Creazioni della mente

Creations of the Mind – Theories of Artifacts and their Representations è un testo che offre notevoli spunti di approfondimento per chiunque sia interessato al problema dell’interfaccia cervello-artefatto e più in generale alle applicazioni della teoria della mente estesa. In sintesi, questo libro rappresenta una raccolta di saggi raggruppati in quattro differenti blocchi, che mirano nell’insieme a definire una “teoria degli artefatti”, affrontando il tema da differenti angolazioni e tracciando così un quadro completo delle problematiche associate al rapporto tra esseri umani e realtà materiale che essi producono. Nella sezione introduttiva del testo, identificata come Metafisica, vengono affrontati i problemi inerenti l’ontologia degli artefatti, definendo così le basi logiche che consentono di distinguere gli artefatti dagli enti naturali, discutendo la connotazione sociale degli stessi e la differenza metafisica che sussiste tra le produzioni che presentano o meno un carattere artistico. A partire dagli strumenti logici forniti dal primo blocco filosofico, si sviluppano le due seguenti sezioni, rispettivamente incentrate sulla rappresentazione di categorie mentali “artefattuali” (con alcuni riferimenti ai substrati neurali atti alla loro produzione) e sullo sviluppo delle stesse categorie durante l’ontogenesi cognitiva nei bambini. Chiude il libro una analisi evoluzionistica suddivisa in due saggi, il primo basato su un approccio comparativo nell’uso degli attrezzi da parte dei primati, il secondo incentrato diversamente su una analisi archeocognitiva, che risulta tuttavia esente da un necessario aggiornamento delle teorie proposte, alla luce dei nuovi progressi multidisciplinari ottenuti in questo campo (dai modelli teorici di Wynn e Coolidge sulla Memoria di Lavoro Avanzata, alle evidenze paleoneurologiche messe in luce da Emiliano Bruner, ai dati neuropsicologici ottenuti mediante metodologie di immagine). Risulta tuttavia significativo il fatto che questo capitolo, quello forse più direttamente legato alle tematiche di questo blog, sia collocato proprio per ultimo all’interno della trattazione, quasi ad indicare che esso possa rappresentare una possibile sintesi delle conoscenze esposte nei precedenti capitoli del testo. D’altro canto, le pagine bianche poste in conclusione sembrano suggerire che molto sia ancora da scrivere, proprio a partire da quel capitolo di archeologia cognitiva, ancora troppo lontano da un approccio neuroantropologico integrato. Non possiamo che rimboccarci le maniche, dunque.

D Garofoli

~ di D Garofoli su giugno 21, 2010.

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