Ethogram

C´é chi come hobby ha il bridge, chi i cavalli, chi il calcio. Io ultimamente sto utilizzando parte del mio tempo libero in altro modo: partecipare ai meeting di neuroetica. Il neuroantropologo infatti é figura multidisciplinare che ama spaziare tra neuroscienze, antropologia e filosofia, e se tanto mi dá tanto, rifiutare una oppurtunitá per capire come funzioni questa disciplina cosí innovativa e poco conosciuta mi sembrava davvero un peccato. Ergo, mi sono presentato al dipartimento di filosofia e ho fatto parte del piccolo gruppo di lavoro multidisciplinare, che da lidi diversi (filosofia, neuroscienze, sociologia, psicologia) prova a capire come ragionamento morale, correlati neurali e teorie etiche interagiscano tra loro. Nel presentarmi a questo gruppo di ricerca, ho esordito chiedendo a tutti i presenti di definire che cosa fosse per loro la neuroetica e le risposte, sorprendentemente, sono state tutte estremamente simili. In sostanza, questa disciplina altro non é che una branca delle neuroscienze cognitive, o della neuroantropologia se volete, che mira a comprendere come il cervello si attivi in risposta a situazioni che presentano un contenuto morale (il dilemma del carrello, ad esempio, in cui si deve scegliere se uccidere una persona per salvarne altre cinque da morte certa). Punto fondamentale, ad esempio, é la comprensione della sequenza cronologica in cui risposte emotive e raziocinio si susseguano nel ragionamento morale, allo scopo di determinare se le emozioni sorgano per prime e ad esse segua il raziocinio o se siano semplici epifenomeni dei processi di razionalizzazione. La neuroetica sarebbe dunque limitata a questo, se non fosse che ad oggi si ha l´impressione che molti autori stiano tentando di usare questi argomenti per accreditare teorie morali, nella eterna disputa tra utilitarismo e deontologia, compiendo dunque una sorta di balzo logico dal livello descrittivo a quello normativo. La strategia con cui si propone ció é molto semplice quanto ingannevole: siccome la maggior parte delle persone ha una forma di ragionamento morale X e una lesione cerebrale produce la scomparsa di X, a questo punto X é una legge universale su cui costruire una dottrina etica. Come sia possibile procedere in questo modo Dio solo lo sa, tuttavia la domanda interessante potrebbe essere quella esattemente contraria e cioé se una dottrina etica normativa, logicamente solida, vada a coincidere o meno con principi generali alla base della biologia umana. O, in altre parole: quanto é efficace un´etica razionale dal punto di vista adattativo?

D Garofoli

~ di D Garofoli su luglio 9, 2011.

4 Risposte to “Ethogram”

  1. Fichissima questa cosa.
    Dal mio punto di vista, sarei cauto nel dividere nettamente i concetti di “dottrina etica normativa, logicamente solida” in questo caso prodotto della Razionalità, da biologia, dato che è la biologia che da vita alla Razionalità, la quale non fa altro che notare le leggi dell’Universo e applicarle per portare la probabilità di successo dalla sua parte.
    E’ tutto un gioco di probabilità.
    Tal comportamento aumenta la probabilità di riproduzione, di sopravvivenza, di benessere ecc. e tale comportamento verrà ripetuto, tramite apprendimento, a livello cognitivo o perché no biologico.
    Ci sono un sacco di comportamenti vantaggiosi scritti nel nostro genoma.
    A partire dalla curiosità, dalla paura.
    Non so se mi spiego…
    Piuttosto il problema lo andrei a cercare nel grado di interpretatività (top-down) del concetto “dottrina etica normativa, logicamente solida”, in questo caso: Razionalità applicata alle dinamiche evolutivamente significative della vita.
    La differenza sembra essere che la Natura, culturalmente definita, funziona per norme bottom-up, apparentemente senza nessun controllo sugli eventi, senza una meta.
    Quello che funziona, continua ad esistere e prolifera, punto. Le leggi le decide la fisica.
    (Sempre se non ammettiamo l’esistenza del Disegno Intelligente, chiaro.) Mentre invece la fredda Razionalità è top-down, e si porta dietro i relativi difetti interpretativi insiti nella sua natura.
    Stesso errore in cui incappa la psicoanalisi, che funziona, come nel trattamento delle personalità multiple, ma non funziona dappertutto.

    Domanda da porsi: che cosa vuol dire adattivo?
    Fitness riproduttiva?
    Evoluzione ottimizzata?
    Qualità della vita?
    ….
    chi più ne ha più ne metta… un po’ come la definizione di intelligenza,sta bestia nera. Stesso problema, perché, guarda caso, son concetti collegati.
    Il controllo dell’ambiente esterno lo ottieni grazie all’intelligenza.
    Scopo? qualità della vita, sotto molti aspetti.
    Fisiologico, riproduttivo e di benessere.
    Una specie di Maslow rivisitato in chiave generica.

    Una domanda carina da porre all’assemblea di filosofi potrebbe essere: Impersonificate per un momento la signora Evoluzione:
    Che bisogni maslowiani ha?

  2. Io credo che sul tema neuroetica ci sia una grande confusione, probabilmente dovuta alla giovane etá della disciplina e al fatto che molti ricercatori provano a sfruttare la multidisciplinarietá per sostenere tesi ben radicate nel loro specifico dominio di indagine, piuttosto che sviluppare qualcosa di totalmente nuovo. Questo naturalmente porta ad una serie di associazioni da far west, che contribuiscono a rendere la materia ancora piú oscura.

    Secondo me il fatto che la natura funzioni con fenomeni bottom-up non ci permette in alcun modo di produrre inferenze su una dottrina etica che é top-dow. Quindi, se le mie impressioni sono corrette, il tentativo di dare forza all´utilitarismo come dottrina etica, tirando in ballo esempi storici ed evoluzione umana mi sembra molto sterile. Un modello in cui una certa etnia o classe sociale viene eliminata fisicamente allo scopo di massimizzare il benessere della maggioranza, ad esempio, potrebbe essere in certi frangenti estremamente adattativo, ma ció non lo rende comunque tollerabile, per il semplice motivo che é il prodotto di una logica completamente irrazionale e fondata su un accordo tra persone che hanno il monopolio della forza. Il paradosso, secondo me, sta nel fatto che chi accredita una dottrina utilitarista di questo tipo, in pratica, é costretto ad ammettere che, qualora un domani egli venga a trovarsi nei panni della minoranza da eliminare fisicamente, il resto della societá abbia il diritto di eliminarlo. E io sfido qualunque persona sana di mente a sostenere questa tesi. Quindi, ragionamenti di questo tipo secondo me vanno rifiutati alla radice, cosí come modelli che decidono a tavolino il criterio di utilitá valido per tutti vanno fermamente condannati.

    Tu tocchi numerosi punti importanti nel tuo commento, che purtroppo non ho modo né spazio per trattare. Ció che intendo far notare, peró, é che il distinguo non é tra razionalitá e biologia, ma sempre, ancora una volta, tra razionalitá e utilitá.
    Inoltre, io sono anche convinto che un approccio utilitarista non sia nemmeno adattativo a lungo termine, ma questa é un´altra storia.

  3. Sono onorato di poter interloquire con te!
    Devi sapere che, come avrai intuito, sono un pischello al secondo anno di psicologia, studio a Padova.
    Ne ho ancora davvero molta di strada da percorrere per anche solo avvicinarmi ai tuoi livelli di conoscenze.
    E questa opportunità, questo blog, è sconcertantemente bello.
    Fatta questa premessa, forse inutile, vorrei passare al sodo.

    Intanto grazie per la pazienza. Avevo disgraziatemente ignorato di approfondire l’utilitarismo.
    Ora che ci sono, non posso che esser d’accordo con quel che dici.
    Detto questo, mi permetto di fare un’osservazione.
    Credo che il dilemma, così posto, non abbia soluzione.
    Perché se non sai cos’è l’utilità, non puoi nemmeno ragionarci su.
    Quindi PRIMO PUNTO: essere efficace dal punto di vista adattivo che vuol dire secondo te? Se non poni un obiettivo come pretendi di sapere come andarci…questo mi chiedevo.

    Ci sono quelle situazioni in cui un organismo sacrifica se stesso per salvarne degli altri. La psicologia evoluzionistica dice che il calcolo viene effettuato in base alla fitness indiretta.
    Il professore che mi ha insegnato un po’ della materia sottoscrive la teoria del gene egoista (the selfish gene, Dawkins).
    In questa area i lavori di questo signore non sono male

    http://jhfowler.ucsd.edu/

    genopolitics … yummy.

    Una buona maniera di ragionare secondo me potrebbe essere quella per utopie.
    Quindi, SECONDO PUNTO: Qual’è la tua Utopia di mondo? di universo?
    Una volta definita, saprai anche come raggiungerla, probabilmente.
    Ma allora il dilemma etico si sposta solo di piano, dal presente al futuro.
    Quindi non si arriva da nessuna parte, di nuovo🙂

    Poi: e se fosse “vero” cioè accettabile il modello che porti come esempio, che porta alla situazione di un paradossale suicidio?
    “minoranza da eliminare allo scopo di massimizzare il benessere della maggioranza”
    Qui la domanda diventa non se essere sani o meno di mente, ma: ha senso massimizzare il benessere?
    Questa situazione problematica necessita di una valanga di fattori da considerare per essere risolta.
    Probabilmente considerarli e quindi calarli in una situazione reale e non modellizzata consente di trovarne la soluzione.
    Per esempio il problema del carrello è troppo semplicistico e quindi senza una soluzione vera o falsa.
    Più di una volta si è ben visto come una teoria che sulla carta funziona, applicata poi al mondo reale crolla miseramente.
    Quindi, se si vuole risolvere una tal cosa, bisogna calarla nel reale.

    Probabilmente la filosofia si è già occupata della questione. In tal caso chiedo scusa e spero di poter approfondire.

    E qua per chiudere concedimi però una metafora: ci vorrebbe la giurisprudenza dell’etica.
    Accetteresti una Corte Etica? con tanto di giudici e avvocati?
    (sto sorridendo da solo non preoccuparti)

    Spero che quello che ho scritto abbia un senso!
    Buona giornata!

  4. Ciao Paolo,

    e grazie a te per gli interventi e per i complimenti (sulla premessa ti risponderó in privato).
    Venendo alla questione:

    1) Utilitarismo e definizione di adattativo:

    Il problema dell´utilitarismo secondo me é tutto qui, nel paradosso di dover trovare un concetto di utilitá che, pur essendo estremamente soggettivo, debba andare bene per tutti. Dunque posso dire che l´utilitá é l´efficienza di un modello, ma a quel punto sposto il problema alla definizione del concetto di efficienza. Si puó essere estremamente efficienti nel massimizzare la qualitá della vita, cosí come la quantitá degli individui che condividono in condizioni pacifiche uno stesso ordine sociale, ecc…Questo approccio, qualora portato all´estremo, sfocia nel relativismo etico e questo é il vero problema.

    2) Massimizzare il benessere:

    Se io sono un politico senza scrupoli e mi accorgo che i cittadini che bene o male mi supportano sono in grande difficoltá perché non trovano lavoro, potrei decidere di usare la forza allo scopo di eliminare una certa classe di lavoratori socialmente invisi alla maggioranza e sostituirla con i cittadini miei supporter. Quindi massimizzo il benessere perché dó posto di lavoro a quelli che mi sostengono, incrementando la stabilitá sociale e quindi la soliditá del mio modello. Che questo poi abbia un contenuto morale assolutamente discutibile, é tutto un altro problema, ma non credo interessi all´utilitarista, in fondo.

    3) Corte Etica: che cosa intendi?

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