La diatriba fonologica

Nonostante il contributo di Wynn e Coolidge abbia consentito di reinterpretare l´evoluzione delle funzioni esecutive sotto la prospettiva della Working Memory, per lungo tempo ció che piú ha suscitato interesse in tutto l´impianto teorico da loro prodotto, e ispirato al modello tripartito della WM di Alan Baddeley, sembra essere stato sorprendentemente una sorta di spin off della argomentazione generale e cioé  l´espansione della capacitá del Phonological Store (PS). A partire dal 2004, W&C hanno infatti introdotto, accanto alla trattazione sul potenziamento della Capacitá dell´Esecutivo centrale come base per l´evoluzione della cognizione moderna (modello originario di Kane & Engle, 2002), una argomentazione parallela sul ruolo del magazzino fonologico nell´evoluzione cognitiva umana. In particolare, un certo grado di ereditarietá della capacitá del PS, associato al fatto che questo modulo favorirebbe maggiori competenze linguistiche, come la capacitá di manipolare un piú ampio repertorio di suoni, una maggiore ricchezza morfemologica, ecc… avrebbe offerto ad Homo sapiens un modo per esprimere informazioni e concetti piú complessi, in maniera tale da rendere maggiormente rapida la comunicazione tra i vari domini conoscitivi e quindi di produrre un pensiero fluido. Questa impostazione é stata radicalmente contestata dal neuropsicologo Philip Beaman, che ha pubblicato un paper di risposta in cui punto dopo punto critica le affermazioni di W&C sul PS, dando origine ad una singolare e anche per certi versi accesa diatriba con i due autori, di cui ancora nel 2010 troviamo traccia sulle pagine di Current Anthropology. In sostanza Beaman, nel suo lavoro del 2007, fa notare a W&C che un numero notevole di studi neuropsicologici su pazienti affetti da deficit al PS mostrano che la compromissione del suddetto modulo non ha alcun effetto grave sulle capacitá di comprensione del linguaggio e sull´intelligenza fluida di questi soggetti e dunque, se “correlazione non implica causalitá”, un incremento nella capacitá nel magazzino fonologico potrebbe non aver giocato alcun ruolo significativo nell´origine della mente moderna, o piú specificamente nell´evoluzione di funzioni esecutive superiori. A questo paper polemico, é seguita una replica di W&C, nella quale gli autori cercano di difendersi dagli affondi del neuropsicologo britannico, indicando una serie ulteriore di lavori a sostegno dell´importanza del magazzino fonologico nell´acquisizione del linguaggio (e ribadendo cosí il ruolo del PS come possibile “collo di bottiglia” evolutivo).

A prescindere dalla validitá delle rispettive argomentazioni, nonché della metodologia di critica basata sul “noi contro loro”, che non ho interesse a considerare in questa sede, l´analisi della diatriba porta ad una riflessione di piú ampio respiro, che forse potrebbe in qualche modo risolvere la questione o almeno aprire un´altra serie di riflessioni collaterali. La linea critica di Phil Beaman si basa fondamentalmente sull´idea che lo studio di due funzioni neuropsicologiche, che appaiono negli umani moderni totalmente dissociate e che non mostrano alcun decadimento significativo quando l´altra funzione si trova ad essere compromessa, abbia valore anche se si guarda indietro alla storia evolutiva delle due funzioni, cioé alla loro origine e alla loro interazione nel corso dei millenni. Tuttavia, l´assenza di una evidenza diretta dell´influenza del magazzino fonologico sulle funzioni esecutive non implica che il magazzino fonologico si sia evoluto su un binario totalmente isolato rispetto a quello delle funzioni esecutive. Una possibilità infatti, é che il magazzino fonologico abbia agito indirettamente sul ragionamento superiore, favorendo, secondo la linea di W&C, un arricchimento del linguaggio sufficiente a garantire comunicazione tra i domini conoscitivi, per poi sviluppare potenzialitá di espressione innovative e quindi nuove situazioni sociali che solo gli individui con capacitá esecutive piú sviluppate avrebbero potuto cogliere. Da qui un feedback biunivoco in cui depositi di informazione e funzioni esecutive si muovono dunque su due binari separati, ma si spingono tra loro interagendo a distanza.
Una considerazione analoga potrebbe essere tratta se si assume ad esempio che le capacitá di manipolazione mentale di figure tridimensionali potrebbero essersi evolute in combinazione con una progressiva abilitá di manipolazione degli artefatti litici e di precisione motoria nei colpi inferti durante l´intagliatura. A questo punto, sostenere che un uomo moderno con un deficit nelle capacitá motorie non mostri problemi nella rotazione mentale di figure tridimensionali é sufficiente a negare l´interazione tra queste due funzioni durante l´evoluzione?

D Garofoli 

~ di D Garofoli su gennaio 4, 2011.

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