Copulo ergo sum

La chiave quantitativa del processo di selezione e evoluzione è la fitness darwiniana, ossia il numero di copie che un certo genotipo riesce a generare. In soldoni: il numero di figli. L’adattazionismo estremo raramente si chiede “questa variazione genotipica o fenotipica davvero influenza il numero di figli?” Perché se una variazione è concettualmente strepitosa oppure pessima, ma non influisce positivamente o negativamente su questo parametro, allora per la selezione naturale semplicemente non esiste. La selezione è cieca alle variazioni che non influiscono sul numero di figli. Molte variazioni (forse la maggior parte) non influiscono almeno al principio sui livelli di trasmissione del patrimonio genetico, ma sono in questo caso conseguenze secondarie delle reti di relazione complesse tra geni, tra caratteri, e tra geni e caratteri (poligenia, pleiotropia, allometria, etc.). O a volte sono semplici derive statistiche. Ma tornando al concetto di selezione: un adattamento è evoluzionisticamente tale se e solo se influisce sul numero di figli. E nessuno ha mai necessariamente dimostrato che l’encefalizzazione possa necessariamente rientrare in questa stretta definizione. Ovvero: un incremento delle proporzioni cerebrali influisce sempre positivamente sul numero di figli? Processi di encefalizzazione sono stati descritti nell’evoluzione di moltissimi taxa, ma non sembrerebbe proprio che aver più risorse neurali possa salvare dall’estinzione o garantire comunque un certo successo filetico. Di fatto, gruppi zoologici encefalizzati si estinguono tanto quanto quelli suppostamente più tonti. E di fatto negli stessi gruppi per una o poche specie intelligenti ce ne sono tante meno brillanti ma che se la passano evoluzionisticamente benissimo. Per il genere umano con il suo adattamento culturale super-organico la questione è ancora più spinosa: la separazione più o meno parziale dello stimolo sessuale da quello riproduttivo, e tutto il contesto neuropsicologico che associa cultura e sessualità, hanno creato una indipendenza abbastanza evidente tra fattori neuro-cognitivi e trasmissione del genoma. Di fatto, non sembra ci siano correlazioni statisticamente significative tra indicatori psicometrici come il quoziente intellettivo (IQ) e il numero di figli. Senza troppa fiducia in questi indicatori, comunque l’assenza di evidenza lascia quantomeno il problema aperto. Come promemoria iconografico per ricordarci ciò che davvero conta nell’evoluzione rimane la classica geometria di molte Veneri paleolitiche: seni enormi e grandi ventri, sotto una testa piccina picciò.

 

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su gennaio 21, 2011.

6 Risposte to “Copulo ergo sum”

  1. Begli spunti grazie!Ma nella fitness darwiniana non interviene anche il fattore sopravvivenza?Se grazie ad un cervello piu’ grande sopravviviamo per PIU TEMPO (quindi abbiamo una vita piu’ lunga) avremo piu’ figli. O no?

    A proposito delle veneri c’e’ chi e’ convinto che siano donne incinte.

  2. In teoria si, ha senso. In pratica i numeri non sembrano confermarlo con troppa allegria. Si estinguono gli intelligenti tanto come i tonti, e a fronte delle poche specie sveglie i grandi successi filogenetici sono quelli sui sistemi nervosi più semplici … C’è qualche analisi antropologica su intelligenza e longevità (e non so perché ma in questi temi spesso sono pionieri i ricercatori scandinavi e nordici in generale …), ma come al solito poi ci sono condizioni socio-economiche che confondono molto l’interpretazione dei risultati …

    A parte i dubbi sulla relazione tra intelligenza e fitness, ci sono poi quelli sulla relazione tra intelligenza e encefalizzazione. Entrambi i temi sono dibattutissimi … La loro integrazione (ovvero la relazione tra encefalizzazione e fitness) diventa allora ancora più contorta! Meglio non dar nulla per scontato …

  3. Che amenità di articolo, grazie!
    Bisogna andare dritti al punto, e cioè che l’evoluzione umana si differenzia in modo palese da quella animale, correlata per lo più al successo in termini quantitativi di trasmissione del genoma.
    “adattamento culturale super-organico” .
    Questo sì che è un argomento cazzuto su cui lavorare!
    Che tipo di studi ci sono sull’argomento?

  4. Sul piano dei numeri dubito che possiamo trovare delle conferme a ipotesi di lavoro come la correlaizone tra processi neurocognitivi e fitness. O per lo meno, la statistica e altre indagini quantitative si inseriscono all’interno di più complicati processi coesistenti che vanno a caratterizzare la trasmissione genotipica. Insomma, prendiamo il ruolo che ha avuto nella storia l’accumulo culturale delle conoscenze acquisite e trasmesse. Si tratta soltnato di numeri o di quozienti di intelligenza? Ecco perchè eviterei di osservare soltanto il livello di encefalizzazione o statistico dei numeri neuroanatomici, rischieremmo di semplificare a discapito di una serie di processi circolari ed emergenti non deducibili da livelli di analisi antecedenti.
    Da quanto ho letto in questo post, deduco un rispettoso equilibrio tra conservazione (legittima) e dubbio, cioè Darwin e tifoserie ultrà biologiste. Ottimo lavoro, il vostro blog.

  5. Dunque, per quanto riguarda la domanda di Paolo, il fatto che le regole di trasmissione e evoluzione dell’adattamento biologico e dell’adattamento culturale siano molto differenti è noto e discusso da sempre. Geneticamente darwiniano il primo, evidentemente lamarckiano il secondo … L’Ecologia Umana si fonda proprio su questo principio, integrato opportunamente con l’influenza dell’ambiente e soprattutto con una attenzione ad oggi ancora tutta da riscoprire tra adattamento genetico e adattamento fisiologico. Una sintesi divulgativa sulle prospettive di questa disciplina si può trovare in questo mio articolo:

    Uno, nessuno, centomila: i mille volti dell’Antropologia Biologica
    Antrocom 2006 – Vol 2 – n. 1 – 11-16
    http://www.emilianobruner.it/pdf/Antrocom2006_Bruner.pdf

    Il libro di testo di Massimo Cresta “Lineamenti di Ecologia Umana”, anche se ormai piuttosto stagionato, è poi sempre valido, ben scritto, completo, e molto convincente …

    Se poi andiamo al grano della questione, evidentemente ad oggi troviamo tutto il fiorire dei campi di integrazione tra neuroscienze e prospettive evoluzionistiche che in questo blog e anche con te abbiamo spesso discusso (neuroarcheologia, mente estesa, etc.). Il termine super-organica ci ricorda comunque che, anche se ci sono regole nuove che evidentemente introducono nuovi livelli di integrazione, sotto sotto le regole precedenti continuano ad essere valide e a fare silenziosamente il loro lavoro!

    Passando poi alla questione “numeri”, io sono il primo a non dare mai un peso eccessivo ai tentativi di quantificazione cognitiva, ma … da qualche parte bisognerà pur cominciare. Ovvero, innanzi tutto una quantificazione è necessaria al momento di vagliare “ipotesi”, sennò si rischia di rimanere con “opinioni”. Detto questo, è bene prendere i risultati non come sentenze, ma come evidenze. Certo, poi alla fine il rischio di generalizzare e trasformare scienza in religione c’è sempre, fa parte dei limiti dell’animo umano! Se poi andiamo dal neo al paleo, la situazione è ancora più stringente, e per quanto riduttivo possa essere parlare di encefalizzazione o neuromorfologia non abbiamo scampo, dovendo ahimè fare i conti con le poche informazioni disponibili … Finché ci ricordiamo che stiamo lavorando con ipotesi, modelli, e interpretazioni, e non con la realtà stessa, non dovrebbero esserci rischi!

  6. Grazie per gli spuinti di riflessione.
    Credo che la relazione tra intelligenza e cultura, in senso lato, sia ancora molto difficile da cogliere in tutta la sua complessita’. E’ molto difficile stabilire i confini della “cultura” quando si parla di specie estinte, e dei primorti dell’utilizzo di strumenti. E’ molto difficile valutare l’impatto reale dell’accelerazione risultato dell’introduzione di certe tecnologie sull’evoluzione.

    E’ anche difficile definire l’intelligenza, siamo abituati a auto-considerarci gli animali piu’ intelligenti..ma non sara’ perche’ lo facciamo col parametro della nostra intelligenza, per l’appunto?
    A cosa serve, in natura, una super intelligenza, se poi non ci porta a sopravvivere piu a lungo, con piu eredi, insomma ad estinguerci meno? Noi ci estingueremo, ma gli squali e le cozze saranno sempre li….

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