Stasi

Raymond Dart aveva una particolare preparazione in neuroanatomia, e combinazione volle che incrostato alla faccia del primo australopiteco della storia ci incontrasse anche il suo calco endocranico naturale. Possiamo dire letteralmente che la paleoneurologia nasce di fatto insieme alla stessa paleoantropologia: due discipline appiccicate da sempre da una sottile matrice di sedimento minerale. Sudafrica, 1924. E a rileggere la pubblicazione ufficiale della scoperta del bambino di Taung su Nature l’anno successivo si rimane abbastanza colpiti. A parte i molti dettagli affascinanti tipici dei salti nel tempo, in realtà quello che colpisce è proprio il contrario, ovvero l’attualità del testo. Il lavoro è, a fronte di una preparazione sul tema indiscutibile, essenzialmente descrittivo e narrativo. Proprio come la maggior parte degli articoli paleoantropologici attuali nelle grandi riviste di prestigio. L’unico approccio comparativo utilizza una tecnica di superimposizione geometrica. Proprio come nelle attuali metodologie di analisi morfologica. A livello neuroanatomico, il tratto più tangibile è una variazione nella posizione del solco lunato. A distanza di ottant’anni ancora si discute animosamente su questo tema, senza evidenze che possano chiarire la questione definitivamente. Insomma, a parte la componente di datazione cronologica (cosa non da poco) e un maggior rigore dedicato alle citazioni in letteratura, a fronte degli incredibili sviluppi in molte altre discipline scientifiche sembrerebbe che la paleoantropologia si trovi ancora a suo agio con la struttura storico-descrittiva del bel tempo che fu. Le immagini sfruttano oggi fantasiosi cromatismi tomografici come specchietti colorati per indigeni stupefatti, i confronti geometrici scivolano su rigorosissimi algoritmi cabalistici, il numero degli autori si è moltiplicato per oscuri indici geopolitici iterativi, ma il contenuto degli articoli è lo stesso, e le conclusioni pure. Andiamo al sodo. Nel 1925 Raymond Dart afferma che tra le scimmie antropomorfe attuali e i più antichi ominidi la differenza più palese ed eclatante sia nei secondi uno sviluppo maggiore delle aree parietali. Cinquanta anni dopo Ralph Holloway conferma questa ipotesi con dati metrici. Quasi trenta anni più avanti Emiliano Bruner ottiene risultati simili analizzando il genere umano con metodi di morfometria geometrica. In cambio fino all’anno scorso non c’erano evidenze quantitative sulle variazioni delle aree frontali nei fossili. Allora, la domanda è: se le evidenze paleoneurologiche da cento anni interessano sempre e solo le aree parietali, perché nello stesso secolo si è sempre e solo discusso delle aree frontali, per le quali peraltro non ci sono mai state evidenze analitiche di una variazione nel registro paleontologico? Le risposte sono sicuramente diverse, e tutte valide … Si va dalla scarsa credibilità dei paleoantropologi che in genere convincono solo i mass-media ma non i ricercatori degli altri settori, alla quasi totale mancanza di connessione tra paleoantropologia e società, per la quale affermare una cosa o il suo esatto contrario non comporta differenza alcuna.

Due note per terminare. Per primo è interessante notare che, sebbene Dart nel suo articolo brilla e canta di gioia e sorpresa per aver localizzato differenze cerebrali tra australopiteci e scimmie antropomorfe, gran parte della letteratura divulgativa o di base successiva dirà il contrario, confondendo conformazione cerebrale (diversa nei due gruppi) e taglia cerebrale (simile nei due gruppi). Ovvero la sua immensa soddisfazione per aver trovato differenze cerebrali nei primi ominidi verrà di seguito trasformata dalla divulgazione nel suo opposto (per esempio, vedere nella sua biografia su Wikipedia). La seconda nota è strettamente socio-epistemologica, e riguarda un altro aspetto delle pubblicazioni scientifiche che pare non sia cambiato affatto: leggendo i ringraziamenti alla fine del testo, scopriamo che già nel 1925 … i cattedratici si facevano preparare le illustrazioni dagli studenti e dai borsisti!

 

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su gennaio 31, 2011.

Una Risposta to “Stasi”

  1. […] Tobias veniva dalla biologia e dalla medicina, nel Sudafrica dell’apartheid, nel Sudafrica di Raymond Dart, suo predecessore e tutore. Dal Sudafrica all’Inghilterra e agli Stati Uniti, e dai cromosomi ai […]

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