Tensioni

2009_07_tensioniL’unione fa (newtonianamente parlando) la forza. E quando non la fa direttamente, la puó comunque direzionare, convogliare, orientare. La morfogenesi cerebrale vede un palloncino gonfiarsi dentro una scatola cranica, che abbastanza passivamente si conforma ai cambiamenti di taglia. Le variazioni di forma possono essere in parte ascritte a “tensori cerebrali” (i principali sono la falce del cervello e il tentorio del cervelletto), che orientano la pressione di crescita in determinate direzioni preferenziali. E se questo vale per il macro, comincia ad avere senso anche per il micro. Un neurone si perde nella spinta della pressione endocranica, ma migliaia di neuroni orientati in direzioni comuni la dominano, la incanalano, generando una struttura architettonica dove le tensioni si disperdono seguendo un sistema di ingegneria neurale fatto di corde e di pulegge. A quel punto l’anatomia del dettaglio diventa importante, e un cambio nella densitá o nella struttura del singolo elemento si trasforma in cambio macroanatomico. Composizioni di membrana e densità citoplasmatiche potrebbero di fatto rappresentare una origine biomeccanica di variazioni morfologiche che siamo abituati troppo spesso a interpretare solo in termini di funzioni cognitive. Il neurone non solo come unità di informazione, ma anche come unità strutturale. E come al solito, il confine evoluzionistico tra cause e conseguenze si scopre essere una linearizzazione insufficiente, e poco interessante.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su luglio 20, 2009.

5 Risposte to “Tensioni”

  1. Comunque tempo fa mi sono imbattuto in un paper che descrive il folding cerebrale secondo un modello NON-tensiometrico, alternativo rispetto a quello di Van Essen. Non ricordo l’autore, dovrò cercarlo nei miei archivi. In compenso mi ricordo che era assolutamente allucinante.
    Appena ho un attimo di tempo lo segnalo.

  2. Beh, chiaramente non credo si possa associare tutta la morfologia cerebrale di dettaglio alla dinamiche delle tensioni (tanto a livello cellulare quanto tissutale). E’ abbastanza saggio in questo caso parlare di “influenza”, per descrivere una relazione che da un lato ha una certa importanza nel determinare il processo, dall’altro lavora su dinamiche che attualmente ignoriamo. Il punto è che questo tipo di ipotesi, ad oggi molto complete e decisamente attraenti, ancora non fanno breccia nel quotidiano, tanto della divulgazione quanto dell’accademia. Queste interpretazioni strutturali, oltre a fornire nuove informazioni e nuovi livelli di analisi, sono soprattutto importanti perchè propongono nuove prospettive, chiavi di interpretazione della variazione molto differenti, una percezione dei processi chiaramente sistemistica. L’importanza nello studio della morfogenesi è tutta da indagare, ma l’importanza concettuale e epistemologica è già palese.

  3. Chiaramente nel momento che l’organizzazione neurale si fa allo stesso tempo carico di funzioni fisiologiche e strutturali i due ruoli si devono fortemente integrare e coordinare.

    Ho appena trovato questo lavoro che credo possa rendere l’idea dei livelli di “comunicazione” con una visione abbastanza completa:

    Hagmann P, Cammoun L, Gigandet X, Meuli R, Honey CJ, et al. (2008) Mapping the Structural Core of Human Cerebral Cortex. PLoS Biol 6(7): e159. doi:10.1371/journal.pbio.0060159

    http://www.plosbiology.org/article/info:doi/10.1371/journal.pbio.0060159

  4. Per rimanere in tema di “approcci sistemistici”, sono sempre più convinto che da qualche tempo a questa parte il riduzionismo stia progressivamente perdendo colpi. Ricordo che tempo fa un collega mi disse in una conversazione: “tu perdi troppo tempo a parlare di olismo e riduzionismo, alla fine tutta la scienza è fondata sul riduzionismo ed è un dato di fatto ormai accertato da anni”.

    Purtroppo c’è molta partigianeria negli ambienti accademici ed il risultato è che la biologia dei sistemi viene spesso semplicemente ignorata.

    Mi leggerò il paper. Grazie!

  5. […] forse più palesi per strutture rigide come le componenti ossee, sappiamo che le attenzioni per le tensioni neuronali sono ad oggi meritate. Se la geometria e le sue caratteristiche “tensintegrate” si […]

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