L’aforisma di Nagel

Nel 1974, Thomas Nagel si domandò, in un suo celebre libro, “Com’è essere un pipistrello?”. Questa battuta, che in un certo modo ricordava il wittgensteiniano “Se un leone potesse parlare noi non lo capiremmo”, mirava a sottolineare che la realtà concepita dalle specie che ci circondano potrebbe non avere nulla a che vedere con quella che noi uomini moderni abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Un monito per coloro che mirano a fare psicologia comparata sotto l’egida dell’antropomorfismo, dunque, ma anche un modo per ricordare che in questo ramo del sapere non tutto deve necessariamente raggiungere la quadratura del cerchio. Eh già, perchè se tutto quadrasse, alla fine non tornerebbe comunque qualcosa, per il semplice motivo che la psicologia di un pipistrello andrebbe ad essere definita a puntino in termini di categorie umane, un evento alquanto curioso per un pipistrello. E se a questo livello la situazione risulta essere complicata, il problema si estende quando il confronto si pone tra due specie diverse del genere Homo.

Se prendiamo i Neanderthal, ad esempio, la tentazione dell’archeologo cognitivo è quella di dover trovare necessariamente in questa specie un parametro che giustifichi un impoverimento globale della realtà mentale, rispetto a quella dei moderni. In parole povere, spesso si tende a considerare la realtà psicologica dei Neanderthal a colpi di sottrazione, senza riflettere sugli aspetti “ontologici” di essa. Ma chi ci dice che le cose stiano davvero così, e che un cervello neandertaliano, con la sua differenza morfologica, produca una realtà qualitativamente simile a quella umana? Steven Mithen nel 1996 si pose per primo il problema ed elaborò una proposta modulare (ad oggi messa in discussione, per la verità) secondo cui un neandertaliano poteva avere una intelligenza sociale molto complessa e contemporaneamente una intelligenza tecnica molto scarsa. Se ci sforziamo di immedesimarci in un Neanderthal sicuramente potremmo trovare molti aspetti che non ci spieghiamo, dunque. E’ difficile infatti comprendere come un neandertaliano possa evolvere rapporti sociali complessi e nel contempo mantenere una cultura materiale relativamente costante nel tempo. Ed ecco che a questo punto torna la domanda iniziale: Com’è essere un Neanderthal?

– D Garofoli

~ di D Garofoli su gennaio 19, 2010.

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