Ex Machina

Su PLoS ONE é stato pubblicato di recente un lavoro eseguito presso l´unitá di primatologia cognitiva dell´Istituto di Scienze cognitive di Roma (primo autore: Valentina Truppa) al quale io stesso ho preso parte durante la fase iniziale. Il paper completa il discorso aperto da un altro lavoro pubblicato su Animal Cognition lo scorso anno, dimostrando che a fronte di una relativa facilitá (e sottolineo relativa) da parte dei Cebi di acquisire concetti astratti di uguaglianza e differenza, il ragionamento analogico in questa specie risulta al limite delle loro potenzialitá biologiche. Tuttavia, al contrario di quanto proposto originariamente da coloro che vedevano una cesura netta tra le scimmie non-antropomorfe, definite paleologiche, e le antropomorfe analogiche, i nostri dati hanno messo in luce che soggetti particolarmente promettenti possono essere in grado di risolvere compiti di associazione relazionale in particolari condizioni sperimentali, fornendo la seconda prova che questa specie puó spingersi in condizioni di laboratorio oltre la soglia della paleologicitá. In virtú di ció potrebbero essere felici coloro che hanno sempre supportato l´idea che Darwin avesse visto giusto nell´attribuire una continuitá qualitativa alle proprietá cognitive dei primati, posto che abbia senso parlare di continuitá in specie separate comunque da milioni di anni di evoluzione. Tuttavia, sono del parere che evidenze come queste non riescano comunque ad intaccare l´argomento dell´Errore darwiniano, per il semplice fatto che una estensione cognitiva, prodotta dall´interazione di un artefatto umano, in questo caso un touch screen con il quale l´animale é addestrato, potrebbe dirci poco in chiave evolutiva e offrire il suo massimo contributo conoscitivo proprio nel dimostrare gli effetti positivi delle interfacce tecnologiche e della pratica sulle potenzialitá neurocognitive di un organismo. In natura, infatti, non ci sono né schermi tattili né sperimentatori e l´impossibilitá di un sistema biologico di spingersi oltre i suoi limiti autonomamente resta comunque un limite biologico, a mio modo di vedere, anche se contraddetto in condizioni sperimentali. D´altronde, se domani trovassimo un artefatto alieno in grado di far acquisire agli esseri umani una nuova facoltá cognitiva X, capace di estendere la nostra mente ad aspetti del reale prima sconosciuti, risulterebbe comunque difficile affermare che il nostro cervello, un giorno prima del contatto con l´artefatto, fosse in grado di gestire X. Forse potrebbe essere capace di raggiungere X in millenni, ma a quel punto tale sarebbe la variazione dell´ambiente e del sistema-organismo stesso che forse non saremmo piú gli esseri umani di oggi, cosí come i cebi non sarebbero piú tali se avessero evoluto autonomamente il ragionamento analogico.

D Garofoli

~ di D Garofoli su settembre 20, 2011.

7 Risposte to “Ex Machina”

  1. è sempre un piacere ricevere notizie da questo blog.

    La mia domanda è: se non fosse alieno quell’artefatto?
    Ma un libro, un contenuto di un blog, una qualsiasi cosa generata dal lavoro cognitivo di un altro sistema biologico che va a stimolare il lavoro cognitivo di un altro sistema biologico, umano o meno?

    E’ quello che succede in continuazione: la bellezza della condivisione è questa.

    Ora sto partendo per la tangente, ma credo sia un discorso sensato, forse ovvio, ma è una riflessione che trovo fondamentale.

    Che ci dà un’idea del perché dello sviluppo esponenziale della capacità cognitiva-tecnologica umana negli ultimi millenni-secoli-decenni…

  2. Certo … inneschi … enzimi … uno solo può trasformare gli altri … Induzioni molto puntuali con effetti a catena. Continuamente sono stupito dal fatto che una grandissima parte della popolazione sembra non avere la minima idea del suo intorno tecnologico e culturale, limitandosi ad essere, in entrambi i casi, “utenti”. Se questo è vero, e se questo può sottendere a differenze reali tra individui, può voler dire che quello che noi chiamiamo “progresso” è un qualcosa legato al lavoro di “pochi”, che funzionano come “inneschi” offrendo le combinazioni necessarie a far evolvere storicamente tecnologia e cultura. Nel primo caso si parla solo di strumenti (ed è già abbastanza), ma nel secondo caso si parla anche di mente …

  3. In realtá peró il punto del discorso é leggermente differente. Un libro, un blog o un altro essere umano sono sicuramente sufficienti a produrre quella riconfigurazione “quantitativa” delle nostre risorse neurali che é alla base dell´ipotesi del “riciclo neuronale”.
    Il problema qui riguarda l´eventualitá che una situazione culturale contribuisca a produrre una variazione “qualitativa” del sistema, cioé a sviluppare una funzione del tutto nuova, che non é semplicemente prodotta dalla riconfigurazione di quelle giá esistenti. Ancora una volta si torna cioé alle radici del discorso sull´evoluzione cognitiva umana: é possibile che una variazione dell´ambiente, della realtá sociale e demografica, della cultura, porti gli esseri umani a “scoprire” di possedere alcune capacitá cognitive che prima possedevano, ma ignoravano?
    Stessa cosa per la questione inneschi: potrei innescare gli altri dicendo “Ragazzi, ho inventato questa cosa che é troppo forte”, ma forse non potrei farlo dicendo: “Ragazzi, mi sono reso conto che so ragionare in maniera analogica”.

  4. haha🙂 bella l’ultima!
    Mi piace un sacco questo argomento!
    Evoluzione, evoluzione psicobiologica quali e quantitativa (che non ho proprio ben capito di che si tratta… se parlo con un amico o leggo un libro o imparo ad usare un computer, cos’è, mi cresce il numero dei neuroni?? scusate la mia ignoranza ma il riciclo neuronale non riesco a collegarcelo!) – poi c’è il concetto di l’innesco e di riconfigurazione di elementi già esistenti. Sono così diversi?

    Insegnare matematica ad una persona crea una capacità cognitiva o ne risveglia una dormiente?
    Fino a che punto si può spingere l’adattabilità biologica del cervello umano a nuove competenze?
    Si può integrare la biologia con la tecnologia a livello di computazione cognitiva?
    Credete nella possibilità di un cyber organismo avanzato?

    Ragazzi scusate se vi sfrutto ma mi sto divertendo troppo🙂
    Sono onorato di poter attingere ai vostri pozzi di scienza!

  5. L’ontogenesi (cioè lo sviluppo nel ciclo di vita individuale) è strettamente connesso con l’ambiente culturale e sociale. Dinamiche mediate dall’apprendimento e dalla storia del sistema in cui si vive. Si rigenerano possibilmente le strutture delle conoscenze culturali e tecnologiche senza però essere inserite nella storia filogenetica (che obbedisce a regole, nel modello darwiniano, di trasmissione genetica). La conoscenza permette sviluppi culturali enormi, ereditabili lamarkianamente, non geneticamente.

  6. @Paolo:

    1) Il riciclo neuronale é l´ipotesi secondo cui la scrittura o altre pratiche che non possono avere avuto a che fare con l´evoluzione biologica in senso stretto agiscono letteralmente riciclando aree del cervello evolutesi per fini simili. Ad esempio, per la scrittura mi viene in mente di pensare ad aree che hanno a che vedere con attenzione, cosí come con la memoria (sto sparando…). Comunque, in un vecchio paper di Maguire si dimostrava che la sostanza bianca nell´ippocampo dei tassisti londinesi cresceva a seconda degli anni di servizio passati a bordo del taxi, una necessitá scomparsa in seguito alla venuta dei sistemi di navigazione satellitare.

    2) Innesco, riconfigurazione: la differenza in realtá é tra “rivelazione” di capacitá che giá si hanno e creazione di nuove. La differenza é notevole e costituisce in archeologia cognitiva uno dei temi di dibattito piú accesi, sebbene nessuno la ponga in questi termini. In pratica esiste una scuola di pensiero secondo cui noi Homo sapiens avevamo la stessa struttura mentale sin dall´inizio e ci siamo resi conto di ció solo a causa di grandi mutamenti demografici avvenuti nel nostro passato. Estremizzando il tutto si arriva a sostenere il mito secondo cui gli esseri umani “non sfruttano pienamente il proprio cervello”… Sai la storia del 10%…

    3) Matematica: in che senso? nel senso che la matematica é predeterminata e viene “svelata” durante la vita? Non vedo ragioni per supportare questa tesi.

    4) Cyborg: vedi post di Bruner su neurochip e affini qualche tempo fa (quello con il Dr. Oktopus).

  7. […] barriers, which is expressed in the final part of the post, ought to be taken into careful consideration. Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this […]

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