Cognigrams

Uno degli aspetti più controversi della psicologia evoluzionistica, che ha portato nel corso del tempo alcuni teorici ad esprimere dubbi epistemologici sulla validità dell’intero approccio di indagine, risulta essere una generale difficoltà nel definire con precisione l’oggetto di analisi scientifica. Sull’essenza del comportamento, così come su quella della società, infatti, sembra possibile dire tutto ed il suo contrario, a partire dalla sua reificazione, fino alla totale negazione dello stesso. Quando poi l’approccio metodologico più diffuso è basato su una analisi qualitativa generica e fondata per lo più su impressioni condivise, allora il problema si complica esponenzialmente e l’idea che una disciplina scientifica possa avere credibilità a partire da queste premesse si riduce notevolmente.

Una soluzione interessante in proposito potrebbe essere fornita dalla metodologia dei cognigrammi. Per cognigramma si intende la riduzione di una procedura comportamentale specifica, che si verifica in una determinata specie animale, ad uno schema complesso, in cui gli obiettivi finali del comportamento vengono definiti a partire da una serie di obiettivi intermedi, subproblemi, strumenti, sistemi di reperimento ed uso dei mezzi di realizzazione, ecc… Il tutto integrato in una rete di interazione tra i diversi “moduli” costitutivi, in modo tale da riprodurre una “matrice” di simboli che definisca il comportamento in esame. Da questa semplice e riduttiva descrizione, i cognigrammi potrebbero dunque suonare come un approccio eccessivamente riduzionista, presentare echi di comportamentismo, o ancora non implicare necessariamente alcun legame con la cognizione (è possibile tracciare uno schema comportamentale anche in una vespa muratrice che costruisce il nido, ma ciò non significa che vi sia alcuna elaborazione cognitiva dietro questa operazione). Eppure, come mostrato da Miriam Haidle (2009, 2010), i cognigrammi appaiono come uno strumento di analisi comportamentale efficace, che consente di ovviare al problema dell’astrattezza metodologica che affligge la psicologia evoluzionistica. A partire da un confronto diretto delle matrici di analisi, infatti, con un po’ di esperienza, è possibile individuare le differenze nelle reti di interazione che caratterizzano i comportamenti in analisi, ottenendo così un sistema di confronto universale ben diverso da un generico confronto qualitativo. Inutile dire che i cognigrammi, date le loro radici che affondano evidentemente nel metodo delle chaines operatoires, si rivelano di particolare interesse quando i comportamenti da comparare sono quelli delle specie e delle culture umane archaiche, rappresentando così uno strumento di analisi importante anche in archeologia cognitiva (Miriam Haidle, 2010).

-D Garofoli

~ di D Garofoli su maggio 21, 2010.

3 Risposte to “Cognigrams”

  1. Buongiorno, ho scoperto da poco il suo blog e lo trovo molto interessante. Mi piacerebbe sapere se esiste qualche pubblicazione sulla costruzione dei cognigramma. Grazie

  2. Salve, oltre al lavoro citato nel post, segnalo i seguenti paper:

    Lombard, M. & Haidle, M.N. (2012): Thinking a bow-and-arrow: cognitive implications of Middle Stone Age bow and stone-tipped arrow technology. Cambridge Archaeological Journal 22/2, 237-264.

    Haidle, M.N. (2009): How to think a simple spear? In de Beaune, Sophie A., Frederick L. Coolidge & Thomas Wynn (eds.), Cognitive archaeology and human evolution. New York: Cam-bridge University Press, 57-73.

  3. Grazie!!

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