The Rise of Neuroanthropology

2009_02_coolidgeE’ già disponibile online il nuovo libro di F. Coolidge e T. Wynn: The Rise of Homo sapiens: The Evolution of Modern Thinking (Wiley-Blackwell). Considerati i trascorsi dei due, manco a dirlo questo testo è un vero esempio di interazione tra antropologia e neuroscienze. Nella loro migliore tradizione, le loro competenze neuropsichiatriche e archeologiche vengono integrate dai fossili, dalla genetica, e da una buona dose di apertura mentale. In un momento dove la paura delle differenze sta tentando anche di omogenizzare le prospettive culturali (le discipline umanistiche diventano tutte “scienze”, gettando ai rovi il senso utile delle parole, il valore della diversità, e il potere della complementarità conoscitiva), questo libro sottolinea chiaramente l’alternativa: le informazioni scientifiche e quelle storiche, partendo da presupposti differenti e lavorando con strumenti differenti, integrano il loro risultato in una interpretazione utile e (soprattutto) sensata. Il risultato è a mio avviso eccellente, soprattuto quando confrontato con le tante versioni narrative e favolistiche che caratterizzano il panorama bibliografico associato a questi temi, sia nell’ambito divulgativo che specialistico.

Fred Coolidge (neuropsichiatra personale di Adolf Hitler e grande esecutore di Jimi Hendrix) e Tom Wynn (un archeologo sicuramente poco incline all’ortodossia aggressiva degli standard accademici) stanno dando un ottimo esempio. Con tutte le incertezze che questi approcci pionieristici possono portarsi dietro, credo sia proprio il caso di continuare a confrontarsi in questa direzione.

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su febbraio 19, 2009.

4 Risposte to “The Rise of Neuroanthropology”

  1. Ciao Emiliano,

    ho letto il paper su Hitler. Sarebbe interessante per un quotidiano, ho visto che non è uscito nulla in Italia. Ne parla solo il Guardian.

    Se ho capito bene… Coolidge avrebbe elaborato un metodo per attribuire una diagnosi psichiatrica postuma? Ho letto in giro che ha fatto una cosa simile su sua nonna.

    Ma non è un po’ bizzarro come studio? Tra l’altro il fatto che sul sito-docenti abbia messo la foto con la band non aiuta molto a farlo apparire come uno scienziato. Vabbé che siamo in America, però…

    Comunque, non mi intendo di psicometria né di test neuroscientifici. Quindi ti chiedo se effettivamente l’approccio di Coolidge ha una base razionale.

  2. Neanche io conosco bene questa materia, spero capiti qualcuno di passaggio che ci possa raccontare qualche informazione utile. Da un lato ti posso dire che Coolidge ha alcune linee di ricerca prettamente metodologiche sulle applicazioni statistiche in neuropsicologia, credo stia per pubblicare (o abbia già pubblicato) un libro a riguardo. Non sono statistiche troppo convenzionali, non ho idea di quali siano i principi su cui si basano. Per quanto mi riguarda, credo che un approccio del genere sia interessante dal punto di vista teorico: ti aiuta a farti domande, a metterti davanti alla necessità di ordinare le informazioni. Questo in genere porta a un percorso conoscitivo e all’individuazione dei punti focali, facendoti passare per una applicazione (il caso studio storico) che ti mette a confronto con limiti e vincoli effettivi. Detto questo, non credo che il “profilo psicologico” di Hitler possa in termini diretti offrire informazioni utili alla Storia, è una analisi a posteriori, dove uno strumento sviluppato per rilevare patologie (quindi già strutturato per uno scopo) viene utilizzato con dati pregressi della nostra cultura (quindi già impostati con informazioni abbondantemente digerite). Ma ripeto che questa è una mia riflessione personale, e riconoscendo la mia estraneità a questo tipo di studi invito eventuali lettori più ferrati a commentare con maggior diritto queste tema.

    Per quanto riguarda invece il “profilo di Coolidge”, a circa sessant’anni suona nei locali rock di Colorado Springs, insegna neuropsicologia e statistica, scrive bei libri e una certa quantità di articoli interessanti, pratica sport estremi, organizza congressi internazionali, e ogni tanto si tinge la barba di blu. Includendo lo studio neuropsichiatrico di sua nonna e di Adolf Hitler, credo che non gli dispiaccia essere definito “bizzarro”, e non credo che invece ci tenga troppo a essere definito “scienziato”! Per esperienza personale (ma a quanto pare spesso condivisa) l’attuale condizione di dotto assorto e riflessivo, che con voce suadente e gesto plateale traccia i confini del reale e della conoscenza, può nascondere troppo spesso un salottaro da opinionismo a basso costo. Que viva la chitarra di Coolidge, apparentemente associata a una qualità di vita interessante, e soprattutto molto poco annoiata!

  3. […] Il punto è che la questione sembra essere assolutamente accettata senza troppe polemiche (cfr. The Rise of Homo sapiens, Wynn & Coolidge), il che significa che Damasio potrebbe essere chiamato, ironia […]

  4. […] oltre l’intrattenimento da guarnizione giornalistica. Torna l’approccio archeo-psichiatrico di Tom Wynn e Fred Coolidge, con un titolo da manuale di campo: “How to think like a Neandertal” (Oxford University Press). […]

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