Sono = Sono

Tempo fa, discutendo con una ricercatrice specializzata in archeologa cognitiva, sostenni di essere interessato a comprendere quanto il record archeologico potesse dirci riguardo all’evoluzione di concetti puramente astratti nel genere Homo. Ebbene, in quell’occasione la risposta fu che il record poteva essere notevolmente informativo riguardo all’evoluzione di categorie di artefatti, quali amigdale, discoidi, lance, ecc… ma che ci potessero essere notevoli problemi nell’identificazione di astrazioni che fossero profondamente svincolate dalla realtà materiale.

Ma facciamo un passo indietro per comprendere meglio la differenza che esiste tra categorie artefattuali e concetti puramente astratti. La categoria astratta “lancia” viene prodotta a partire da una serie di regole costitutive (strutturali e funzionali) che definiscono i criteri per l’inclusione di un oggetto X nella categoria di cui sopra. Cioè, in altre parole, quando pensiamo ad una lancia abbiamo l’idea che si tratti di un oggetto appuntito, che abbia la possibilità di colpire un bersaglio trafiggendolo. Possiamo dunque spaziare tra varie tipologie di lancia, da un ramo di legno levigato con un’amigdala impiantata sulla cima, ad un’asta appuntita fatta di osso, ad una lunga arma di metallo fino ad una in titanio. Il concetto dunque è sempre lo stesso: a variare sono sempre la forma ed il materiale, ma alla fine l’ontologia di fondo (appartenenza ad una categoria) è comunque determinata dal rapporto funzione-struttura e cioè sempre vincolato alle caratteristiche fisiche degli oggetti. Al contrario, il concetto di uguaglianza (“=”) sembra essere svincolato dalla realtà materiale, completamente simbolico, algoritmico, etc…. in quanto definito semplicemente come funzione logica “X=Y quando X condivide tutte le caratteristiche di Y”. Di conseguenza, il concetto di uguaglianza appare come di gerarchia più elevata rispetto alle categorie artefattuali o naturali ed è inoltre necessario per la produzione stessa di categorie artefattuali (altrimenti non sarebbe possibile affermare che un oggetto Z è “uguale” ad una lancia). Per tornare dunque alla questione iniziale, io sono del parere che il record archeologico possa contenere in sè le tracce dell’evoluzione dei concetti astratti più alti in gerarchia, come appunto quello di uguaglianza. Tuttavia, nonostante una maggiore difficoltà oggettiva nell’astrarre dalla cultura materiale concetti di questo tipo, sembra quasi che l’archeologia cognitiva, nell’ultima decade, abbia deciso piuttosto di ignorare selettivamente il problema, preferendo concentrarsi sulle più comode questioni inerenti la cognizione spaziale o le “categorie materiali”. Ad esempio, nella review fondativa di Thomas Wynn (2002), è interessante notare come numerosi autori abbiano intavolato una discussione animata su coordinate euclidee, rotazione di figure tridimensionali, coscienza spaziale, ecc… senza aver considerato il fatto che un ominide, guardando il profilo di una pietra appena intagliata su un solo lato, avrebbe potuto far riferimento a concetti astratti di uguaglianza e diversità per scegliere come continuare la propria opera. Selezionare l’enantiomorfo corretto fra due possibili configurazioni spaziali, al fine di ottenere un oggetto simmetrico, necessita tanto di abilità spaziali complesse quanto di giudizi “same/different”, ma di come questi ultimi siano apparsi alla coscienza nel genere Homo non sembra esistere alcun resoconto dettagliato.

D Garofoli

~ di D Garofoli su ottobre 18, 2010.

2 Risposte to “Sono = Sono”

  1. Bisogna ricordare pero’, che nella scuola francese du tecnologia litica, la parte cognitiva del processo di scheggiatura e’ affidata all’idea di pianificazione mentale della sequenza. In sostanza, nella scelta della materia prima che diventera’ il mio nucleo, io “vedo” gia’ i prodotti che intendo scheggiare, e metto in opera una serie di gesti volti ad ottenere il risultato sperato. io son persuasa che vedere una serie di punte Levallois in un nucleo o un ciottolo di selce richieda un ‘assoluta capacita’ di astrazione, che va anche piu’ in la’ del concetto da te espresso di X=Y.
    Enza
    PS Amigdale fa davvero vieux jeux, meglio dire bifacciali😉

  2. Ciao Enza, grazie per il commento.

    Allora, in sostanza io credo che quanto tu scriva possa essere inquadrato nell’ottica del post. Cioè, allo scopo di “vedere” una punta Levaillois all’interno di un nucleo, io devo avere una categoria artefattuale che la rappresenti. E al fine di produrre una categoria artefattuale di questo tipo, sono convinto sia necessario esprimere giudizi “same/different”, sia a livello individuale (tutti questi oggetti che ho prodotto fanno parte della STESSA categoria artefattuale), sia al livello sociale, (tutti questi oggetti che ho prodotto sono conformi alle convinzioni del resto della società).
    E ancora, quando vedo un artefatto all’interno di un nucleo, sto confrontando una categoria artefattuale astratta che ho in mente, con la realtà materiale che ho sotto gli occhi. Il processo di realizzazione sta nel compiere una sequenza di azioni che renda l’oggetto il più simile possibile alla categoria mentale che ho rappresentato, ma per fare questo, secondo me, non faccio altro che applicare giudizi “same/different”, mentre confronto la mia idea X con il mio prodotto materiale Y.

    Naturalmente, quanto ho appena detto sulle punte Levallois è solo una possibile interpretazione dei fatti e sono certo che, come da copione in archeo cognitiva, esista una ipotesi che nega la necessità di categorie artefattuali coscienti in questi frangenti, ecc… Ma in fondo il tema del post era esattamente quello: che cosa ci può dire l’analisi del record artefattuale sull’uso di concetti astratti nel produrre la cultura materiale? O, ancora: quanto è necessario possedere concetti astratti per produrre un certo tipo di cultura materiale?

    PS: “Beccato” sulla questione delle amigdale. Sai che c’è, mi suonava estremamente vintage…. Never again.😉

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