Stile libero

Sempre nel contesto della negazione delle differenze possiamo anche buttare nella zuppa i molti (troppi) tentativi di dare “umanità” alle scimmie antropomorfe. Sembra proprio che ci sia il bisogno di dimostrare “che sono come noi” per poter rivalutare le loro caratteristiche biologiche e soprattutto per garantire loro il rispetto che meritano. Ovvero, invece di accettare la differenza e presentarla come valore, la nego. Se vuoi rispetto, devi essere “come me”. Altrimenti nulla. E’ incredibile come questa posizione, apparentemente protezionista e in aria di “volemose bene”, è invece mostruosamente intollerante. Ma tra archeologie scimmiesche e tombole molecolari, ogni tanto una piccola osservazione aiuta davvero a fornire un quadro più completo di una realtà cognitiva e comportamentale (quella delle scimmie antropomorfe) che probabilmente conosciamo molto poco, anche in virtú delle forzature “umanizzanti” a cui continuamente sottoponiamo le nostre interpretazioni. Anne Russon ci racconta sul Journal of Comparative Psychology dell’interazione di un gruppo di oranghi con l’acqua. In genere il rapporto tra grandi scimmie e acqua si è sempre ipotizzato come relativamente conflittivo. E’ chiaro che ci mancano ancora molte osservazioni. Gli oranghi si spostano in acqua, giocano, pescano, e se serve organizzano ponti. Attenzione! Questo non vuol dire … che sono come noi. Ma che noi siamo come loro. E il rapporto con l’acqua (con tutto quello che puó rappresentare a livello ecologico e culturale) si trasforma forse in carattere plesiomorfo condiviso in milioni di anni di evoluzione delle grandi scimmie, o chissá parallelismo evolutivo spontaneo e di non difficile organizzazione.

La notizia viene riportata sul blog di John Hawks.
Le immagini (bellissime …) sono disponibili sul New Scientist.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su marzo 26, 2010.

Una Risposta to “Stile libero”

  1. Condivido molto quello che dici, in particolare la prima parte delle tue osservazioni (per la seconda sono scarse le mie competenze comparative e quindi non mi soffermo), infatti mi sembra che “la negazione delle differenze” sia determinante, come pure il fatto che dobbiamo pensare che sono come noi per poterle difendere. Ma, non vorrei deviare troppo dal post primatologico-comparato, mi viene da osservare “come mai non riconosciamo ancora gli altri esseri umani “essere come noi”?
    Ci siamo sempre chiesti di fronte ai nuovi e sconosciuti “avatar na’vi” se erano o non erano umani come noi, ma poi abbiamo preferito non capirlo per continuare a fare furti, profitti ed assassinii.
    Sono sempre molto turbato, ancora e continuamente mi chiedo come mai la genetica, che ci ha dimostrato che siamo tutti uguali e tutti diversi (vedi CNVRs = Copy Number Variation Regions) non è riuscita a determinare la fine delle violenze razziste? Che qualcuno riesca a dare una risposta. E’ perché la nostra identità risiede ancora nelle differenze territoriali, nazionali, politiche e religiose? Non so. C’e un un sito sconvolgente: http://withoutsanctuary.org/main.html
    che mostra come sono riusciti a fare dai linciaggi in strada di uomini di colore negli USA delle postcards da mandare agli amici.
    I primati, come noi o non come noi, salviamoli tutti, che tanto non ci rubano niente, ma salviamo soprattutto gli esseri umani. A Rosarno ne hanno violentata una comunità intera per la raccolta delle arance. Se non si vergognano è perché la vergogna è un sentimento umano e quindi non ne hanno la possibilità.

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