Ardo ma non brucio

Mancano ancora le evidenze quantitative per capire come il nostro cervello possa bruciare tanto e allo stesso tempo non richiedere supplementi energetici globali. La “teoria del tessuto costoso” propone che ci sia una riallocazione delle risorse: il cervello ne prende di più, l’apparato digerente di meno. Cambia la dieta, cambia la distribuzione del consumo, e il gioco è fatto. La teoria spiega molto, ma sulla raccolta di validazioni numeriche non si sono mai raggiunte certezze. Con uno studio su larga scala pubblicato su Nature, si considera una prospettiva differente. Nei mammiferi la famosa correlazione inversa tra apparato neurale e digerente non si trova quando si elimina il tessuto adiposo, che invece sì che presenta una sua correlazione inversa con le dimensioni cerebrali. Di qui si propongono nuovi scenari fisiologicamente plausibili, dove il risparmio di una locomozione più efficiente associata alla scarsa riserva di grassi si reinveste in metabolismo cerebrale. Questo peraltro sul piano cognitivo agevola la ricerca delle risorse, meno vincolate quindi alle scorte che uno si porta dietro nei tessuti. Nonostante la presentazione abbastanza ferma dell’ipotesi, i numeri non sembrano comunque ancora validare il tutto con eleganza. La correlazione è francamente scarsa. Gli schemi di correlazione tra specie differenti sono inoltre spesso influenzati da situazioni biologiche molto distinte, che generano “regole” numeriche ibride e frequentemente inesistenti. Inoltre abbiamo nei dati una eccezione abbastanza molesta: proprio i Primati, ovvero i mammiferi più encefalizzati, per i quali i risultati sembrano quasi andare in direzione opposta. Tutta questa fragilità numerica non solo non trapela troppo dai toni sicuri del lavoro, ma non inibisce nemmeno dal passare senza indugio a speculazioni anche abbastanza articolate sull’evoluzione umana. Ovvero, da una tendenza debole e non troppo garantita di una intera classe zoologica si va dritti dritti a interpretare l’evoluzione della sua specie più particolare, entrando a sacco in temi come la locomozione degli australopiteci, il Pleistocene inferiore, il consumo di carne negli ominidi estinti, la cooperazione di caccia e la struttura sociale. Ragion per cui immagino il lavoro sia finito sulla rivista mediatica, che non solo permette ma spesso richiede questo tipo di evasioni letterarie. Il tutto con una formula già discussa in precedenza: a fronte delle tre pagine dell’articolo, seguono nel mare magnum della rete … trentadue pagine di informazioni supplementari! Insomma, il lavoro era interessante e la proposta pure, e forse non c’era bisogno di fornire dettagli non richiesti, presentando il pacco con la certezza di un venditore di elettrodomestici. Non so come la prenderanno gli obesi alla notizia che chi accumula ciccia va lento e pensa poco, ma almeno adesso sappiamo per inferenza che la Torcia Umana, a meno che non divori diversi cinghiali al giorno come Obelix, per mantenere la bolletta del gas deve avere un indice di massa adiposa molto basso, e la sua tecnica di volo deve essere incredibilmente efficiente.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su gennaio 25, 2012.

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