A Pà

Mente estesa nelle cose. E le cose si estendono nella mente. Attraverso l’occhio e attraverso la mano gli oggetti diventano interfaccia tra neuroni e conoscenza. La cultura genera gli oggetti, e gli oggetti influiscono sull’evoluzione della cultura. Poi gli oggetti restano, spesso per un periodo più lungo della cultura che li ha generati. E fanno da memoria, ma anche da catalizzatore, e da reservoir di emozioni. E non solo restano, ma restano in apparente silenzio. Mentre la cultura parlata e quella scritta plasmano palesemente le generazioni, la cultura degli oggetti agisce costantemente e incessantemente senza farsi troppo notare. L’oggetto non è solo una memoria passiva, ricordo, ma è una memoria pulsante, che continua ad essere interfaccia di una mente che cerca connessioni e attivazioni neuronali tramite retina e falangi. Pier Paolo Pasolini dedica i primi quattro capitoli delle Lettere Luterane al “linguaggio pedagogico delle cose”. E’ un linguaggio che cambia, che muta, che trasforma generazioni, e che è insensibile allo sforzo dell’educatore perché trasversale, subliminale, storico, e parallelo al linguaggio della cultura convenzionale. L’interfaccia la percepisce il neuroscienziato, ma la descrive meglio il poeta, perché oltre al tentare di capire il fenomeno, lo vive:

… se cioè quegli oggetti e quelle cose sono contenenti dentro cui è raccolto un universo che io posso estrarre da essi e osservare, nel tempo stesso, quegli oggetti e quelle cose sono anche qualcos’altro che un contenente. Sono, appunto, dei segni linguistici.

L’educazione data a un ragazzo dagli oggetti, dalle cose, dalla realtà fisica – in altre parole dai fenomeni materiali della sua condizione sociale – rende quel ragazzo corporeamente quello che è e quello che sarà per tutta la vita.

Io potrò cercar di scalfire, o almeno mettere in dubbio, ciò che ti insegnano genitori, maestri, televisioni, giornali, e soprattutto ragazzi tuoi coetanei. Ma sono assolutamente impotente contro ciò che ti hanno insegnato e ti insegnano le cose. Il loro linguaggio è inarticolato e assolutamente rigido: dunque inarticolato e rigido è lo spirito del tuo apprendimento e delle opinioni non verbali che in te attraverso quell’apprendimento, si sono formate.

(Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane; Einaudi, Torino, 1976)

Tutto passa, il resto va …

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su aprile 29, 2010.

2 Risposte to “A Pà”

  1. Vero, assolutamente vero. Non sono neuroscienziata, ma una persona che come tutte ha una sua esperienza e un suo vissuto, e una mamma: ecco perchè lascio che i miei bimbi il più possibile stiano a contatto con la natura, giochino con la terra, si rotolino nell’erba, tocchino insetti, accarezzino cani, odorino fiori… perchè educare alla libertà e alla bellezza passa per le emozioni e le sensazioni che fin da piccoli si imparano ad apprezzare e che si avrà voglia di perseguire per il resto della vita.

  2. Eh gia’. L’oggetto come proiezione della mente, come prosecuzione della societa’che lo ha prodotto, come unico relitto di un remoto passato….che faticosamente cerchiamo di decodificare, di cui tentiamo di ristabilire i nessi. Un semplice oggetto, una scheggia, un raschiatoio, una punta, che erano parte di un tutto articolato e complesso e che si trovano decine di migliaia di anni dopo sul nostro tavolo. Un lavoraccio. Forse anche presuntuoso, ma sempre molto gratificante.

    Grazie Emiliano per averci ricordato il grande PPP.

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