Neuroview: Ralph Holloway

Esperienza vuol dire aver visto molte cose cambiare, e molte altre non cambiare mai. Lo scopo di brevi “neuroview” vuole essere quello di avere commenti e riflessioni puntuali su argomenti rilevanti per lo sviluppo delle tematiche neuroantropologiche attuali, da parte di chi esperienza ne ha da vendere. Ralph Holloway inizia ad occuparsi di evoluzione cerebrale all’inizio degli anni ’60, con una tesi in Antropologia all’Università di Berkley dal titolo “Some quantitative relations of the primate brain”. Dalla fine della stessa decade ad oggi è stato ed è professore di Antropologia alla Columbia University, New York. Di fatto, è padre e pioniere degli studi paleoneurologici sugli ominidi.

Come definiresti il vero ruolo della paleoneurologia?

Considero la paleoneurologia come lo studio delle relazioni tra dimensioni, dettagli delle circonvoluzioni, asimmetrie, e schemi morfometrici dell’encefalo nel tempo, interpretati attraverso i calchi endocranici. La neurogenomica potrebbe aggiungere altre fonti di evidenza diretta sull’evoluzione del cervello. Nota che parlo genericamente di evoluzione del cervello, in quanto la paleoneurologia non è necessariamente solo componente di studio dell’evoluzione umana, ma è rilevante nello studio di qualsiasi gruppo zoologico che possegga un encefalo, dagli oritteropi alle zebre.

Quale è stato il principale risultato in paleoneurologia degli ultimi cinquant’anni?

Beh, nonostante la mia battaglia con Dean Falk, direi l’aumento del numero di persone che si interessano di paleoneurologia,  la volontà di applicare nuovi metodi (in particolare la morfometria come fai tu), la ricostruzione di calchi endocranici virtuali per esemplari troppo fragili per essere calcati usando materiali di lattice o di silicone, e l’aver capito che nello studio del cervello – soprattutto nei Primati – molto più che la sua dimensione è rilevante la sua organizzazione. Il concetto di “riorganizzazione” è stato accettato da chi lavora nelle neuroscience comparative, come James Rilling, Doug Broadfield, Katerina Semedeferi, Chet Sherwood, Tom Schoenemann, Patrick Hof, o i ricercatori del Max Planck, solo per citarne alcuni.

E quale è stata la sorpresa meno prevedibile in mezzo secolo di scoperte paleontologiche?

Credo ancora che la posizione del solco lunato sia un tema tremendamente importante, perché la sua posizione ci parla di questioni associate alla riorganizzazione dei lobi cerebrali. Quindi penso che le idee di Raymond Dart su Taung e le osservazioni di Falk e le mie, nonostante i disaccordi, rappresentino risultati importanti. Secondo me il ritrovamento di Stw 505 dimostra che Australopithecus africanus aveva un solco lunato posizionato posteriormente. A parte questo, il ritrovamento dei crani di Dmanisi, l’aumento del record fossile per Neandertaliani e Homo erectus, i nuovi Australopithecus/Homo (i.e., sediba, gautengensis), forse “Ardi”, e persino il dannato hobbit LB1, Homo floresiensis, erano basicamente imprevedibili.  I nuovi ritrovamenti in Etiopia, come Daka, e altri in preparazione che mostrano una enorme variabilità dei primi umani sono altre “sorprese”.

Quale credi possa essere il campione fossile o l’esemplare più rilevante per le future indagini paleoneurologiche, tra quelli che non sono stati ancora studiati approfonditamente?

Chiaramente, l’evoluzione di tutto il genere Homo! Includendo i Neandertaliani che devono ancora essere scansionati tomograficamente, sebbene dubito che le persone saranno capaci di condividere queste scansioni. Aggiungerei il calco endocranico di LB1, perché le scansioni tomografiche sono state analizzate solo da una persona, cioè Falk, nonostante i miei molteplici tentativi di eseguire uno studio indipendente su quei dati digitali (trovo realmente che questa sia una terribile situazione di mancanza di scrupoli scientifici).

E quali saranno i “punti caldi” in paleoneurologia?

Tutti quelli citati sopra! E a parte questo forse un giorno o l’altro ci saranno un paio di paleoneurogenetisti là fuori!

Un finale classico: consigli per paleoneuro-pivelli?

Connolly dovrebbe essere la vostra bibbia. E tutti gli articoli di Len Radinsky, i libri di Tobias, e il nostro Volume 3 del 2004 nella serie di Tattersall e Schwartz! Bisogna capire che gli studi comparativi non sono strettamente evoluzionistici. Nessuno degli altri Primati che studiamo è ancestrale alla nostra specie, ma sono tutti rami terminali delle loro specifiche traiettorie evoluzionistiche. Usate i dati con saggezza! E con attenzione!

E Bruner & R Holloway

Letture consigliate:

Holloway R 2008. The Human Brain Evolving: A Personal Retrospective. Ann Rev Anthropol 37; 1-19.

~ di Emiliano Bruner su giugno 7, 2010.

2 Risposte to “Neuroview: Ralph Holloway”

  1. […] palese ed eclatante sia nei secondi uno sviluppo maggiore delle aree parietali. Cinquanta anni dopo Ralph Holloway conferma questa ipotesi con dati metrici. Quasi trenta anni più avanti Emiliano Bruner ottiene […]

  2. […] Bloomington, Indiana University, con motivo specifico di celebrazione: un omaggio alla carriera di Ralph Holloway, e agli studi paleoneurologici. Quattro anni dopo lo Stone Age Institute pubblica “The Human […]

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