingere teorie concorrenti in psicologia. Ma qual é la figura professionale che puó svolgere tale compito? Da qui arriviamo al secondo punto che Donald prende in considerazione e cioé la curiosa assenza del “neuroscienziato teorico” come tipologia di ricercatore. Emblematico il paragone che l´autore pone con la fisica: in questa disciplina i fisici teorici ricevono una educazione differente da quella dei fisici sperimentali, andando a coprire domini diversi, con background, metodi ed interessi diversi. Nelle scienze cognitive questo curiosamente non accade. La figura del teorico in larga parte é frutto di invenzione: si tratta cioé di ricercatori con background empirico, che tuttavia decidono di cambiare/si pentono (vedasi mio caso) o di persone che si occupano di statistiche e dati tutto il giorno, ma di notte si dedicano al mapping metateorico. Non stupisce che nel campo dell´evoluzione cognitiva compaiano sempre piú filosofi ad oggi: figure professionali che possiedono probabilmente il metodo di analisi corretto, ma che sono costretti tuttavia a rimediare alle lacune teoriche nel campo neuroscientifico e antropologico. Ci sono dunque buone ragioni per ritenere che la babele epistemologica esistente in questo dominio di ricerca sia legata in parte all´assenza di una direzione condivisa (che cosa stiamo realmente facendo e perché) ed in parte alla mancanza di una figura specifica che si occupi di questi argomenti.

D Garofoli

~ di D Garofoli su maggio 8, 2012.

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