Neuroincertezze …

2008_02_neuroimagingE’ appena uscito un lavoro che mette in serio dubbio la relazione tra attività metabolica (ossigeno, sangue) e attività neuronale (Sirotin & Das, Nature 457, 2009). Se le ipotesi verranno confermate, a parte le implicazioni interessanti per la biologia del cervello si introdurranno legittimi dubbi sui risultati di decenni di risonanza magnetica funzionale, e altre tecniche che davano per scontato quella relazione. Allo stesso tempo sta per uscire una review che sottolinea l’assenza di evidenze volumetriche per le asimmetrie cerebrali nell’area di Broca (Keller et al., Brain & Language 2009, in press). Anche in questo caso, qualora questo dato venisse confermato dobbiamo ammettere di aver contato su luoghi comuni per centocinquant’anni. Che la società, stordita culturalmente dal giornalismo scientifico da salotto, pensi che il fine della scienza sia scoprire verità nascoste e indissolubili, questo lo sappiamo. Ma situazioni come queste sono utili a ricordare il valore dinamico del processo conoscitivo eventualmente anche a quei ricercatori che, magari lontano dal laboratorio o al contrario isolaticisi dentro, se lo siano dimenticato! Le verità lasciamole ai politici e alle religioni. La scienza non scopre, ma interpreta.

Newton non ci mostrò la causa della caduta della mela,
ma ci mostrò una similitudine
tra la mela e le stelle

(D’Arcy Wentworth Thompson; Crescita e Forma, 1942)

E Bruner

~ di Emiliano Bruner su febbraio 11, 2009.

8 Risposte to “Neuroincertezze …”

  1. Ho letto il paper di Sirotin e Das, grazie a Emiliano.

    Adesso ho un quadro più chiaro… perché mi pareva d’aver capito tutt’altro: la notizia in Italia è stata declinata così:

    http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=2026&sendid=457

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1122&ID_sezione=243&sezione=

    Possibile???

    Marco

  2. @Marco,

    Grazie davvero per le segnalazioni riportate: mi hai regalato un momento di ilarità.
    Temo che la relazione di Das e Sirotin, come accennato da Emiliano nel post, ahimè, non ci consenta di infilare la moglie nella macchina per la risonanza magnetica sgamando le sue future intenzioni cornificatrici ai danni del marito. A quanto ho visto io il paper mette semplicemente in discussione l’associazione tra l’indice emodinamico che si registra in fMRI e la reale attività neurale sottesa ad un compito di qualche tipo, sostenendo in sostanza che esistono dei meccanismi di incremento dell’indice BOLD dovuti a questioni arteriose e non prettamente neurali che inficiano la validità della registrazione.
    Questi meccanismi possono essere legati al pompaggio di sangue nelle aree cerebrali implicate, dovuto all’aspettazione del compito. Quindi se una scimmia è al buio e attende la presentazione di uno stimolo luminoso, nelle aree visive primarie potrebbe darsi che avvenga un incremento del pompaggio di sangue indipendente dalla attività neurale reale e dovuto all’aspettativa che la scimmia si crea.

    Che cosa c’entri in tutto ciò la lettura della mente lo sanno soltanto loro.

  3. In realtà il dato di “previsione” è una componente abbastanza importante dell’articolo. Sempre se confermato, vorrebbe dire che il sistema metabolico cerebrale è in qualche modo addestrato a rispondere come “sistema informato”: su base “statistica”, probabilistica. Questo ovviamente ha un interesse incredibile per la neurobiologia. Certo, da qui a presentare la lettura del pensiero ce ne vuole … Ma si sa, si deve svagare il lettore, senza annoiarlo, e possibilmente senza sforzarsi.

    Tornando ahimè alla citata divulgazione da salotto, purtroppo frequente, voglio far notare come queste leggerezze professionali da un lato degradano la cultura del lettore con informazioni assurde, dall’altro distolgono l’attenzione (e soprattutto l’interesse) dalle componenti reali del dibattito. Due facce della stessa medaglia, ma una peggio dell’altra …

  4. Ma infatti pensavo che, giornalisticamente, la notizia interessante fosse il dubbio sulle tecniche di imaging… perché è un periodo in cui si parla molto di cosa possano dirci o meno sulla coscienza: vd Englaro.

    Per quello mi sono scattate le antenne. Non conoscevo lo studio. Poi ho fatto un giro su internet e ho visto che i giornali avevano già scritto di quel paper… ma non mi aspettavo in quella chiave.

  5. Purtroppo devi fare i conti con il fatto che una notizia sulla possibile inattendibilità delle tecniche di imaging fa colpo prevalentemente sugli addetti ai lavori e su chi conosce il funzionamento della fMRI, ma non sulla massa cui è destinato un articolo de La Stampa. La lettura della mente rende comunque di più, cioè, per dirla alla Biscardi, fa “sgup”.

    Su internet c’è un blog che si occupa appositamente di sconfessare gli organismi giornalisticamente modificati:

    http://progettogalileo.wordpress.com/

    Sulla questione Englaro-Coscienza-Imaging, terreno fecondo per interpretazioni neurologiche ardite da parte dei media, se ti interessa ti invito a spostare la discussione al post sulla neurologia della coscienza qui sopra, che tratta proprio questo argomento.

    Ciao!

  6. Credo che ci sia anche qualcosa in più. Un paio di volte, parlando con giornalisti di periodici, mi è stato detto che in area di divulgazione non si poteva dare l’idea di una scienza instabile, che può contraddire se stessa. Il giornalista aveva secondo loro il compito di dare un’idea della scienza rassicurante, certa, infallibile. Ovviamente non l’ho presa bene. Anche qui il problema è duplice. Da un lato si diffonde un’idea scollata dalla realtà, e questo non va mai troppo bene. Dall’altro si spuntano le armi della ricerca, apparentemente volendola “aiutare”. Si tiene infatti nascosto come fosse una vergogna lo strumento più potente della scienza, che è il confronto dialettico, e la capacità di autoverifica costante. Si espone inoltre la ricerca a facili bersagli populisti, quando questa venga poi beccata a dover tornare su alcune sue ipotesi, o addirittura su alcuni suoi risultati. Serve sicuramente un tipo di divulgazione alternativa a queste prospettive da saldo stagionale, e fortunatamente le proposte ci sono, magari diluite nel fracasso massmediatico, ma ci sono …

  7. Già, l’immagine pubblica della scienza è fuorviante, perché desidera corrispondere a certe aspettative. Ingnora che la scienza stessa, dopotutto, fonda le sue certezze sul dubbio.

  8. […] neuroincertezze. FreeSurfer è uno dei software più utilizzati nello studio di immagini cerebrali, per analizzare […]

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