Palatoschisi

Correlazione non significa necessariamente causalitá, questo almeno é certo. Tuttavia nel momento in cui ci troviamo ad osservare un fenomeno X in presenza dell´evento Y in piú situazioni e campi di analisi differenti, forse potremmo iniziare a chiederci il perché questa occorrenza si presenti sistematicamente e quali siano le relazioni che legano X ed Y. Sto parlando, in questo caso, di forma e funzione cerebrale, concetti cari a questo blog, in virtú delle ipotesi paleoneurologiche che propongono di associare all´espansione autapomorfica delle regioni parietali superiori negli uomini moderni (Bruner, ultima decade) e alla specificitá di una fase ontogenetica dedicata al processo di globularizzazione (Gunz et al. 2010), un potenziale vantaggio cognitivo nella nostra specie rispetto alle forme umane arcaiche non globulariazzate (Neanderthal), o almeno la base per la successiva evoluzione di tale vantaggio. Variazione della forma implica dunque riconfigurazione della geometria cerebrale e cosí dei rapporti tra i distretti; da qui, l´ipotesi che regioni collegate diversamente potrebbero condurre ad un esito cognitivo altrettanto diverso, poiché capaci di processare l´informazione in maniera differente. La paleoneurologia suggerisce che forma e funzione dunque siano in qualche modo associate, ma se si tratta di epifenomeno o causalitá, non é dato sapere, almeno per ora. Ció che appare chiaro é che questa associazione sembra essere presente anche in alcune patologie dello sviluppo, come il Non-syndromic Orofacial clefting, una forma di palatoschisi, dove mutazioni nei geni che regolano alcune componenti morfologiche facciali sembrano mostrare ripercussioni sulla forma cerebrale e quanto piú questa defomrazione é accentuata, tanto piú i deficit cognitivi sono rilevanti. Di recente, Weinberg et al. (2009), hanno pubblicato un lavoro di morfometria geometrica nel quale discutono la tipologia della alterazione morfologica nel cervello di questi pazienti. Si tratterebbe sempre di una alterazione delle regioni posteriori, che tuttavia non segue lo schema bruneriano di compressione parietale, ma é basata in questo caso su un fenomeno di riduzione del blocco occipito-temporale, con conseguente frontalizzazione dell´encefalo. Il destino effettivo dei lobi parietali non mi sembra tuttavia ben definito, poiché quantificati sempre mediante l´uso di una corda occipito-parietale, che non permette, a mio modo di vedere, di comprendere esattamente cosa accada alla forma dei lobi parietali quando gli occipitali si accorciano. Ma a prescindere dall´entitá specifica della variazione morfologica, ció che conta in questo caso é l´evidente ritorno alla premessa del post: da piú punti di vista cominicamo ad osservare lo stesso fenomeno, il che induce a pensare che forse la relazione tra forma e funzione é stata sottovalutata e necessita di ulteriore attenzione.

D Garofoli

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~ di D Garofoli su agosto 18, 2011.

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