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	<title>Commenti per Nucleo di ricerca evoluzione cerebrale e paleoneurologia</title>
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		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Masque</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-494</link>
		<dc:creator><![CDATA[Masque]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2013 10:56:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sempre a tema, potrebbe interessarti anche questo: https://some1elsenotme.wordpress.com/2013/05/05/i-significati-non-esistono/]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre a tema, potrebbe interessarti anche questo: <a href="https://some1elsenotme.wordpress.com/2013/05/05/i-significati-non-esistono/" rel="nofollow">https://some1elsenotme.wordpress.com/2013/05/05/i-significati-non-esistono/</a></p>
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		<title>Commenti su In-co-scienza di David</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/04/in-co-scienza/#comment-493</link>
		<dc:creator><![CDATA[David]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 14:23:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Suggerisco questa ulteriore lettura:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/vuoi-essere-ricercatore-di-successo-fatti-tanti-amici-su-facebook/580650/]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Suggerisco questa ulteriore lettura:<br />
<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/vuoi-essere-ricercatore-di-successo-fatti-tanti-amici-su-facebook/580650/" rel="nofollow">http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/vuoi-essere-ricercatore-di-successo-fatti-tanti-amici-su-facebook/580650/</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Masque</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-492</link>
		<dc:creator><![CDATA[Masque]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 15:17:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-492</guid>
		<description><![CDATA[Dopo che ne avevamo gia&#039; parlato in occasione di un altro tuo articolo, speravo che ad un certo punto il libro di Noe trattasse questo argomento, ma purtroppo non parla esplicitamente di memoria ne&#039; di rappresentazioni...
Quella che ho scritto e&#039; un&#039;idea che mi sono fatto cercando di dedurla da cio&#039; che scrive piu&#039; esplicitamente riguardo ad altri argomenti. Ad esempio, quando parla della visione, o dei dispositivi di sostituzione sensoriale (come l&#039;apparecchio di Bach-y-Rita). Ho cercato di usare, con la memoria, lo stesso approccio che gli ho visto usare altrove.

Sul resto, mi prendi alla sprovvista, perche&#039; non sapevo di una distinzione fra embodiment classico e radicale. Credevo che fosse sempre radicale... Quindi, non so proprio dov&#039;e&#039; Noe.
Una cosa che ho notato, a sostegno di quello che dici, e&#039; che nella lettura, il linguaggio faceva talvolta immaginare che una qualche sorta di rappresentazione fosse data per scontata. Non quanto per il significato di cio&#039; che veniva scritto, quando per il modo in cui era espresso. Avevo comunque accantonato questa impressione pensando che potesse essere perche&#039; la teoria che sostiene e&#039; abbastanza controintuitiva ed e&#039; difficile da esprimere con un linguaggio che si e&#039; sviluppato in una cultura che da per scontato cio&#039; che questa teoria mette in discussione. (Oppure a causa della traduzione).

Comunque, stavo pensando di cercare di contattare la mia ex insegnante di filosofia della mente, che era stata la prima persona da cui avevo, ormai quasi otto anni fa, sentito parlare di enattivismo, per chiederle cosa ne pensa.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo che ne avevamo gia&#8217; parlato in occasione di un altro tuo articolo, speravo che ad un certo punto il libro di Noe trattasse questo argomento, ma purtroppo non parla esplicitamente di memoria ne&#8217; di rappresentazioni&#8230;<br />
Quella che ho scritto e&#8217; un&#8217;idea che mi sono fatto cercando di dedurla da cio&#8217; che scrive piu&#8217; esplicitamente riguardo ad altri argomenti. Ad esempio, quando parla della visione, o dei dispositivi di sostituzione sensoriale (come l&#8217;apparecchio di Bach-y-Rita). Ho cercato di usare, con la memoria, lo stesso approccio che gli ho visto usare altrove.</p>
<p>Sul resto, mi prendi alla sprovvista, perche&#8217; non sapevo di una distinzione fra embodiment classico e radicale. Credevo che fosse sempre radicale&#8230; Quindi, non so proprio dov&#8217;e&#8217; Noe.<br />
Una cosa che ho notato, a sostegno di quello che dici, e&#8217; che nella lettura, il linguaggio faceva talvolta immaginare che una qualche sorta di rappresentazione fosse data per scontata. Non quanto per il significato di cio&#8217; che veniva scritto, quando per il modo in cui era espresso. Avevo comunque accantonato questa impressione pensando che potesse essere perche&#8217; la teoria che sostiene e&#8217; abbastanza controintuitiva ed e&#8217; difficile da esprimere con un linguaggio che si e&#8217; sviluppato in una cultura che da per scontato cio&#8217; che questa teoria mette in discussione. (Oppure a causa della traduzione).</p>
<p>Comunque, stavo pensando di cercare di contattare la mia ex insegnante di filosofia della mente, che era stata la prima persona da cui avevo, ormai quasi otto anni fa, sentito parlare di enattivismo, per chiederle cosa ne pensa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di D Garofoli</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-491</link>
		<dc:creator><![CDATA[D Garofoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 14:45:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-491</guid>
		<description><![CDATA[Sul tuo commento delle 8.49:

L´idea di memoria che tu prendi in considerazione, a mio modo di vedere, é la chiave d´accesso della REC alla zona grigia (quindi good job!). Potresti indicare il capitolo del libro dove Noe (o chi per lui) descrive queste forme di memoria come non-rappresentazionali per favore? Resta sempre da capire ad esempio che cosa significhi ragionare con memorie che in realtá non sono rappresentazioni mentali.

Note sull´enattivismo: dopo la lettura del suddetto libro ho capito varie cose molto importanti. Primo, solo REC é una tesi realmente anti-rappresentazionalista. Le altre forme di enattivismo sembrerebbero a prima vista concedere sempre qualcosa al cosiddetto embodiment classico (CEC). Paradossalmente, sembrerebbe che persino l´approccio di Alva Noe in qualche modo non elimini le rappresentazioni (se vuoi ti dico il perché con piú calma). Ecco perché il libro si chiama Radicalizing enactivism. 
Secondo, quando tu parli di mente estesa implicita nell´enattivismo, in realtá stai alludendo ad un´idea stile-CEC. Questo perché CEC e REC sono modelli antagonisti. CEC implica l´esistenza di rappresentazioni ibride, minime, concetti e memorie che sono simulazioni sensorimotorie, ecc... REC nega l´esistenza di rappresentazioni in menti basilari. Questo secondo me implica che con CEC hai sempre dei substrati rappresentazionali, sebbene diversi da quelli della CIC, su cui lavorare quando devi spiegare il ragionamento, ad esempio. (Ps: scusa per gli acronimi vari).

Su (c): ci devo ragionare. Ora come ora sul rapporto tra reti neurali e rappresentazioni non ti posso dire nulla di preciso. Un mio amico professore di scienze cognitive sostiene che i modelli connessionisti sono ottimi per compiti cognitivi semplici, ma hanno problemi quando devono lavorare con cose di livello elevato. Inoltre avevo letto da qualche parte che in effetti la struttura della rete stessa dopo il training potrebbe contare da rappresentazione. Questo peró mi fa pensare che allora anche la posizione dei bracci nel governatore di Watt dovrebbe contare come rappresentazione dello stato del sistema (valvola chiusa o aperta). Solo che questo tipo di rappresentazione non ha alcun ruolo causale, nel senso che non é questa informazione (stato dei bracci) ad essere passata ad un esecutore che agisce sulla base di essa per regolare l´azione. L´informazione sembra cioé correlare semplicemente con lo stato del sistema e non esserne parte causale.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sul tuo commento delle 8.49:</p>
<p>L´idea di memoria che tu prendi in considerazione, a mio modo di vedere, é la chiave d´accesso della REC alla zona grigia (quindi good job!). Potresti indicare il capitolo del libro dove Noe (o chi per lui) descrive queste forme di memoria come non-rappresentazionali per favore? Resta sempre da capire ad esempio che cosa significhi ragionare con memorie che in realtá non sono rappresentazioni mentali.</p>
<p>Note sull´enattivismo: dopo la lettura del suddetto libro ho capito varie cose molto importanti. Primo, solo REC é una tesi realmente anti-rappresentazionalista. Le altre forme di enattivismo sembrerebbero a prima vista concedere sempre qualcosa al cosiddetto embodiment classico (CEC). Paradossalmente, sembrerebbe che persino l´approccio di Alva Noe in qualche modo non elimini le rappresentazioni (se vuoi ti dico il perché con piú calma). Ecco perché il libro si chiama Radicalizing enactivism.<br />
Secondo, quando tu parli di mente estesa implicita nell´enattivismo, in realtá stai alludendo ad un´idea stile-CEC. Questo perché CEC e REC sono modelli antagonisti. CEC implica l´esistenza di rappresentazioni ibride, minime, concetti e memorie che sono simulazioni sensorimotorie, ecc&#8230; REC nega l´esistenza di rappresentazioni in menti basilari. Questo secondo me implica che con CEC hai sempre dei substrati rappresentazionali, sebbene diversi da quelli della CIC, su cui lavorare quando devi spiegare il ragionamento, ad esempio. (Ps: scusa per gli acronimi vari).</p>
<p>Su (c): ci devo ragionare. Ora come ora sul rapporto tra reti neurali e rappresentazioni non ti posso dire nulla di preciso. Un mio amico professore di scienze cognitive sostiene che i modelli connessionisti sono ottimi per compiti cognitivi semplici, ma hanno problemi quando devono lavorare con cose di livello elevato. Inoltre avevo letto da qualche parte che in effetti la struttura della rete stessa dopo il training potrebbe contare da rappresentazione. Questo peró mi fa pensare che allora anche la posizione dei bracci nel governatore di Watt dovrebbe contare come rappresentazione dello stato del sistema (valvola chiusa o aperta). Solo che questo tipo di rappresentazione non ha alcun ruolo causale, nel senso che non é questa informazione (stato dei bracci) ad essere passata ad un esecutore che agisce sulla base di essa per regolare l´azione. L´informazione sembra cioé correlare semplicemente con lo stato del sistema e non esserne parte causale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Masque</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-490</link>
		<dc:creator><![CDATA[Masque]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 08:55:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-490</guid>
		<description><![CDATA[a) e&#039; la stessa cosa che pensavo mentre lo stavo scrivendo. infatti mi aspettavo che venisse notato.

b) nemmeno io ho trovato ancora delle spiegazioni esplicite riguardo a questo. il massimo dell&#039;esplicito che sono riuscito a trovare, sono quei pezzi di Alva Noe che ho postato. ho pensato che fosse perche&#039; la non necessita&#039; delle rappresentazioni e&#039; una conseguenza implicita dell&#039;enattivismo (anzi, probabilmente dei sistemi complessi in se&#039;) e che quindi viene data per scontata.
con questi commenti, sto cercando di capire quale potrebbe essere questo passaggio implicito.

c) il problema mi sembra simile a quello del bambino che impara un linguaggio partendo da zero. sto pensando ad un&#039;altra analogia. in una rete neurale io fornisco il feedback necessario per far ottenere il risultato desiderato. alcuni collegamenti vengono rinforzati, aumenta il loro &quot;peso&quot;, ad altri accade il contrario. il risultato, dopo varie iterazioni, e&#039; che la rete mi restituisce il risultato che desidero. poniamo il caso di una rete che dovrebbe riconoscere il carattere &#039;A&#039;: potremmo pensare che al suo interno si e&#039; formata una rappresentazione del carattere &#039;A&#039;, ma sappiamo che non e&#039; cosi&#039;, anche se ci viene intuitivo pensarlo (in modo simile a quello che avevo scritto sulla vista).
questo e&#039; un caso semplice, ma lo stesso ragionamento lo si potrebbe portare anche su problemi piu&#039; complessi.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a) e&#8217; la stessa cosa che pensavo mentre lo stavo scrivendo. infatti mi aspettavo che venisse notato.</p>
<p>b) nemmeno io ho trovato ancora delle spiegazioni esplicite riguardo a questo. il massimo dell&#8217;esplicito che sono riuscito a trovare, sono quei pezzi di Alva Noe che ho postato. ho pensato che fosse perche&#8217; la non necessita&#8217; delle rappresentazioni e&#8217; una conseguenza implicita dell&#8217;enattivismo (anzi, probabilmente dei sistemi complessi in se&#8217;) e che quindi viene data per scontata.<br />
con questi commenti, sto cercando di capire quale potrebbe essere questo passaggio implicito.</p>
<p>c) il problema mi sembra simile a quello del bambino che impara un linguaggio partendo da zero. sto pensando ad un&#8217;altra analogia. in una rete neurale io fornisco il feedback necessario per far ottenere il risultato desiderato. alcuni collegamenti vengono rinforzati, aumenta il loro &#8220;peso&#8221;, ad altri accade il contrario. il risultato, dopo varie iterazioni, e&#8217; che la rete mi restituisce il risultato che desidero. poniamo il caso di una rete che dovrebbe riconoscere il carattere &#8216;A&#8217;: potremmo pensare che al suo interno si e&#8217; formata una rappresentazione del carattere &#8216;A&#8217;, ma sappiamo che non e&#8217; cosi&#8217;, anche se ci viene intuitivo pensarlo (in modo simile a quello che avevo scritto sulla vista).<br />
questo e&#8217; un caso semplice, ma lo stesso ragionamento lo si potrebbe portare anche su problemi piu&#8217; complessi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di D Garofoli</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-489</link>
		<dc:creator><![CDATA[D Garofoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 07:35:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-489</guid>
		<description><![CDATA[Rispondo ora al tuo primo commento.

a) Trasformazione in abitudini: Un CIC-er pignolo potrebbe sottolineare che l´uso che tu fai della parola &quot;trasformazione&quot; giá é sintomo dell´instabilitá della REC. L´esperienza e l´interazione a lungo termine con una pratica potrebbero infatti servire semplicemente a rimpiazzare pratiche che inizialmente sono apprese e gestite mediante l´uso di rappresentazioni mentali. Quindi in questo senso il sistema dinamico é secondario all´uso di rappresentazioni e diventa solo un sistema che insorge quando é necessario fare economia cognitiva. 

b) Zona grigia: occhio che io non sto dicendo che la zona grigia richiede necessariamente rappresentazioni, ma che REC dovrebbe convincermi del contrario. Ad oggi purtroppo il problema resta solo accennato dai RECers, mentre io credo sia realmente l´aspetto piú cruciale.

c) Esempio di problema della zona grigia da chiarire: Uno scimpanzé riesce ad apprendere abbastanza facilmente una regola di identitá, cioé capisce che la scelta di due oggetti identici o diversi gli consente di ottenere una ricompensa a prescindere dalle speficiche caratteristiche fisiche dell´oggetto. Quindi lo scimpanzé impara a ragionare in termini di X=X. Dopo di che lo scimpanzé riesce anche ad acquisire la regola che AA é analogo a BB, ma non a CD. Ora il punto é il seguente: che cosa significa in termini di REC il fatto che lo scimpanzé impari a giudicare le relazioni tra relazioni? Cioé, fondamentalmente, che cos´é la relazione UGUALE in un essere senza linguaggio che dovrebbe avere una mente base? CIC lo potrebbe spiegare tranquillamente dicendo che é la regola di estrazione di invarianti che viene rappresentata nella mente dell´antropomorfa.

Dopo ti rispondo sul resto.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo ora al tuo primo commento.</p>
<p>a) Trasformazione in abitudini: Un CIC-er pignolo potrebbe sottolineare che l´uso che tu fai della parola &#8220;trasformazione&#8221; giá é sintomo dell´instabilitá della REC. L´esperienza e l´interazione a lungo termine con una pratica potrebbero infatti servire semplicemente a rimpiazzare pratiche che inizialmente sono apprese e gestite mediante l´uso di rappresentazioni mentali. Quindi in questo senso il sistema dinamico é secondario all´uso di rappresentazioni e diventa solo un sistema che insorge quando é necessario fare economia cognitiva. </p>
<p>b) Zona grigia: occhio che io non sto dicendo che la zona grigia richiede necessariamente rappresentazioni, ma che REC dovrebbe convincermi del contrario. Ad oggi purtroppo il problema resta solo accennato dai RECers, mentre io credo sia realmente l´aspetto piú cruciale.</p>
<p>c) Esempio di problema della zona grigia da chiarire: Uno scimpanzé riesce ad apprendere abbastanza facilmente una regola di identitá, cioé capisce che la scelta di due oggetti identici o diversi gli consente di ottenere una ricompensa a prescindere dalle speficiche caratteristiche fisiche dell´oggetto. Quindi lo scimpanzé impara a ragionare in termini di X=X. Dopo di che lo scimpanzé riesce anche ad acquisire la regola che AA é analogo a BB, ma non a CD. Ora il punto é il seguente: che cosa significa in termini di REC il fatto che lo scimpanzé impari a giudicare le relazioni tra relazioni? Cioé, fondamentalmente, che cos´é la relazione UGUALE in un essere senza linguaggio che dovrebbe avere una mente base? CIC lo potrebbe spiegare tranquillamente dicendo che é la regola di estrazione di invarianti che viene rappresentata nella mente dell´antropomorfa.</p>
<p>Dopo ti rispondo sul resto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Masque</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-488</link>
		<dc:creator><![CDATA[Masque]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 06:49:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-488</guid>
		<description><![CDATA[Aggiungo un&#039;altra cosa. Per l&#039;enattivismo, l&#039;animale non e&#039; mai isolato dal mondo, ma vi e&#039; costantemente calato, ed il mondo e&#039; a sua disposizione in ogni momento. Riprodurre un pezzo di mondo al proprio interno diventerebbe necessario se fossimo a contatto col mondo solo discretamente.
Anche la memoria non riproduce pezzi di mondo, ma l&#039;elaborato del mondo che e&#039; passato attraverso la percezione. Quando la utilizziamo, interagiamo con l&#039;elaborato, non con la riproduzione di un pezzo di mondo. In questo senso, cio&#039; che abbiamo non e&#039; una vera a propria rappresentazione.
Inoltre, cio&#039; che rende &quot;speciale&quot; la memoria non e&#039; il fatto che sia interna, ma l&#039;essere sempre a disposizione. Da questo punto di vista, avere la memoria sempre a disposizione e&#039; speciale come avere due mani sempre collegate al proprio corpo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo un&#8217;altra cosa. Per l&#8217;enattivismo, l&#8217;animale non e&#8217; mai isolato dal mondo, ma vi e&#8217; costantemente calato, ed il mondo e&#8217; a sua disposizione in ogni momento. Riprodurre un pezzo di mondo al proprio interno diventerebbe necessario se fossimo a contatto col mondo solo discretamente.<br />
Anche la memoria non riproduce pezzi di mondo, ma l&#8217;elaborato del mondo che e&#8217; passato attraverso la percezione. Quando la utilizziamo, interagiamo con l&#8217;elaborato, non con la riproduzione di un pezzo di mondo. In questo senso, cio&#8217; che abbiamo non e&#8217; una vera a propria rappresentazione.<br />
Inoltre, cio&#8217; che rende &#8220;speciale&#8221; la memoria non e&#8217; il fatto che sia interna, ma l&#8217;essere sempre a disposizione. Da questo punto di vista, avere la memoria sempre a disposizione e&#8217; speciale come avere due mani sempre collegate al proprio corpo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Masque</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-487</link>
		<dc:creator><![CDATA[Masque]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2013 19:25:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-487</guid>
		<description><![CDATA[Ci ho riflettuto un po&#039; (mentre passavo la giornata trascrivendo testi :D).

Si potrebbe provare a difendere l&#039;ipotesi radicale equiparando il ragionamento ad altre forme di adattamento ed interazione  con l&#039;ambiente. Cosa rende &quot;speciale&quot; il ragionamento rispetto al sedimentarsi di azioni abitudinarie? Se la penso dal punto di vista funzionalistico, potrei dire che molte pratiche che consideriamo risultato di ragionamento, possono trasformarsi in abitudini per poi venir svolte con la stessa efficacia (anzi, spesso maggiore) di prima. Parlare una lingua, guidare un veicolo, fare un qualsiasi gioco di abilita&#039;, dagli scacchi ad un videogioco d&#039;azione.
Ma mi e&#039; necessario fare una rappresentazione mentale di cio&#039; che avviene all&#039;interno dell&#039;automobile quando cambio marcia, per poter imparare a fa re la manovra corretta? Se un animale imparasse a fare le stesse azioni, dovrei dedurre che anch&#039;esso ha delle rappresentazioni mentali, oppure che le rappresentazioni mentali non sono necessarie?
Il bambino che sta imparando a parlare, non ha alcuna istruzione precedente. Impara per imitazione (grazie al funzionamento &quot;a specchio&quot; di alcuni neuroni, che legano &quot;l&#039;osservazione&quot; all&#039;azione) e, con la continua interazione le prove e l&#039;esperienza, riesce a produrre un linguaggio che soddisfi abbastanza bene le regole grammaticali, senza che nessuno gliele abbia insegnate esplicitamente. Tu supponi che quello che accade in questo processo, la zona grigia, debba comprendere comunque qualche forma di rappresentazione mentale. Sarebbe interessante riuscire ad avere delle dimostrazioni che tutto cio&#039; e&#039; possibile anche senza rappresentazioni, nonostante ci sembri davvero cosi&#039; intuitivamente che esse ci siano. Ma d&#039;altronde quando guardiamo degli oggetti, un paesaggio o altro, ci sembra come se quello che viene catturato dai nostri occhi venga proiettato all&#039;interno del cervello, come se fosse la tela di un cinema, anche se sappiamo che in realta&#039; non funziona cosi&#039;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ci ho riflettuto un po&#8217; (mentre passavo la giornata trascrivendo testi <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> ).</p>
<p>Si potrebbe provare a difendere l&#8217;ipotesi radicale equiparando il ragionamento ad altre forme di adattamento ed interazione  con l&#8217;ambiente. Cosa rende &#8220;speciale&#8221; il ragionamento rispetto al sedimentarsi di azioni abitudinarie? Se la penso dal punto di vista funzionalistico, potrei dire che molte pratiche che consideriamo risultato di ragionamento, possono trasformarsi in abitudini per poi venir svolte con la stessa efficacia (anzi, spesso maggiore) di prima. Parlare una lingua, guidare un veicolo, fare un qualsiasi gioco di abilita&#8217;, dagli scacchi ad un videogioco d&#8217;azione.<br />
Ma mi e&#8217; necessario fare una rappresentazione mentale di cio&#8217; che avviene all&#8217;interno dell&#8217;automobile quando cambio marcia, per poter imparare a fa re la manovra corretta? Se un animale imparasse a fare le stesse azioni, dovrei dedurre che anch&#8217;esso ha delle rappresentazioni mentali, oppure che le rappresentazioni mentali non sono necessarie?<br />
Il bambino che sta imparando a parlare, non ha alcuna istruzione precedente. Impara per imitazione (grazie al funzionamento &#8220;a specchio&#8221; di alcuni neuroni, che legano &#8220;l&#8217;osservazione&#8221; all&#8217;azione) e, con la continua interazione le prove e l&#8217;esperienza, riesce a produrre un linguaggio che soddisfi abbastanza bene le regole grammaticali, senza che nessuno gliele abbia insegnate esplicitamente. Tu supponi che quello che accade in questo processo, la zona grigia, debba comprendere comunque qualche forma di rappresentazione mentale. Sarebbe interessante riuscire ad avere delle dimostrazioni che tutto cio&#8217; e&#8217; possibile anche senza rappresentazioni, nonostante ci sembri davvero cosi&#8217; intuitivamente che esse ci siano. Ma d&#8217;altronde quando guardiamo degli oggetti, un paesaggio o altro, ci sembra come se quello che viene catturato dai nostri occhi venga proiettato all&#8217;interno del cervello, come se fosse la tela di un cinema, anche se sappiamo che in realta&#8217; non funziona cosi&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Esplorazioni &#8211; Alva Noë &#124; Il neurone proteso</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-486</link>
		<dc:creator><![CDATA[Esplorazioni &#8211; Alva Noë &#124; Il neurone proteso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2013 18:37:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://neuroantropologia.wordpress.com/?p=2523#comment-486</guid>
		<description><![CDATA[[...] Questo articolo ed il precedente si inseriscono nel discorso iniziato sul post Menti senza contenuto del blog Neuro@antropologia. [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Questo articolo ed il precedente si inseriscono nel discorso iniziato sul post Menti senza contenuto del blog Neuro@antropologia. [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Menti senza contenuto di Masque</title>
		<link>http://neuroantropologia.wordpress.com/2013/04/30/menti-senza-contenuto/#comment-485</link>
		<dc:creator><![CDATA[Masque]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 15:09:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esatto. Hai scritto meglio di me quello che intendevo dire. Comunque, devo ragionarci (eh!) un po&#039;, specialmente sul PS :)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esatto. Hai scritto meglio di me quello che intendevo dire. Comunque, devo ragionarci (eh!) un po&#8217;, specialmente sul PS <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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