Il Diavolo

Un paio di settimane fa ho assistito al seminario di una archeologa emergente, sul tema “sviluppo cognitivo infantile ed evoluzione umana”, in cui veniva discussa l´importanza del gioco e delle interazioni sociali tra bambini nella costruzione della mente, con relativo collegamento al ruolo di questo intero “pacchetto” nell´evoluzione della mente e della cultura moderna (qualunque cosa ció voglia dire). Ebbene, alla fine della presentazione, mi sono avvicinato alla relatrice e con fare propositivo le ho chiesto: “Si puó dire che il tuo modello é piagetiano?”. Dieci secondi di gelo, sguardo impietrito e risposta spaventata da parte dell´interlocutrice: “Dove ho sbagliato?”.
Questo breve aneddoto é solo una delle innumerevoli manifestazioni di un fenomeno che é assai diffuso nelle comunitá scientifiche e che dilaga grazie ad una sorta di tradizione rapsodica: si prende un autore discusso, si viene a sapere che é stato fortemente criticato da una scuola di pensiero oggi dominante e, senza troppi giri di parole e approfondimenti vari, lo si bolla come qualcosa di vecchio, profondamente errato, da evitare come la peste. Quindi, poiché ci hanno detto che Piaget ha toppato tutto, Piaget é brutto e cattivo e allora via dai programmi universitari di psicologia, via dai riferimenti accademici e non osate nemmeno nominarlo nei convegni, manco fosse il diavolo. In tutto questo, non é dato sapere per quale ragione dovremmo essere costretti ad eliminare per intero una scuola di pensiero, qualora essa presenti alcune falle, piuttosto che salvarne i lati positivi, prelevando di volta in volta da essa gli elementi di interesse e scartando ció che non convince. Nessuno infatti puó escludere che la commistione tra ció che é vecchio e le conoscenze attuali possano produrre qualcosa di nuovo e rivoluzionario. Ma forse il problema é proprio questo.

D Garofoli

~ di D Garofoli su luglio 18, 2011.

2 Risposte to “Il Diavolo”

  1. Ma poi Piaget nel costruttivismo ha un enorme importanza epistemologica, oltre che teorica.
    Ricordi universitari, confermano la tua sensazione “diabolica”, lo dipingono come un “non pervenuto” nei manuali e nelle capocce dei professori (di psicodinamica).

  2. Nel vecchio dipartimento dove lavoravo, a Roma, il mio boss era un neo-piagetiano e aveva messo in risalto quest´idea a partire dal primo giorno in cui mi avevano introdotto nel laboratorio. Per capire un pochino l´ambiente in cui mi trovavo, avevo deciso di comprare un libro di Piaget che spiegasse come funzionava il costruttivismo. In sintesi: sono andato per tutte le librerie di psicologia a San Lorenzo, alla caccia di un´opera del suddetto e mi sono reso conto che era semplicemente estinto. A mia domanda, risposta dei librai: “Piaget non é piú nei programmi di psicologia da anni ormai”. Ed é vero: numerosi psicologi miei colleghi non sanno nemmeno chi sia!!

    Ció é particolarmente inquietante, se pensi che ad oggi il piú potente modello in archeocognitiva, che secondo me é quello di Barnard (2007, 2010) é di ispirazione piagetiana. E questo é solo un esempio, naturalmente.

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