Numerosità

Current Anthropology ha pubblicato un forum su numerosità, astrazione, e emergenza del pensiero simbolico, firmato da Fred Coolidge e Karenleigh Overmann. Gli autori propongono che il concetto di numero e la gestione numerica possano essere elementi di rilievo nell’evoluzione del linguaggio, del pensiero simbolico, e di quello analogico-metaforico. Il tutto decisamente connesso all’origine della nostra specie. Le basi neuroanatomiche si fondano soprattutto sul solco intraparietale, sulle sue relazioni con il giro angolare, e sul network fronto-parietale. Le capacità numeriche vengono considerate per il loro carattere innato e condiviso, passando ontogeneticamente dal riconoscimento automatico di piccoli raggruppamenti al riconoscimento approssimato di grandi unità. Non manca la parte archeologica delle evidenze, e quella più discorsiva del contesto teorico, epistemologico, psicologico, e filosofico. Ci sono poi le evidenze paleontologiche, e qualche speculazione sui Neandertaliani. I commenti sono eterogenei. Daniel Ansari e Alfredo Ardila vanno più sull’aspetto teorico e sulle basi epistemiologiche del simbolismo. Helen de Cruz riflette sui numeri come “tecnologie cognitive”, e ricorda l’importanza del fattore culturale nel formare le capacità mentali. Lambros Malafouris ridimensiona l’utilità del contesto archeologico, ma allo stesso tempo sottolinea l’importanza della componente materiale nella strutturazione della mente (embodiment). Andreas Nieder è scettico sulla componente parietale, portando acqua al mulino delle aree prefrontali. Guy Orban è scettico un pó su tutto, a tratti quasi infastidito dall’inclusione delle sue ricerche in un contesto non strettamente neurobiologico, e ci ricorda che i settori più organici della neuroscienza hanno spesso una avversione abbastanza radicata alle discipline archeologiche, paleontologiche, e antropologiche. Ian Tattersall, come paleontologo, non parla di fossili, scegliendo la linea diplomatica. E infine c’è Emiliano Bruner, che da un lato mette in guardia sulla autonomia delle informazioni paleontologiche, ma dall’altro non può che confermare le evidenze parietali dal punto di vista paleoneurologico. Certo, il tutto mettendoci cautela e evitando ipotesi riduzioniste che diano troppo peso a singoli fattori, a singoli elementi anatomici, o a singoli eventi evolutivi. E c’è poi il tema della polarità: tra cause e conseguenze, tra anatomia e cognizione, tra biologia e comportamento, rimane da vedere se abbiamo evoluto prima la capacità di contare le uova o le galline.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su aprile 19, 2012.

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