Neurogenesi estesa

L’integrazione visuo-spaziale a livello delle aree parietali suppone una proiezione guidata della realtà esterna, una proiezione di sé stessi, e una integrazione delle due proiezioni che da luogo alla capacità di simulazione generando una “realtà immaginata” manipolabile virtualmente. La teoria della mente estesa e soprattutto dell’interfaccia mente-oggetto vuole che la realtà fisica sia di fatto una componente attiva della nostra mente, necessaria a produrre quei processi cognitivi che la bruta massa neurale da sola non può generare indipendentemente. Queste due prospettive (dico io che sono le due ipotesi più interessanti della biologia cognitiva attuale) presentano evidenti spunti di integrazione. Un area di contatto generica ma fondamentale è l’interfaccia individuo-ambiente. L’oggetto è incredibilmente rilevante come estensione neurale, e allo stesso tempo chiude il circuito occhio-mano gestito dalle aree parietali. E la catena [sistema neurale –  mano – oggetto] diventa asse portante di imprevedibili conseguenze cognitive. Bene, dopo aver raggiunto la maturità neurale con l’introduzione di internet, il sistema nervoso di Gaia (ovvero, noi) sta passando ad una successiva tappa di integrazione: quella fisica. Gli impianti cerebrali, in tutta la loro necessaria inefficienza attuale tipica dei tentativi pionieri, stanno dando i primi risultati convincenti: muovere un cursore su uno schermo o controllare un braccio meccanico “col pensiero” sono già obbiettivi conseguiti, sebbene in tutta la loro preliminare condizione. In mancanza del corpo (gli impianti cerebrali si sperimentano su pazienti con danno neuromotore irreversibile) il sistema neurale si interfaccia direttamente con l’oggetto. Impressionante. L’asse [encefalo – corpo – mondo] subisce una alterazione drammatica, uno shunt tra i due estremi della catena eliminando il passo intermedio, con tutti i suoi feedback che potrebbero essere alla base non solo di necessità meccaniche, ma anche della generazione di livelli cognitivi. C’è poco da fare: le teorie sui lobi parietali, così come la teoria dell’interfaccia mente-oggetto, forse stanno per trovare il cammino della verifica sperimentale.

E Bruner

(Questo post nasce dopo un incontro con Sydney Cash al XV Congresso della Società Spagnola di Neurologia, durante una sessione sul passato e sul futuro dell’evoluzione cerebrale)

~ di Emiliano Bruner su giugno 2, 2011.

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