Aping Mankind

Aping Mankind é uno di quei libri che una volta terminati lasciano la tentazione di mettere la testa sotto l´acqua gelida del rubinetto. In questo volume di recente pubblicazione, Raymond Tallis, medico, neuroscienziato e soprattutto umanista, si diverte a demolire le tesi riduzioniste e deterministe, che sulla linea di Straw Dogs, il libro di John Gray, tendono a definire l´uomo come nulla altro che un animale un pó piú complesso della media. La pars destruens del libro é particolarmente devastante: l´autore ridicolizza infatti con un linguaggio  satirico i due grandi filoni di particolare rilievo per il supporto delle tesi animalistiche: la Neuromania e la Darwinite, intese come due patologie della conoscenza prodotte dallo scientismo moderno. Per quanto riguarda i neuromaniaci, Tallis respinge l´idea che l´uomo possa essere ridotto ad un ammasso di neuroni, che in pratica governerebbero il nostro essere nella sua interezza e uno dopo l´altro fa crollare i castelli di carta neuroriduzionisti, come la tendenza a localizzare tutto nel nostro cervello (dall´amore romantico al concetto di Dio), l´assenza di libero arbitrio, la coscienza neurale, ecc…. In seconda battuta, si occupa invece della Darwinite, mettendo in discussione gli approcci che intendono spiegare gli umani come scimmioni un pó piú cresciuti, che rispondono unicamente alla mano invisibile dell´evoluzione. Ed ecco dunque che si passa alla grande sintesi: la psicologia evoluzionistica e le innumerevoli lacune concettuali che essa non puó in alcun modo colmare. Secondo l´autore, risulta dunque che gli esseri umani siano qualcosa in piú di tutto questo: essi hanno infatti un proprio “sé” che non puó essere ridotto al sistema nervoso e che consente loro di interagire attivamente con la realtá, scrivendo le dinamiche della propria evoluzione, invece che subirle passivamente. L´evoluzionismo e le neuroscienze risultano cosí ancora “necessarie” alla comprensione della natura umana; ció che risulta inaccettabile, in conclusione del testo, é il fatto che esse siano anche “sufficienti” a fornire queste spiegazioni, senza per contro chiedere aiuto alle discipline umanistiche.

Per quanto ci riguarda, ad una attenta analisi del libro, sembra proprio che la neuroantropologia vada a ricadere nella definizione che Tallis fornisce per “grande sintesi”, mettendoci esattamente tra l´incudine ed il martello della sua impietosa analisi. Ma per fortuna, sposando le tesi di Lambros Malafouris qualche anno fa, siamo riusciti a buttare il pallone nel corner della logica in tempo. Ora la palla passa a chi, a differenza nostra, non ha avuto la stessa accortezza.

D Garofoli

Hat Tip: Neuromancer.

~ di D Garofoli su novembre 24, 2011.

Una Risposta to “Aping Mankind”

  1. Il libro lo conoscevo. Ho scritto pure un articolo sull’argomento. Ma la tua segnalazione è altrettanto importante.

    http://www.carmelodimauro.com/?p=1142

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