Pal(a)eoneurologia

La Paleoneurologia è lo studio dell’evoluzione cerebrale a partire dalle evidenze fossili”. Questa è l’unica linea disponibile su Wikipedia alla voce “Paleoneurology”. E’ chiaro che sia il termine “paleo” che il termine “neuro” permettono una flessibilità quasi incondizionata al momento di definire i limiti d’uso terminologico. Essendo l’oggetto di studio “il cervello”, troviamo una circolarità preoccupante tra soggetto studiante e oggetto studiato, che può portare ad autodefinizioni indecifrabili! Tra percezione e cognizione, tutto è “neuro”. Per il “paleo” i problemi sono minori ma analoghi, potendo questo prefisso applicarsi con un po’ di disinvoltura  a qualsiasi studio che abbia relazione con la nostra storia evolutiva. Il peggio forse viene quando si considera che entrambi i termini sono bocconi succulenti per la svendita mediatica, attraendo la curiosità sia di intellettuali accademici in cerca di attenzioni che dei commentatori della domenica!

Le tecniche digitali hanno rivoluzionato la paleoneurologia, rendendo disponibili fossili e anatomie prima escluse dall’indagine morfologica e morfometrica. E questo viene registrato dagli indici di pubblicazione.

Pubmed conta solo 18 pubblicazioni con il termine “paleoneurology”. Nessuna con la variazione un pó snob “palaeoneurology”. Di queste il 41% (7) riguardano studi su ominidi fossili. Con Science Direct la situazione è piú variabile, arrivando a elencare 93 pubblicazioni associate a “paleoneurology” e 8 con la raffinata variante latinizzante. Totale, 101 referenze bibliografiche. Di queste il 55% riguardano il genere umano, 12% i primati in generale, e 34% gli altri taxa zoologici (soprattutto uccelli e dinosauri). Comunque solo il 39% di queste pubblicazioni riguardano studi paleontologici, mentre il 61% utilizzano il termine in un contesto analitico che non ha direttamente a che vedere con la paleontología (studi neontologici su cognizione, fisiologia, genetica, anatomia, o digressioni sull’evoluzione della mente …). Il 15% poi non sono articoli scientifici ma capitoli di libri. Se consideriamo i lavori che si riferiscono all’evoluzione umana e specificatamente ai fossili, la percentuale è del 21% (solo cioè 20 articoli). I dati sono disponibili dagli anni sessanta, e il grafico presenta il numero di pubblicazioni per decade per i due motori di ricerca bibliografica, e il valore per quinquennio riferito a Science Direct.

Da un lato è evidente l’incremento di pubblicazioni successive al 2000. Se questo è chiaramente anche associato all’aumento di informazione in generale (e alla sua reperibilità), e anche però interpretabile  con ogni probabilità alla luce dell’introduzione delle tecniche digitali. Allo stesso tempo bisogna anche ammettere che nonostante l’incremento la quantità di pubblicazioni su questi temi rimane evidentemente contenuta, se confrontata con altri campi classicamente più gettonati. La “vera” paleoneurologia degli ominidi conta su un parco letterario localizzabile attraverso il motore di ricerca di … 20 articoli in 50 anni! Ora, è chiaro che se da un lato si utilizza spesso magari un po’ alla leggera il termine “paleoneurologia” in contesti neontologici, in molti altri casi di reale studio anatomico di calchi endocranici fossili di ominidi il termine non è stato utilizzato, sfuggendo a questa ricerca volutamente molto semplice. Bisogna anche ricordare che questi motori di ricerca sono veramente molto efficienti, ma lontani dall’essere esaustivi. Ma a livello “relativo” la scarsità di articoli e l’eterogeneità dei risultati non sono troppo confortanti …

Interessante anche notare che negli ultimi tempi oltre alla fioritura di articoli c’è stata una peculiare fioritura di “paleoneurologi”! Il termine si trova a volte in articoli (anche nel titolo o nelle parole chiave) dove di neuro c’è davvero poco, magari giustificando il tutto con la presenza di una traccia venosa in un angoletto di un reperto paleontologico. O anche, visitando pagine web e curricula di antropologi più o meno riconosciuti, si scoprono fenomeni di auto-investitura come “paleoneurologi” in funzione dell’aver studiato genericamente l’anatomia del cranio umano, o il cervello di un macaco. Purtroppo spesso gli antropologi continuano ad avere un atteggiamento simile a quello di Snoopy, che si svegliava una mattina e decideva di essere aviatore …

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su maggio 25, 2010.

Una Risposta to “Pal(a)eoneurologia”

  1. Approfitto per riportare la pubblicazione di questa breve review sul tema, disponibile sul sito di Antrocom:

    Evoluzione e Paleoneurologia
    E. Bruner
    Antrocom 2010, 6/1

    http://www.antrocom.net/upload/sub/antrocom/060110/11-Antrocom.pdf

    L’articolo è una sintesi di informazioni sia teoriche che metodologiche sugli studi attuali dell’evoluzione neurocraniale, utile come supporto bibliografico per una rapida rassegna nelle tematiche della craniologia funzionale e della paleoneurologia.

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