Connettività culturale e (dis)integrazione accademica

redbrick011E’ probabile che l’aumento dei flussi di informazione e i crescenti vincoli economici associati alla società globalizzata stiano sottoponendo le istituzioni accademiche a una fase di estrema sperimentazione culturale e amministrativa. Da un lato le discipline neuroscientifiche sono sempre più dipendenti dai loro risultati applicativi, dovendo sacrificare spesso gli aspetti teorici e la ricerca di base. Dall’altro le istituzioni antropologiche sono in seria difficoltà, dovendo accorparsi ai dipartimenti medici o a quelli umanistici per raggiungere combinazioni economiche sostenibili, almeno in termini di numero di studenti. La situazione inglese è come sempre rappresentativa, nei suoi eccessi e nei suoi difetti, nei successi come nelle difficoltà. Due casi indicativi li troviamo nel giro delle università di Liverpool, ovvero nelle prossimità coronariche del sistema culturale britannico fondato sul circolo dei “mattoni rossi”. Alla University of Liverpool il laboratorio di archeologia preistorica lavora su evoluzione del linguaggio e asimmetrie funzionali. Gli archeologi si trovano accorpati agli egittologi nell’edificio di zoologia (!), oppure ospitati nel dipartimento di arte classica al di fuori del campus. Dall’altra parte della città, alla John Moores University, c’è il Centro di Antropologia Evoluzionistica, dove si sviluppano con successo prospettive sul comportamento animale e informazioni paleontologiche. In questo caso, il Centro fa parte di una recente fusione dipartimentale tra …  Scienze Naturali e Psicologia! Ovviamente tutto questo potrebbe (e di fatto può) far preludere ad una serie di integrazioni mirabili tra discipline differenti. Peccato che le necessità che hanno generato queste situazioni in molte istituzioni accademiche internazionali nascano in genere da contesti amministrativi ed economici fondati sul mero calcolo pecuniario o architettonico della condivisione burocratica. Se a questo aggiungiamo una serie di debolezze dei contesti culturali attuali, il rischio di oscillazioni preoccupanti tra “multidisciplinarietà e indisciplinarietà” diventa pericolosamente palese.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su marzo 1, 2009.

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