Neureplenish!

Uno dei principali derivati della Teoria della Mente-Estesa è che il substrato tecnologico possa di fatto scaricare il peso di alcune funzioni cognitive complesse, riducendone di conseguenza la difficoltà e rendendo così immediatamente accessibili operazioni che senza supporto tecnologico risulterebbero eufemisticamente complicate. Moltiplicazioni a più cifre vengono ridotte  ad una semplice pressione di tasti su una calcolatrice, enormi “blocchi” di memoria vengono conservati nel substrato cartaceo dei libri o virtuale della rete… con il risultato che il nostro cervello sembrerebbe sempre meno sollecitato, poichè in grado di scaricare il proprio peso cognitivo nell’enorme hard disk che chiamiamo realtà materiale. Interessante a questo proposito l’esperimento di Maguire (2003), in cui si dimostra che il volume di materia grigia dell’ippocampo dei taxisti londinesi è superiore rispetto a quello dei comuni individui e proporzionale agli anni di carriera trascorsi nel taxi. In sostanza, secondo Malafouris (2010), l’esperimento potrebbe suggerire che il download delle memorie inerenti alla mappa topografica della città nei moderni sistemi GPS, potrebbe di fatto liberare spazio neurale all’interno dell’ippocampo, spostando il carico dal cervello all’oggetto-navigatore. Se ora si estende l’idea di Malafouris ad ogni fenomeno di download neurale possibile, sembrerebbe che l’avanzamento tecnologico porti ad un collaterale svuotamento del cervello, rasentando una prospettiva che ricalca quella descritta dal film “Idiocracy“, nel quale un’ipotetica umanità del futuro ha sviluppato tecnologie così avanzate da ridurre qualunque sforzo cognitivo al minimo, schiacciando il QI medio a livelli infimi.

Tuttavia, una prospettiva apocalittica di questo tipo non mi ha mai convinto seriamente e oltretutto mi è sempre parsa contrastare con le idee sviluppate dagli archeologi cognitivi e più volte discusse in questo blog. Se infatti nuove sfide ambientali avrebbero condotto in passato alla necessità di sviluppare nuove tecnologie litiche, richiedendo l’avvento di funzioni cognitive più avanzate, non è chiaro perchè il processo dovrebbe invertirsi all’aumentare della complessità tecnologica degli artefatti realizzati dagli esseri umani. Il punto della questione, che scongiurerebbe l’ipotesi Idiocracy, è nuovamente nel concetto di interfaccia: per far funzionare correttamente i nostri contemporanei artefatti potrebbero essere necessarie nuove e più complesse funzioni di interfaccia tra realtà e cervello, sicchè le reti neurali ora libere verrebbero riciclate a questo scopo e le interfacce cervello/realtà continuamente sostituite o assemblate in nuove combinazioni più complesse, al crescere del livello tecnologico di fondo (Cfr. Dehaene, 2005; Malafouris, 2010 – Hypothesis of “Neuronal recycling”). Risultato di tutto ciò potrebbe essere una mente differente dalle varianti meno estese del passato, ma capace di confrontarsi probabilmente in maniera più efficace con le sfide del mondo a venire. Ma per testare questa ipotesi credo non si possa fare altro che continuare a studiare gli effetti della acquisizione di interfacce sulle funzioni cognitive di soggetti sperimentali.

D Garofoli

~ di D Garofoli su settembre 20, 2010.

2 Risposte to “Neureplenish!”

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