L´idea e non la massa

Il dibattito sulle origini della famigerata “modernitá comportamentale” continua ad essere indubbiamente il tema centrale della archeologia cognitiva. Parte della discussione verte specificamente sul problema di postulare o meno l´esistenza di alterazioni nel network neurale degli uomini moderni, allo scopo di spiegare l´esplosione tecnologica che si osserva nel record artefattuale del Paleolitico superiore in Europa. Il classico contro-argomento della scuola culturale (tesi dell´equivalenza cognitiva) si fonda sulla comparsa graduale di artefatti “moderni” nel Paleolitico Medio africano, evidenza che secondo i sostenitori di questa teoria é sufficiente per rifiutare l´ipotesi della mutazione magica. In aggiunta, alcuni modelli matematici che mettono in relazione l´ampiezza di una popolazione e la sua complessitá tecnologica sembrano dare credito a questa proposta. In particolare, il prototipo di questo modello (Henrich, 2004), sostiene che il livello medio di abilitá in un compito effettuato da un gruppo di individui che imitano un individuo innovatore varia monotonicamente con la ampiezza della popolazione interagente. Cioé: piú individui ci sono in una popolazione e meglio si riesce ad imitare quelli che innovano. Questo perché il livello di abilitá che un imitatore acquisisce dopo aver imitato un altro individuo é uguale al livello del soggetto imitato (cioé: quanto il compito é difficile) meno un bias imitativo (cioé: i problemi che l´imitatore incontra quando si mette ad imitare l´opera in questione), piú un fattore di errore. In qualche modo, il modello sembra assumere che in un gruppo sociale il livello di abilitá di soggetti innovatori correli con l´ampiezza della popolazione. Questo probabilmente implica che la variazione del numero di individui in una popolazione porta con sé anche una variazione nel numero degli “innovatori”, cosí come quella degli imitatori che riescono ad imitare e a propagare l´innovazione. Il risultato é che la complessitá tecnologica é determinata dall´ampiezza della popolazione, cosicché l´assenza di condizioni demografiche giuste potrebbe nascondere la presenza di alcuni artefatti complessi nel record archeologico, senza comunque escludere la presenza di capacitá cognitive sufficienti a realizzarli. Tuttavia, Dwight Read sembra non concordare con il modello appena discusso. In una recente pubblicazione dal titolo emblematico, l´autore sostiene che il modello é affetto da un problema teorico rilevante che ne compromette la validitá. Per l´esattezza, Read argomenta che il modello assume il bias imitativo come costante, cioé implica che all´aumentare della difficoltá del compito da imitare i problemi rimangano sempre uguali per l´imitatore. Come esempio triviale, questo equivale a dire che riprodurre un´opera di Caravaggio o il disegno di un bambino per l´apprendista pittore é lo stesso. Read mostra al contrario che assumendo un bias variabile, dove una maggiore complessitá nell´innovazione provoca maggiori difficoltá nell´imitazione fa scomparire qualunque relazione tra complessitá tecnologica e dimensioni della popolazione (come dimostrato anche dalla applicazione empirica del modello a numerosi casi di studio). É vero infatti che in una popolazione grande ci sono piú innovatori, ma se i compiti proposti sono estremamente difficili é possibile che solo pochi riescano a riprodurre l´innovazione, il che é indistinguibile dalla situazione in cui la popolazione é ridotta. Al contrario, una correlazione sembra esistere tra valutazione del rischio/numero migrazioni e complessitá tecnologica. In altre parole, se quanto sostenuto da Read é valido, l´attenzione sembra nuovamente spostarsi da un livello passivo, dove la tecnologia é epifenomeno dell´incremento demografico, ad una dimensione attiva in cui l´innovazione é prodotta e mantenuta sulla base di un processo creativo fatto di scelte e valori culturali. Inutile dire che in questo secondo caso il rapporto tra cognizione e cultura e la necessitá o meno di potenziamenti cognitivi come base per l´innovazione tornano nuovamente al centro del dibattito.

D Garofoli

Illus: MindStone, by Adam Rex – Wizards of the Coast

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~ di D Garofoli su novembre 15, 2012.

Una Risposta to “L´idea e non la massa”

  1. [...] e si influenzano. Le scienze sociali tentano di quantificare questi processi utilizzando parametri demografici e culturali come le dimensioni delle popolazioni, i tassi di innovazione, le gerarchie generazionali, o la [...]

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