Marchio parietale

Ci risiamo. Un altro articolo parietale. Il rovescio della medaglia: la squama. Questa volta non si usano riferimenti anatomici cerebrali, ma quelli ossei, punti antropometrici di tutta la vita, segnati sui calchi a fuoco lungo le suture. Il tutto rende la metrica più standard e convenzionale, ma i risultati non falsificano le ipotesi fatte fino ad ora. Nell’uomo moderno la squama parietale aumenta la sua curvatura all’aumentare delle dimensioni encefaliche: quanto più lungo più curvo longitudinalmente, quanto più largo più curvo lateralmente. E, a parità di altri fattori, comunque sempre più curvo delle specie umane estinte. Altre evidenze parietali quindi, ma semplici e lineari. Ce ne era bisogno, passo a tratti ridondante ma necessario. Per due ragioni. In primo luogo il salotto ha spesso criticato l’utilizzo di referenze anatomiche endocraniche, diffidando della loro validità. Ora la critica e la cautela verso l’identificazione di elementi corticali sui calchi endocranici sono precauzioni indubbiamente necessarie, non ci sono dubbi. Quello che stona non è la scarsa fiducia nelle referenze paleoneurologiche, ma … l’assoluta e dogmatica confidenza in tutte le altre, da quelle anatomiche della neuroanatomia classica a quelle molecolari e istologiche delle neuroscienze contemporanee. Comunque, ecco qui una analisi metrica delle aree parietali che non utilizza misteriosi bozzi visibili solo al paleoneurologo ma landmarks craniometrici standard, quelli dell’antropometria incondizionata. In secondo luogo questa analisi è “semplice”: statistica bivariata da manuale di biometria. Ancora ad oggi biologi e medici sono metodologicamente e concettualmente vincolati ad approcci statistici abbastanza poco articolati. Soprattutto nelle neuroscienze evoluzionisitiche sembrerebbe che sia difficile andare oltre il computo crudo del volume. Fatto è che la statistica multivariata è per molti ancora una ragione sufficiente di esclusione di un risultato dalle conoscenze disponibili. Bene, ed ecco qui allora una analisi metrica delle aree parietali che utilizza correlazioni e regressioni basiche da manuale. Approfittando di questo nuovo spazio parietale, si ribattono anche un paio di concetti che sembrano non voler entrare nella letteratura specialistica, benché ripetuti fino alla stanchezza. E così per esempio si ricorda che, contrariamente a quanto si continua ad affermare, non esistono ancora dati volumetrici di comparazione sulle aree parietali nell’uomo e nelle scimmie antropomorfe. O anche che, sebbene si faccia continuo vanto di prospettive buoniste e all’avanguardia in biologia evoluzionistica, si continua a prendere lo scimpanzé come modello primitivo della specie umana, cosa non proprio corretta e sicuramente non consigliata. Insomma, archi parietali, punti antropometrici, e statistica bivariata. E sotto sotto i rispettivi lobuli spingono la morfogenesi dell’osso …

 E Bruner

~ di Emiliano Bruner su agosto 2, 2011.

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