Trilogia

Ontogenesi, filogenesi, evoluzione. Il cerchio si chiude. Quasi dieci anni fa io stesso cominciavo a presentare le evidenze quantitative di una discontinuità morfologica nelle aree parietali tra la nostra specie e le forme estinte del genere umano. Strano caso studio questo dei parietali: sebbene da un lato si continuasse a ribadire la particolare forma sferica dell’encefalo moderno per la conformazione delle aree parietali e non ci fossero segnali morfologici di particolarità nelle aree frontali, per decenni le prime sono state escluse da qualsiasi tipo di analisi e considerazione, le seconde sono state continuamente oggetto delle attenzioni accademiche e giornalistiche. Questo lo dico io adesso, ma lo diceva esattamente uguale Weidenreich negli anni ’30. Eppure niente, la mente (e la cultura) umana vede quello che vuole vedere, alla faccia di chi crede che la scienza sia, contrariamente a tutte le altre soggettive e corrompibili discipline umane, libera e indipendente. E anche dopo la quantificazione morfometrica delle variazioni parietali nell’uomo anatomicamente moderno le cose rimangono identiche, tanto perché perseverare è diabolico. Articoli sul tema pubblicati sulle riviste di peso, ma allo stesso tempo onorevoli colleghi che continuano a seguire il fronte frontale senza alcun cenno di redenzione. Si può leggere in molte review di settore degli anni successivi a quelle pubblicazioni, a firma di supposti specialisti, persone che spesso avevano discusso con me di queste tematiche in congressi e seminari, che l’evoluzione cerebrale umana si caratterizza per le variazioni frontali, e forse qualche scheggia temporale. Di aree parietali, a evidenze pubblicate, si continua a non parlarne, o addirittura (drammatico) a dire che sono aree ancora non investigate. Il tutto nella stessa decade in cui neurobiologi identificano nelle aree parietali maggiori differenze con i primati non-umani, e i neuropsichiatri presentano le loro teorie su intelligenza e sistema fronto-parietale. La paleoantropologia e l’evoluzione umana arrivano sempre tardi, ma soprattutto senza fretta, tanto non muore nessuno, essendo quelli che contano (i fossili) già morti. Poi inizia la trilogia. Max Planck Institute di Lipsia. Gente preparata, e soprattutto geopoliticamente robusta, troppo robusta anche per le molte frange accademiche conservatrici o nazionaliste che con difficoltà permettono la permeazione di idee non ortodosse o comunque che manchino del marchio di fabbrica dei soliti noti. Primo, analisi ontogenetica: l’endocranio umano subisce una drastica espansione parietale nel primo periodo postatale, prima dell’eruzione della dentizione decidua. Secondo, analisi filogenetica: la morfogenesi endocraniale dello scimpanzè è molto simile a quella umana, ma manca totalmente della fase di espansione parietale. Terzo, analisi paleontologica: anche i neandertaliani, con una morfogenesi endocraniale molto simile a quella umana moderna, mancano totalemente della fase precoce di espansione parietale. Il cerchio si è chiuso, adesso bisognerà riempirlo.

 

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su novembre 9, 2010.

6 Risposte to “Trilogia”

  1. Noto un leggerissimo risentimento verso il macchinario della produzione scientifica ufficiale😉
    Cose che non mi suonano troppo nuove comunque, la ricerca di conferme piuttosto che di errori è un bias che Popper genialmente ha beccato in filosofia ma che è e sarà parecchio duro a morire!

    Ho trovato interessante comunque che nuove idee nel campo neuro-psichiatrico e biologico portino nuovi stimoli alla ricerca paleoantropologica. Io stesso studiando il manuale di neuroscienze+teorie dello sviluppo stavo formandomi qualche teoria filogenetica che si trova in pieno accordo con la maggiore attenzione rivolta ai lobi parietali. Soprattutto l’ippocampo e la memoria episodica hanno attirato la mia attenzione, in riferimento anche al fatto che noi prima dei 3 anni circa non abbiamo quasi per nulla tale facoltà.
    L’elaborazione di elementi mnestici di vario tipo (episodico astratto e non, quindi sociale, simbolico, matematico -logico e quantitativo- ecc.ecc.) è fondamentale per la maturazione di certe competenze tipiche esclusivamente della razza umana e la struttura che permette tali facoltà (così efficaci nel cucciolo umano che apprende anche 30 parole al giorno e così legnose nello scimpanzé) potrebbe essere un buon indizio per il nostro scopo di individuare le particolari zone che consentono il fiorire delle peculiari abilità umane.

    Ad ogni modo mi chiedevo, a che punto è la conoscenza scientifica in quest’ambito? (paleoneurologia)
    e a che cosa ambisce?
    Qual’è il tuo obiettivo a lungo termine nella ricerca?
    E spiegare lo sviluppo evolutivo dell’umano fino ad ora, a cosa può portare oltre che alla conoscenza fine a se stessa?
    Te lo chiedo perché nell’ultimo periodo mi sto interessando di evoluzione ma nella teoria e nel futuro. La parola cyborg mi emoziona. Sono consapevole che porterà ad una quantità enorme di dilemmi etici ma l’idea di un’essere superiore, fusione fra dna e tecnologia, mi sconvolge.

    Spero di non essere inopportuno!

  2. Beh, una bella infornata di argomenti, non saprei proprio dove cominciare …
    Innanzi tutto confermo il leggerissimo risentimento! Si, sono abbastanza stufo. La (s)vendita della scienza, le sue gestioni politiche e amministrative, le forzature sociali e massmediatiche … tutto questo c’è in qualsiasi campo, è vero. Ma è anche vero che nel settore paleoantropologico, proprio per il suo generico isolamento dal contesto produttivo e applicativo che ne rende i risultati spesso ingiudicabili (e ininfluenti), si esagera. Smodatamente. Se ci metti anche l’abuso frequente da parte di accademici e giornalisti del valore romantico e scenografico della disciplina, e le dinamiche personali/imprenditoriali nella gestione del patrimonio fossile, il problema diventa ingestibile, e stancante.

    Sfogo a parte, ti consiglio il volume recente su Current Anthropology già presentato in questo blog qualche mese fa:

    Working (Memory) Area:
    https://neuroantropologia.wordpress.com/2010/04/09/working-memory-area/

    Tutta la storia su memoria episodica, aree parietali, eccetera, trova in questo volume un aggiornamento credo abbastanza utile.

    Poi sul tema paleoneurologia la questione è ovviamente più complessa. La forma dell’encefalo può dare informazioni, soprattutto se uno considera in termini evoluzionistici e ontogenetici il rapporto tra encefalo e neurocranio. Visto che questa “forma” si può analizzare nei fossili, sarebbe un peccato non cercare di estrarre queste informazioni. Evidentemente l’informazione è confusa e limitata, ma tanto quanto molte speculazioni neuropsichiatriche, o le inferenze cognitive archeologiche, o i viaggi astrali degli approcci filosofici, o i segnali biochimici e metabolici delle analisi in vivo. Sono tutte queste sorgenti di informazione o di elaborazione conoscitiva molto parziali, che da sole lasciano il tempo che trovano. Non per questo ovviamente si butta tutto nella spazzatura e si lascia perdere l’argomento …

    Sul tuo ultimo punto faccio una riflessione rapida e anche forse abbastanza banale. Da una parte la “conoscenza fine a se stessa” è ciò che ci differenzia da un cinghiale, quindi non la presenterei come un prodotto di importanza secondaria. Oltretutto volendo darci sotto tutta la conoscenza è fine a se stessa, nulla è davvero necessario … Soprattutto a livello evoluzionistico e di fitness, un cinghiale fa molti più figli di un paleontologo ma anche di un ingegnere o di un falegname! Allo stesso tempo sappiamo bene che non è mai stato troppo accorto dire a priori cosa sia utile e cosa no …

    E per finire sul tema tecnologico ti posso solo dire una cosa: … continua a seguire questo blog!!!😉

  3. Intuivo che te la saresti presa su quell “oltre alla conoscenza fine a se stessa”🙂
    Lungi da me il disprezzare tale qualità. So bene (beh solo in via teorica, non pratica ancora!) dell’importanza vitale della libertà dall’obiettivo per la produzione scientifica, ed è per quello che bisognerebbe combattere la riduzione dei finanziamenti pubblici alla ricerca … insomma lo sai meglio di me come funzionano queste cose e in Italia c’è poco da esser orgogliosi. Sarà per quello che lavori in Spagna?

    Ero solamente curioso di sapere la tua idea in merito.
    Chiedo umilmente perdono se avevano poco senso le mie curiosità!
    In effetti la conclusione del mio intervento accennando ai cyborg sembra sminuire il resto, ma non era mia intenzione.

    Ti ringrazio per l’attenzione, è un onore!

  4. Al contrario, ottima possibilità di discutere di questi temi, che sono attualissimi! Non sai quante volte mi sento chiedere “ma a che serve?”. E mi pare chiarissimo che se il ma che serve è attuale e costante, la causa deve essere ricercata in falle della divulgazione scientifica. E anche qui ancora una volta la paleoantropologia ha delle difficoltà in più della media, perchè mentre nei laboratori veri si applicano ai fossili anatomia funzionale e modelli di integrazione multivariata per arrivare a capire i livelli di organizzazione strutturale biologica e la loro evoluzione, fuori accademia e massmedia vendono solo l’aspetto narrativo e descrittivo storico della disciplina. E’ quindi ovvio che poi uno si chiede a che servono ‘sti fossili e tutte queste teorie che possono essere vere come vero può essere il loro contrario, mentre non si fa la stessa domanda per potenziali elettrici o indici metabolici o modelli biochimici che vengono presi per oro colato ma alla fine hanno gli stessi limiti metodologici di qualsiasi altro dato analitico.

    Quindi utilissimo e centrato l’intervento!!! Grazie a te!
    E anche sulla questione cyborg non scherzavo, su questo blog la relazione uomo-macchina è sempre stata particolarmente presa … piuttosto seriamente!

    Chiudo con una nota critica ma sincera sulla situazione italiana: occhio a valutare il problema nel suo insieme, perchè se è vero che hanno chiuso i rubinetti è anche vero che … i tubi perdevano da tutte le parti!!! E credimi sono molti che se ne vanno non per mancanza di risorse economiche, ma per altri “fattori limitanti” che non hanno a che vedere nulla con governi e ministeri, e sfasciano il sistema da dentro prima ancora che lo possa fare una mala gestione nazionale!!!

    Rimando a un articolo abbastanza riflessivo sul tema, scritto proprio prima dell’”esilio”:
    http://www.emilianobruner.it/pdf/Ulisse2007_Bruner.pdf

    (perchè ricordiamo che pochi “se ne vanno”, mentre molti “vengono cacciati”, e non è proprio la stessa cosa!!!)
    😉

  5. […] la ricerca indipendente dalle grandi accademie dei compagni di merende. Poi però il rigore del Max Planck Institute confermò che l’uomo moderno ha uno stadio di sviluppo specifico delle aree cerebrali […]

  6. […] attraverso la mano. Interessante notare che la nostra specie si caratterizza a livello di geometria cerebrale proprio per un aumento delle aree parietali profonde, particolarmente dedicate all’integrazione […]

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