Rational Agency

Nei giorni scorsi si é tenuta qui a Tübingen una conferenza multidisciplinare, organizzata da Hong Yu Wong, che ha visto alternarsi sullo stesso palcoscenico filosofi e neuroscienziati, secondo l´interessante formula che prevedeva il commentario di un filosofo a seguito dell´intervento di un neurologo/neurobiologo/psicologo e viceversa. Tema di discussione principale sono stati i meccanismi di controllo razionale della azione, con i neuroscienziati impegnati nella descrizione di come essi si manifestino e di come siano empiricamente correlati alle attivazioni neurali e i filosofi intenti a spiegare che cosa essi siano e come si possano collocare in un quadro teorico piú ampio che definisca l´essenza stessa della mente. Si é provato dunque a seppellire l´ascia di guerra che solitamente divide comunitá cosí diverse come quella umanistica e quella scientifica, con l´obiettivo di diradare la coltre di fumo che é presente laddove queste discipline entrano in contatto. Ad un osservatore come me, che si muove costantemente tra neuroscienze e filosofia, l´esperimento é sembrato riuscito e, scremando l´incredibile fiume di parole che é stato prodotto da ambo le parti, sono emersi concetti senza dubbio degni di ulteriore considerazione. Particolarmente rilevante il focus filosofico su quello che si presenta come un meccanismo conoscitivo per il controllo dell´azione umana alternativo al raziocinio e basato sulla connessione spontanea tra caratteristiche della realtá esaminata ed emozioni: l´intuizione. A seguire, un talk neuoroscientifico in cui sono stati presi in esame i correlati neurali dell´intuizione, mostrando come questo fenomeno sia gestito da un network di aree orbitofrontali in relazione con il sistema limbico e come la lesione selettiva di queste regioni produca un deficit in performance basate su giudizi di coerenza “intuitivi”, che porta al paradosso in cui i pazienti lesi ragionano in maniera piú razionale rispetto ai soggetti sani. Per quanto riguarda chi come noi é interessato all´archeologia della mente, potrebbe essere interessante a questo punto chiedersi come i due sistemi decisionali si siano evoluti negli esseri umani ed in particolare se l´intuizione sia un residuo del nostro passato evolutivo, o se al contrario abbia seguito una traiettoria di sviluppo parallela a quella del raziocinio.

Considerevole anche la parte conclusiva della conferenza, in cui é stato abbondantemente discusso il concetto di embodiment e consapevolezza del corpo nel controllo dell´azione, con relativo talk neuroscientifico in cui si mostrava come sostituendo le nostre “mani biologiche” con protesi artificiali a forma di mano, ma piú piccole o piú grandi in taglia, i soggetti avessero una percezione della realtá fisica variabile in proporzione, a testimonianza del fatto che la forma del nostro corpo scolpisce il modo in cui percepiamo la realtá, nonché la struttura della mente stessa. Anche in questo caso, la domanda paleoantropologica sorge spontanea: se esiste infatti un embodiment cosí profondo, é possibile che una variazione strutturale anche modesta nel corpo umano durante la sua evoluzione abbia provocato anche solo una piccola alterazione nel modo di percepire la realtá, con conseguente effetto sul sistema cognitivo? Esempio a caso: le popolazioni di Homo sapiens arcaiche sono notoriamente piú robuste di quelle attuali: é dunque possibile pensare che esse abbiano percepito la realtá in maniera diversa a causa di una struttura del corpo diversa?

D Garofoli

~ di D Garofoli su giugno 13, 2011.

4 Risposte to “Rational Agency”

  1. Temi tutti interessanti, mi sarebbe piaciuto molto esserci. Ma hai dato già tu stesso spunti notevoli. La tua domanda resta apertissima, presumibilmente a favore di percezioni piuttosto diverse tra “gerarchie antropologiche” dei Sapiens. Hai dato una occhiata al nuovo libro di Humphrey? Potrebbe fornire delle indicazioni. (http://www.amazon.com/dp/0691138621/ref=cm_sw_r_tw_dp_avh9nb0AZ2SXW)

  2. Sí, bisognerebbe capire fino a che punto il corpo influenzi la percezione della realtá. Cioé: la relatrice che ha parlato di embodiment ci ha detto una cosa fondamentale e cioé che se altero artificialmente la struttura del corpo, il mondo ci sembra diverso. Ma le alterazioni nei casi dai lei trattati erano notevoli: le mani umane erano sostituite con protesi molto piú grandi o piú piccole e gli oggetti apparivano diversi ai soggetti sperimentali. Ma cosa accade se vario solo leggermente il corpo delle persone o se lo cambio in maniera tale che la alterazione non vada ad influire direttamente sulla manipolazione delle cose?

    Non conosco il libro, ma grazie per la segnalazione: potrebbe contenere informazioni utili, anche se dalle prime pagine mi é sembrato legato piú che altro al problema duro della coscienza, o sbaglio?

  3. Sì, il libro che ti ho segnalato rientra nel discorso “coscienzioso” che sta facendo girare la testa a molte capocce.
    Per quanto riguarda il corpo, volevo soltanto suggerirti l’esempio dei disturbi alimentari, i loro cambiamenti del corpo riorganizzano la realtà affinché sia rassicurante al cospetto delle loro oscillazioni emotive.
    Cambiano la realtà esterna cambiando il loro corpo. Un lampante esempio di mente motoria (anziché antiquatamente “passiva”).

  4. Interessante l´esempio dei disturbi alimentari: non lo avevo mai preso in considerazione. Di Hard Problem ne ho abbastanza per ora e quindi sono costretto a passare, calcolando il fatto che nel frattempo sono diventato compagno di merende dei filosofi e una volta entrato nel tunnel della loro logica é la fine.

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