NeuroApple?

Ho deciso recentemente di acquistare l’iPad, il nuovo tablet lanciato da Apple sul mercato italiano lo scorso 28 maggio, spinto dalla ormai sempre più instabile pila di paper che da qualche anno a questa parte continuava a crescere sulla mia scrivania e che ora, grazie alla prodigiosa applicazione iAnnotate PDFs è stata prontamente collocata in cantina, sostituita dai pochi millimetri di spessore del dispositivo di Steve Jobs. Ma il dato più sorprendente, in tutto questo, è che tra le centinaia di inutili applicazioni che sovraccaricano gli store virtuali di Apple, alcune case di realizzazione hanno pensato bene di cominciare a sviluppare servizi utili per chi si occupa di scienza, aprendo così nuove prospettive sia in termini didattici che più strettamente professionali, legate all’uso di questo nuovo foglio virtuale. Ad esempio, uno dei problemi universalmente riconosciuti dagli studenti che si avvicinano alla neuroanatomia risiede nella difficoltà di visualizzare aree e distretti cerebrali i cui confini sono delineati spesso da linee immaginarie e costruzioni teoriche. L’applicazione gratuita Brain 3D, al contrario, consente letteralmente di manipolare strutture cerebrali tridimensionali, ridimensionarle e ruotarle, visualizzare distretti e sub-distretti e, con un semplice tocco dell’indice, aprire per ogni struttura una rapida finestra di dialogo nella quale compaiono in sequenza: storia, descrizione anatomica, descrizione funzionale, neuropsicologia clinica e addirittura una serie di referenze che inviano agli articoli principali su PubMed. Al crescere della complessità e naturalmente del costo dell’applicazione, il dettaglio neuroanatomico diventa progressivamente più fine, come accade in The Nervous System 3D della 3D4Medical, dove la finestra di analisi si stringe su aree cerebrali non propriamente mainstream. Quella che dovrebbe essere la cosiddetta “killer app” in materia presenta un costo notevole, ma un livello di analisi che credo arrivi persino alle popolazioni neuronali, sebbene ci sia da dire che l’assenza del 3D renda il tutto non molto differente da un ordinario volume di neuroanatomia. Inoltre, per quanto riguarda applicazioni più professionali, ResolutionMD e Osirix per iPad possono essere utilizzate per visualizzare e gestire immagini tridimensionali biomediche, anche se non ho chiaro in questo caso se i due programmi consentano addirittura l’accesso a banche dati di immagini, o se queste ultime debbano essere caricate dagli stessi addetti ai lavori sul proprio iPad.

Insomma, gli utilizzi sembrano essere notevoli, specialmente se si considera che il dispositivo ha un peso trascurabile e può connettersi ad Internet mediante Wi-Fi o 3G. E chissà che non vedremo presto sulla rete qualche video illustrativo in cui si mostra la manipolazione di resti fossili, calchi endocranici o cervelli virtuali di ominidi estinti su iPad.

D Garofoli

~ di D Garofoli su giugno 2, 2010.

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